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Anno
11
Numero
19

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Cultura

"PINTORICCHIO": in mostra a Perugia e Spello fino al 29 giugno  

Maria Bice BARBORINI 

La grande mostra dedicata all’artista Bernardino di Betto, detto il “Pintoricchio”, è stata promossa dal Ministero dei Beni Culturali e le Attività culturali, per celebrare il 550° anniversario dalla nascita di un protagonista dell’arte rinascimentale italiana, un maestro umbro “offuscato” dal Perugino; e rimarrà aperta a Perugia, “Galleria Nazionale dell’Umbria” ed a Spello, per la valorizzazione della – Cappella Bella – nella locale Chiesa di S. Maria Maggiore, capolavoro dell’artista.
La completa rassegna monografica allestita a Perugia è stata dedicata a Bernardino di Pintoricchio - Ritratto di giovinettoBenedetto (detto Betto) detto il Pintoricchio che nacque a Perugia prima del 1460, e solo grazie a una notizia di Giorgio Vasari che lo diede per morto nell’anno 1513, all’età di cinquantanove anni, è stato possibile individuare la sua data di nascita all’incirca nel 1454; nella città umbra di origine, comincerà le sue prime esperienze artistiche e all’età di circa vent’anni si iscriverà all’Arte dei Pittori.
Ma la vera esperienza formativa, artisticamente parlando, inizierà allorquando parteciperà accanto al Perugino, alla realizzazione delle tavolette raffiguranti “I Miracoli di San Bernardino”, già nella Galleria Nazionale di Perugia, nonché probabilmente nelle scene con la “Guarigione del paralitico” e la “Liberazione del prigioniero”, laddove già mostrerà quelle che possono essere definite le sue innovazioni rappresentate dal dare prevalente rilievo al paesaggio rispetto all’architettura, così rivelando la sua dominante sensibilità per gli sfondi naturalistici.
Nella rassegna monografica dedicata all’artista, saranno esposte quasi tutte le opere pittoriche mobili (tranne quelle architettoniche o affreschi eseguiti presso edifici religiosi), alcune delle quali mai esposte, insieme ad una ampia selezione di opere di artisti contemporanei, da Botticelli, Ghirlandaio e soprattutto Perugino, che consentiranno di dimostrare la grandezza del Pintoricchio ed il suo grande ruolo nel panorama artistico del Rinascimento in Italia centrale.
La straordinaria stagione artistica del Quattrocento nacque proprio da Perugia e dalla presenza in quella città dei più grandi artisti dell’epoca, tra cui Gentile da Fabriano e Beato Angelico, che si confrontavano con Firenze per la formazione di una cultura artistica aggiornata; nacquero così due scuole, quella fiorentina e  quella perugina facente capo al Perugino, cui aderirono anche il Pintoricchio, che, oltre a dividersi la paternità di grandi opere come le già citate tavole,  saranno autori di una considerevole serie di tele di altissimo valore e di straordinaria qualità, tutte presenti nella mostra.
Periodo nel quale verranno decorate le pareti della Cappella Sistina, ai cui lavori parteciperanno sia pittori umbri (tra i quali anche il Pintoricchio) che toscani, che si metteranno in competizione per compiacere le aspettative del programma iconografico voluto da Papa Sisto IV della Rovere; sarà proprio al Pintoricchio, che resterà a Roma Pintoricchio - Madonna della pacementre il Perugino tornerà a Firenze, che si dovrà di il merito di avere spostato l’attenzione alla natura ed alle vedute, con giochi di luce che illuminano le scene e gli oggetti rappresentati.
Nascerà così la bottega del Pintoricchio, di cui faranno parte Baldassarre Peruzzi e Piermatteo d’Amelia, che continueranno a seguire l’esperienza del loro maestro, che lo ritroveremo protagonista negli affreschi della Cappella Bufalini, in Santa Maria in Aracoeli di Roma, realizzati nel 1486 circa, raffiguranti le “Storie di San Bernardino da Siena” ; a questo ciclo, commissionato direttamente al Pintoricchio dall’Avvocato Niccolò Manno Bufalini, seguiranno le decorazioni di alcune cappelle nella Chiesa di Santa Maria del Popolo. Tra le scene che sono giunte a noi meglio conservate risaltano la “Natività”, affrescata sopra l’altare della cappella della Rovere, la cui delicatezza dei tratti tipica della pittura umbra, ritroeremo in uno dei dipinti forse più famosi dell’artista del Duomo di Sanseverino Marche, “Madonna della Pace”, commissionata da Liberato Bartelli nel 1488, dalla quale, colui che l’osserva, riceverà una sensazione di serenità, pacificata e pacificante,  
Le Madonne del Pintoricchio sono  state riunite in un’unica sezione con quelle dei seguaci, proprio perché si è  voluto riservare un’attenzione particolare nella visita alla mostra che consenta di individuare e visualizzare una nuova gerarchia di influenze che possano essere state esercitate da Raffaello Sanzio nella sala dove sono esposte altri capolavori di due artisti umbri, come Perugino e Pintoricchio.
A Spello, inoltre, continuando l’itinerario della mostra, la Cappella Bella di Santa Maria Maggiore mostra affreschi interamente eseguiti tra la fine dell’estate del 1500 e la primavera del 1501 proprio dal Pintoricchio, su commissione di Trailo Baglioni; un’opera che mostra la maestria dell’artista nell’esecuzione e nella cura dei paesaggi, un capolavoro del Rinascimento italiano che diede una risposta agli affreschi eseguiti dal Perugino pochi mesi prima nel Collegio del Cambio.
Cominciava così una vera e propria sfida concorrenziale tra il Perugino ed il Pintoricchio, il quale eseguendo “Le Storie della vita della Vergine” lungo le pareti della Cappella Bella , “L’Annunciazione”, con episodi di vita quotidiana, “L’adorazione dei Magi”, “La disputa di Gesù” e, nella volta, gli affreschi delle Sibille Tiburtina, Eritrea, Europea e Samilia. ha creato un vero e proprio capolavoro; poi ripetuto nel suo “Autoritratto” realizzato a Trompe-l’oeil, dove Bernardino di Betto ha voluto rappresentare non solo se stesso in veste di pittore, come dimostrano gli strumenti del mestiere, ma anche di dotto umanista, suffragato da un libro aperto su di una mensola soprastante. 
Opere nelle quali accanto all’impianto rigoroso creato suggerendo nuovamente un sapore spaziale di tipo peruginesco, pur non rinunciando ad una minuziosa descrittiva di gusto quasi miniaturistisco e intriso di una profonda religiosità,  venivano inserite storielle di contorno e variopinti motivi floreali e vegetali, i quali, anche per i colori puri e preziosi utilizzati, attraggono ancor oggi l’occhio del visitatore per la loro ricchezza e cura; una vivacità cromatica  e la creazione di ambienti innovativi, aggiunti a particolari su sfondo naturalistico, che portarono alla cappella la sua denominazione di “Cappella Bella” con la quale ancora oggi viene riconosciuta.
Successivamente nell’ultimo decennio di attività del maestro, lo stesso si trasferirà a Siena dove gli verranno commissionate da Pio II, grandi opere come egli affreschi della cappella di San Giovanni nel Duomo, nelle quali il Pintoricchio diede pieno sfogo, pur nel rispetto della compostezza dei luoghi e dei temi raffigurati,  alle sue invenzioni paesistiche ed architettoniche; inserendo, ad esempio, al centro lo stemma cardinalizio, circondato con scene mitologiche.
Nonostante la sua grandezza, il Pintoricchio, però, venne definito come un maestro umbro  “offuscato” dal  Perugino  e con sullo sfondo Raffaello; lo stesso Vasari nella sua acida biografia nell’edizione del 1568 de “Le Vite”, nella quale traspare il malanimo con il quale veniva descritto il grande maestro, così ne parlerà: “Si come sono molti aiutati dalla fortuna senza essere di molta virtù dotati il che si vide nel Pinturicchio da perugina” che ebbe “molto maggior nome che le sue opere non meritarono”, pittore “con molta pratica solo né lavori grandi”; non salvando Bernardino neppure nella morte, che attribuisce “al dispiacere” per la fortuna dei frati di San Francesco di Siena di avere ritrovato 500 ducati d’oro in un “cassonaccio” lasciato nella stanza del pittore; che morì a Siena, nel 1513 (a 53-57 anni) ricco, malato e solo perché l’aveva abbandonato la moglie.
Questa mostra perugina, però, ha avuto il pregio di chiedere giustizia per il pittore a partire dal soprannome “Pintoricchio” che non fu una invenzione del Vasari, ma il cui nome completo nel 1501 comparve sotto l’autoritratto nella cappella Bella: “Bernardinus Pictoricius Perusinus”, di qui “Pintoricchio”, “piccolo pittore” a lui adatto che era di piccola statura e di poco aspetto.
A distanza di 550 anni dalla sua nascita, Bernardino di Betto, riesce a prendersi un bella e meritata rivincita, sia sul grande critico Vasari che sul grande Perugino, ai quali nulla deve per la sua grandezza di pittore, maestro del Rinascimento, la cui cultura figurativa aggiornata diede ampio risalto alla natura ed alle vedute, con giochi di luce che illuminavano l’oggetto, aprendo quell’irripetibile stagione  artistica nella quale la rappresentazione dei paesaggi e della natura diverrà più ricca e brulicante di particolari, come miniature.