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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Cultura
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PALAZZO
BRASCHI ecco il Museo di Roma
Almalinda
Giacummo
E’
nuovamente godibile da parte del grande pubblico l’ultimo edificio
settecentesco costruito a Roma: Palazzo Braschi torna ad essere il Museo di Roma
e le sue collezioni tornano ad essere patrimonio mondiale. Chiuso dal lontano
1987, salvato dall’implosione che rischiava di cancellarlo per sempre dalla
pianta della città, il Palazzo è stato abbondantemente ma accuratamente
restaurato e reso moderno sia nelle strutture sia nelle infrastrutture
rispettando, però, pienamente quelle che sono le regole della
conservazione ed il gusto estetico di chi, più di due secoli fa, lo progettò e
realizzò. I tempi del Palazzo: i soldi erano del ricco e nepotista Pio VI
Braschi, il proprietario effettivo suo nipote Luigi. L’edificio fu progettato
da Cosimo Morelli ed il via ai lavori fu dato negli anni novanta del settecento,
salvo essere interrotti dall’occupazione francese del 1798. Qualche anno dopo,
all’inizio dell’800, rientrato Luigi dall’esilio i lavori ripresero e
furono completati con la costruzione dello Scalone, vera meraviglia di tecnica e
decorazione, e con la decorazione degli interni, cappella del Valadier compresa.
Nel 1871 gli eredi Braschi vendettero il Palazzo allo Stato Italiano, che ne
fece la sede del Ministero dell’Interno, di alcune istituzioni fasciste e casa
di sfollati nel secondo dopoguerra. Nel 1952 divenne sede del Museo di Roma, pur
diventando effettivamente proprietà del Comune di Roma solo in tempi recenti.
E’ una costruzione imponente, che domina piazza S. Pantaleo, subito dietro
piazza Navona, in stile neorinascimentale all’esterno con alto bugnato alla
base ed agli angoli, fasce marcapiano in travertino, con richiami al classico
all’interno con marmi, stucchi, tempere di temi e motivi antichizzanti.
Ma cosa ospita il Museo di Roma? Innanzitutto è un museo esso stesso,
perché, ad esempio, lo scalone porta in sé diciotto colonne in granito rosso
egiziano provenienti da un portico fatto costruire da Caligola. Poi vi è
allestita la mostra “Il Museo racconta la città”, dove cinque sezioni
conducono per mano il visitatore alla scoperta di angoli, momenti di vita e
personaggi di una Roma nota solo a pochi. La prima sezione rende omaggio a Pio
VI Braschi, al secolo Gian Angelo, membro di un’aristocratica famiglia
decaduta dell’Emilia: uomo capace ma troppo consapevole del proprio aspetto
fisico, amante dello sfarzo e delle cerimonialità, assegnò beni di ogni
tipo a parenti ed amici, spese molti soldi “pontifici” per costruire
numerosi edifici, quali la sagrestia di S. Pietro ed il Museo Pio Clementino,
tentò invano di prosciugare le paludi pontine. Gli fanno da cornice scenica
immagini di papi e cardinali, quadri, disegni ed incisioni del fasto della città
papale. La seconda sezione è dedicata ai luoghi della città, ai suoi
“innumerevoli scorci ispirazione di numerosi artisti”; la terza sezione è
dedicata alla Roma tra seicento ed ottocento, meta di grandi viaggiatori alla
ricerca della storia e del bello. Di questa sezione fanno parte anche molti
abiti dell’epoca. La quarta parte è dominata dalle più famose famiglie che
diedero vita alla Roma dell’epoca: Barberini, Torlonia, Brancaccio,
Giustiniani Bandini, Rospigliosi ispirarono e subirono rivoluzioni sociali e di
costume, economiche ed urbanistiche. per finire con il passaggio dalla Roma
papalina a quello dello Stato italiano, il tutto “vissuto” da personaggi
fotografati e conservati nell’Archivio fotografico comunale. Fra le tele di
David Hamilton, i ritratti di Carlo Maratta e Pompeo Batoni, fra cui proprio
quello di Pio VI, gli abiti d’epoca, sono presenti anche i cartoni per la
costruzione del demolito palazzo Torlonia e, restaurata e ricostruita nelle sue
reali dimensioni dopo l’asportazione dall’omonimo palazzo demolito nel 1902
in occasione della risistemazione di piazza Venezia, l’Alcova Torlonia.
Ci sono ancora lavori da portare a termine, molte opere da esporre, ma molto è
già stato fatto: quando entrai a Palazzo Braschi alla metà degli anni novanta
lo spettacolo era desolante e la scritta Museo di Roma muoveva il sorriso. Oggi
è una bella realtà, luminosa e affascinante con la sua sala egizia, quella
cinese, il grande cortile e le statue in gesso di Pietro Tenerani, le sculture
di Francesco Mochi, il mobilio ligneo delle ricche famiglie, le ceramiche, le
monete, la carrozza Chigi e la portantina Braschi. Un brulichìo di oggetti
pronti per essere ammirati e goduti, sognati e quasi toccati, contemplati
come nel caso del modello della Cappella Rospigliosi
Da vedere perché non si finisce mai di stupirsi della meraviglia della città
Eterna nei suoi molteplici aspetti, non ultimi il panorama che si gode dalle
finestre di Palazzo Braschi.
Il museo è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 9,00 alle 19,00; il
biglietto interno costa 6,20 euro (ridotto 3,10 euro). Informazioni e
prenotazioni 06/82077304.
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