|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopi
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 12
Numero 5
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

Cultura
LA RACCOLTA GIACINTO
GUGLIELMI
Presentato nel Braccio Nuovo dei Musei Vaticani un altro catalogo del Gregoriano
Etrusco
Almalinda
Giacummo
A
volte la solitudine aiuta a gustare meglio le cose. Così è stato per me il
poter girare praticamente da sola all’interno delle sale del Museo Gregoriano
etrusco, nell’ambito dei Musei
Vaticani, a Roma. Passeggiare senza soluzione di continuità in sale ricche di
un patrimonio culturale, materiale e di idee, inestimabile, senza la ressa che
normalmente contraddistingue uno dei musei più importanti e famosi del mondo. I
materiali provenienti dalla tomba Regolini Galassi di Cerveteri, le terrecotte,
i bronzi, le oreficerie, la statuaria: reperti che aiutano alla comprensione e,
perché no, alla continua scoperta della bellezza e dell’alto livello
raggiunto dall’”artigianato” etrusco.
Motore ulteriore di questa scoperta è stata la presentazione del volume, edito
da l’Erma di Bretschneider, “La raccolta Giacinto Gugliemi. II Bronzi e
materiali vari” di Maurizio Sannibale, attuale direttore del Museo Gregoriano,
con contributi di altri autori. Questo volume rientra in un programma di
edizione sistematica delle raccolte, con un taglio monografico che illustra
contesti, collezioni, come nel presente caso, o precise classi di materiali, con
l’ausilio di schede descrittive correlate da attenta e precisa documentazione
grafica e fotografica, il tutto
analizzato scrupolosamente nell’apparato critico. Il tutto sempre sotto
l’attento occhio di esperti restauratori e di analisi metallografiche e
tecnologiche.
La collezione dei marchesi Guglielmi di Vulci si formò nel XIX secolo in
seguito agli scavi condotti nelle tenute di Sant'Agostino e di Camposcala, nel
territorio dell'antica città etrusca di Vulci, a partire dal 1828. La
collezione rimase esposta nel Palazzo Guglielmi di Civitavecchia fino agli inizi
del Novecento quando venne divisa in due parti tra due fratelli, eredi di
Giulio. La parte del marchese Giulio, ereditata dal figlio Benedetto, fu da
questi donata a papa Pio XI nel 1935 e, dal 1937 è esposta nel Museo Gregoriano
Etrusco. L'altra parte, quella che ereditò Giacinto, altrettanto ricca e
prestigiosa, rimase di proprietà della famiglia Guglielmi nel suo palazzo di
Roma, scampando quindi ai disastrosi bombardamenti che colpirono Civitavecchia e
lo stesso palazzo Guglielmi durante la Seconda Guerra Mondiale, poi vennero
imballati e trasferiti a Montalto di Castro per la vendita dello stesso palazzo,
fino al 1987, quando venne acquistata dai Musei Vaticani per essere finalmente
ricongiunta alla prima. La collezione Guglielmi si compone in tutto di circa 800
oggetti tra bronzi, ceramica etrusca (impasto, bucchero e ceramica dipinta) e
ceramica greca, quest'ultima importata essenzialmente dall'Attica, nell'ambito
della fitta rete
di scambi commerciali che aveva in Vulci uno dei maggiori mercati del Tirreno.
La campionatura tipologica degli oggetti è eterogenea e copre un arco
cronologico che va dal materiale più antico, di età villanoviana, fino alla
tipica produzione ceramica di età ellenistica (dal IX al I sec. a.C.).
La prima parte della raccolta fu pubblicata da due insigni studiosi di
archeologia, Sir John Davidson Beazley e Filippo Magi: con lo studio e la
pubblicazione della seconda sono anche state fatte interessanti scoperte, questo
perché spesso non sono gli scavi a dare importanti novità... alcune
integrazioni fatte in passato si sono dimostrate errate, alcuni restauri
imprecisi, alcune osservazioni nuove alla luce degli studi più recenti, come ad
esempio la citazione su una statuetta assai famosa e pertinente alla collezione
in oggetto, dello stesso personaggio che probabilmente occupò per ultimo la
camera sepolcrale principale della famosa tomba François, Arnth Muras.
Un volume assai utile per tutti gli studiosi di Etruscologia, decisamente poco
adatto ad un pubblico meno che specialistico, e ricco di apparati eccezionali e
di assoluto pregio.
|