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Anno
11
Numero
15

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

"Pierre Auguste Renoir. Tradizione e innovazione"
in mostra a Roma fino al 29 giugno   

Maria Bice BARBORINI 

La mostra dal titolo: "Pierre Auguste Renoir. Tradizione e Innovazione", che resterà aperta fino al 29 giugno 2008 a Roma, Complesso del Vittoriano, è stata dedicata al famoso artista impressionista Renoir ed è ispirata ad un viaggio, da lui compiuto tra il novembre 1881 e il gennaio 1882 in Italia, che ha contribuito ad una svolta nel suo stile; sarà possibile ammirare centotrenta opere, tra oli, opere su carta e sculture, provenienti da musei pubblici e da collezioni private di tutto il mondo.
Pierre Auguste Renoir, nacque a Limoges il 25 febbraio 1841, dal sarto Léonard e dall’operaia Margherite Merlot, ma già nel 1844 si trasferì con la famiglia a Parigi; dal 1854, mentre lavorava, su indirizzo paterno, come apprendista presso una fabbrica di porcellane,  cominciava ad esercitarsi nella riproduzione di motivi floreali e nella copia di opere di Fragonard e Rubens che aveva ammirato al Louvre.
Nel 1862, Auguste si iscrisse all’Ecole des Beaux-Arts, dove, dopo avere conosciuto ed instaurato sodalizio artistico con i grandi Pisarro, Monet, Sisley e Bazille, incontrerà Diaz De La Pena, che gli insegnerà il gusto ed il piacere della pittura dal vero; nasceranno così le sue prime opere en plain air, paesaggi costruiti con piccoli tocchi luminosi, nei quali la natura veniva osservata e colta nella sua luce reale, salvandolo da tentazioni di accademismo.
Contemporaneamente, però, nascerà anche la curiosità dell’artista Renoir per le figure femminili, interesse che culminerà con la serie dei dipinti delle “Bagnanti”; soggetti femminili visti in modo scevro da idealizzazioni, ma solo come soggetto pittorico esteticamente piacevole, che lo porteranno ad affermare che: “Le mie modelle non pensano”; così confermando che l’interesse di Auguste  era sempre più concentrato unicamente sull’aspetto esteriore, sull’immagine delle cose, sulla loro esteriorità, e non sulla loro interiorità.
Totalmente concentrato sul colore e sulla tecnica del fare pittorico, l’artista si approprierà dell’arte precedente di Raffaello, Delacrix e Monet, reinterpretandola sotto il dominio della luce ed del colore; reimmergendosi completamente ogni volta nel reale abbandonando qualsiasi preconcetto mentale, così operando scelte innovative e spesso impreviste.
Il 15 maggio 1874, Renoir, parteciperà all’esposizione della galleria del fotografo Nadar in Rue del Capucins a Parigi, come prima uscita ufficiale dal gruppo impressionista, presentando tre opere: la veduta en plain air con  Mietitori”, la figura femminile “Ballerina” e il “Ritratto con il palco”; nelle quali emergeva la sua ricerca sul colore, il paesaggio nella massima libertà tecnica, nella veduta, e l’obbligo di strutturare e costruire il ritratto.
Renoir proseguirà ancora nella sua ricerca di rendere fedelmente l’ambiente conforme al vero, sotto il dominio della luce e lo studio del colore, partecipando attivamente al periodo impressionista solo fino 1883, in quanto già nel 1878 non volle partecipare alla quarta esposizione del gruppo, rivendicando una propria autonomia della ricerca; dimostrando di Pierre Auguste Renoir - Bagnante biondanon volersi fermare ai risultati già acquisiti, ma di volere andare oltre, per trovare nuovi elementi da approfondire e sui quali rinnovare il proprio linguaggio artistico.
Questa volontà di ricerca, lo spingerà tra il 1881 ed il 1882 ad effettuare un viaggio in Italia, alla scoperta del Classicismo rinascimentale, che lo allontanerà dal suo mito per la luce di cui era anche intrisa l’intera poetica impressionista; un periodo, quello esaminato nella mostra del Vittoriano, che segnerà una svolta nel suo stile.    
Il viaggio in Italia, dopo avere studiato le tele dei grandi veneti del Cinquecento, l’arte e gli affreschi di Raffaello e la pittura pompeiana, mostreranno a Renoir nuovi percorsi ed orizzonti interpretativi dell’arte, che lo allontaneranno dalle scene di vita parigini, per concentrarsi sulle figure femminili, delle quali esaltava le armonie della linea  sinuosa ed i colori che ne evidenziavano la bellezza; una bellezza ed una figura femminile diversa da quella dell’esperienza precedente, in cui dominerà la compostezza e riaffiorerà la mitologia classica.
Dopo un primo viaggio nell’Africa del Nord, alla ricerca sempre di nuovi stimoli, di cui subì una delusione, fu proprio il viaggio in Italia che lo portò a studiare con particolare interesse la pittura rinascimentale  e risvegliò la sua curiosità per quel che concerneva la luce ed il colore, che spesso mettevano a fuoco nelle sue opere del periodo persone ambientate in scene di vita quotidiana.
Si tratterà di nuovi stimoli per il grande Renoir, che ne influenzeranno in modo considerevole la sua arte, spingendolo verso un nuovo periodo definito “inresco” o “agro” (1833-1890), nel quale la sua pittura diventerà più liscia, uniforme, con una linea che ne definirà le forme; esperienze della pittura dell’artista, detto “ingresiano” per l’accostamento al Classicismo, che lo porteranno ad una svolta stilistica, da lui stesso così interpretata e giustificata: “Verso il 1883 si produsse una frattura nella mia opera. Arrivato fino al limite dell’Impressionismo mi accorgevo di non saper dipingere né disegnare. In una parola ero in un vicolo cieco”.

Renoir affronterà così una innovazione nel disegno, nell’utilizzo di pochi colori (ocra rosso, ocra giallo, terra verde, nero), nella forma più consistente e meno fusa coloristicamente; con la riscoperta della linea che delimitava il colore, l’uso di una ridotta e più sobria gamma cromatica e di un preciso ordine compositivo che lo porteranno a realizzare nel 1884-87 le “Grandi Bagnati”, un’opera progettata su lavori preparatori ed ispirata ad bassorilievo delle “Bagno delle Ninfe” di Versailles.
Tra il 1882 ed il 1888, nel periodo “ingresiano” di Renoir, anche se corrispondente ad un periodo felice economicamente per la pittura impressionista, l’artista vivrà un momento drammatico di contrasto dal punto di vista pittorico fra il proprio senso della realtà, istintivamente  indirizzato verso la liberazione di immagini e di colori, e la rigidità che pretendeva di limitarlo; motivo che lo porterà, già nel 1890, a dare nel dipinto libero sfogo alla scioltezza, al colore ed alla luce che traspireranno dal suo essere, traducendosi in quelle morbide pennellate  che già conoscevamo: come nelle opere: “Giovinette di piano” 1892, “Bagnante su uno scoglio”, 1892, “Bagnante che si accomoda i capelli”, 1893.
Dopo un viaggio in Spagna, nel 1892, il pittore scoprirà Tiziano e Velasquez de Prado, abbandonerà definitivamente i lavori preparatori del dipinto, le linee di contorno, per servirsi unicamente di una traccia con un pennello tinto di rosso, per delimitare in modo sommario ciò che intenderà rappresentare sulla tela; tornando ai suoi colori caldi, puri e splendenti come il verde smeraldo, il blu cobalto, i gialli, i rossi ed il bianco; un periodo in cui, tornato a Parigi, Renoir continuerà a dipingere in modo sempre più intenso ed i critici saranno sempre più favorevoli alle sue opere.
Ma questo periodo di successo e tranquillità, anche d’animo dell’artista, presto verrà bruscamente interrotto dalla comparsa di gravi problemi di salute, con continui attacchi di reumatismi, che lo costringeranno a trascorrere lunghi periodi in Costa Azzurra; dove negli ultimi anni, dal 1900 al 1903, dipingerà “Cagnes sur Mer” (luogo nel quale si era stabilito), e due nudi femminili, da cui trasparivano sempre quelle sue pennellate morbide e pastose, fluide che armonizzavano perfettamente il paesaggio; sino a quando, nel 1919, a Cagnes-sur Mer, l’artista morirà lasciandoci soltanto la luce ed il colore del suo essere, in quelle pennellate pastose, fluide e ben amalgamate con il suo animo di artista.