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Anno
12
Numero
27

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

"Il restauro della Cappella Paolina e la scoperta dell’ultimo autoritratto del maestro fiorentino Michelangelo”: dopo cinque anni dall’inizio del restauro riappare “quel volto del Buonarroti”. 

Maria Bice BARBORINI 

Durante la conferenza svoltasi nella sala Regia  del Palazzo Apostolico, è stato annunciato che Il prossimo 4 luglio papa Benedetto XVI inaugurerà la Cappella Paolina, dopo il recente restauro degli affreschi effettuati per ripulirla dai fumi e dalle vecchie incrostazioni.
Il  restauro della Cappella Paolina, che ha richiesto un accurato intervento durato ben cinque anni, dal 2004 al 2009,  e che, offerto dai Patrons the Arts in the Vatican Museun, ha consentito, secondo quanto affermato dal Maestro Maurizio De in alto a sinistra, la seconda figura è il presunto ritratto di MichelangeloLuca, capo restauratore del Vaticano,  di scoprire un evento eccezionale nell’affresco della Conversione di Paolo: l’autoritratto di un nuovo vecchio Michelangelo  rappresentato da “uno dei 3 cavalieri in alto a sinistra dell’affresco che porta in testa un turbante di colore azzurro lapislazzuli e che nei lineamenti è molto somigliante ad altri noti volti di Michelangelo”.
I lavori di restauro hanno consentito di fare riaffiorare e ravvivare i colori degli affreschi,  riportando così all’originario splendore un capolavoro, progettato già nel 1537 da Antonio da Sangallo il Giovane, spostando anche leggermente l’altare dalla parete centrale per favorire meglio l’accesso al tabernacolo e le celebrazioni, così come da desiderio manifestato da Papa Bendetto XVI; l’esito del lavoro è da ritenersi eccelso soprattutto con riferimento alla commozione provata da tutti i restauratori e visitatori, appassionati d’arte che vedono riaffiorare nell’opera definita il testamento pittorico del genio Michelangelo: la Cappella Paolina, nella quale per l’ultima volta il genio toccherà il pennello prima di rivolgere la sua arte unicamente all’indirizzo della scultura e della architettura.
La scoperta è ancora più straordinaria se si osserva che anche se già nel Giudizio Universale della Cappella Sistina, Michelangelo si era già ritratto quasi di sotterfugio, nascondendosi dietro il drappo di San Bartolomeo; soltanto nella presunto ritratto di MichelangeloCappella Paolina si ha conferma come Michelangelo abbia voluto inserire il suo autoritratto di persona sofferente per il trascorrere inesorabile degli anni; lasciando la sua completa visione artistica di “metafora autobiografica”.
Autobiografia del genio che però non potrà mai identificarsi con la classico autoritratto, in quanto, come rileva il Maestro De Luca, Michelangelo concepirà tutte le sue opere pittoriche come “autentiche e dirette testimonianze dell’evoluzione della sua storia personale, formulando l’opera pittorica come dimostrazione delle sue idee sulla realtà politica, sociale e religiosa con cui veniva a contatto”; questo è quanto emerge anche dall’ultimo affresco della Cappella Paolina , in cui tutto è rappresentazione del giudizio che ha il genio della storia.
Si osserva, in particolare come anche il soggetto dell’affresco, San Pietro che si prepara al martirio e si volta stupefatto ed indispettito verso questo ignoto futuro che lo aspetta, rappresenta un autoritratto morale dell’artista, il quale, viene rappresentato come immagine della vecchiaia in lotta contro l’inevitabile passare del tempo, che lo travolge nel corpo e nello spirito.
Il volto del Maestro, quindi, che viene indicato da un soldato a cavallo al suo vicino, non può che rivelare la devastazione di quel momento, in cui San Pietro, che si prepara al martirio, sta attraversando così come la luce folgorante che fa cadere Sauro, non può che rappresentare la vecchiaia che incalza  sulla storia dell’artista.
Un affresco che, dopo naturalmente il santo Padre, non vediamo l’ora di ammirare, al fine di osservare il volto del genio, avvolto in “un turbante di colore azzurro lapislazzuli”, che, giunto alla fine della sua storia, ancora vive anche se nella sofferenza del passare della morale del tempo.