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Anno 8
Numero 37
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
LA
NECROPOLI DELL’ETA’ DEL BRONZO ALL’OLMO DI NOGARA
Tutti i dati ed i risultati dei primi studi
Almalinda
Giacummo
E’
stato finalmente edito il volume completo su una necropoli dell’età del
Bronzo media e recente e che, a detta della Soprintendente reggente per i Beni
Archeologici del Veneto, dott.ssa De Min, “rappresenta un punto di riferimento
scientifico importante per lo studio dell’età del Bronzo nell’Italia
settentrionale”. Quella dell’Olmo di Nogara, scavata e studiata da diversi
anni dal dott. Luciano Salzani, ispettore del nucleo operativo di Verona della
Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto,
è una delle necropoli comprese nell’area tra l’Adige ed il Mincio
che presenta il doppio rito dell’incinerazione e dell’inumazione, con
corredi molto ricchi soprattutto per la presenza di spade e pugnali, elementi
che distinguono
queste necropoli dalle altre presenti nel resto della pianura padana. Si tratta
quindi di un “repertorio consistente ed organico di materiali... e di dati
scientifici con cui confrontare la documentazione archeologica proveniente dai
coevi sepolcreti veronesi... e base di partenza per analisi e conclusioni ancor
più puntuali, sia cronologiche sia socio-culturali.”. Per l’Olmo è stato
effettuato anche un serio ed approfondito confronto con altre presenze coeve,
sia in Veneto sia nel centroeuropa, e ne è stata evidenziata la peculiarità
sia per la presenza del doppio rito e della ricchezza dei corredi nei confronti
del resto della pianura padana, sia per la frequenza ed il tipo di armi
rinvenuto che la rende invece confrontabile con alcune necropoli centroeuropee.
Quindi reti di scambi commerciali e culturali fra Veneto e la zona transalpina.
Ciò che è importante notare subito è come la zona in località Olmo di Nogara
sia sempre stata abitata, dal Neolitico recente testimoniato da pozzetti con
materiali archeologici ad esso ascrivibili, fino all’età medievale. All’età
del rame possono essere ascritti una struttura piuttosto mal conservata ed
interpretata come un tumulo o come un recinto funerario, alcune tombe di
dimensioni estremamente ridotte rispetto a quelle chiaramente databili all’età
del Bronzo, punte di freccia con cuspidi ad alette e peduncolo, una collana di
perle di calcare presente in una tomba femminile, una lama di alabarda con base
a profili convesso e ribattini.
Le fosse delle tombe dell’età del Bronzo si presentavano per lo più scavate
nella sabbia e perfettamente individuabili grazie ad una chiazza di sabbie di
colore rosso-marrone delimitante la fossa stessa: le tombe si presentano le une
piuttosto distanti dalle altre ed erano divise in più nuclei spesso coevi,
forse distinti da legami parentelari. Le tombe a cremazione prevedevano un
pozzetto appena più grande del vaso all’interno del quale erano conservati i
resti delle ossa combuste del defunto, coperti da una semplice ciotola
rovesciata; le tombe ad inumazione, invece, prevedevano una fossa rettangolare o
ovoidale ben più grande del sepolto e a volte la regolarità e verticalità del
taglio ha fatto pensare ad una cassa lignea non conservata. Il corpo poteva
essere stato sepolto anche con un sudario, poiché molti scheletri si
presentavano in posizione supina, con braccia e gambe ben raccolti vicino e
sopra al corpo. Tranne che in un caso non è stato possibile accertare la presenza di segnacoli, è però quasi certo che
le tombe fossero segnalate in superficie, ipotesi avallata dal fatto che non
sono state notate sovrapposizioni. Al limite dell’area sepolcrale dell’età
del Bronzo, è stata inoltre individuata quella che può essere definita come
una via sepolcrale.
Ma l’elemento sicuramente più spettacolare di questo scavo è stato il
rinvenimento di numerosissimi oggetti di corredo, alcuni dei quali perfettamente
conservati: spade, con tracce di impugnature e foderi, pugnali, punte di
freccia, di cui due in bronzo, borchie rinvenute in circoli o semicerchi, forse
decorazioni per scudi in legno o per copricapi in cuoio o pelle, chiodini sempre
in bronzo, e poi vasi con ciotole, scodelle, tazze, orci ed olle, spilloni
bronzei tipici degli abiti femminili della media età del Bronzo con perle
d’ambra come fermapieghe. Ancora fermatrecce, pendagli, aghi crinali, pettini;
pochi invece gli elementi in selce lavorata.
Un volume completo, esaustivo, dalla descrizione puntuale dell’area in oggetto
a tutte le tombe, tutti gli oggetti, poi lo studio paleopatologico, quello degli
acidi nucleici dei denti umani, degli altri resti organici, le note di restauro.
Il volume è stato edito dal Museo Civico di Storia Naturale di Verona in
collaborazione con la Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto ed il
sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e
Ancona: una fruttuosa collaborazione che contribuirà ancora in futuro alla
necessaria pubblicazione di studi scientifici, purtroppo oggi molto difficile.
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