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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
MIMMO ROTELLA.
Lamiere, in mostra a Catanzaro al Museo Marca,
dal 30 marzo al 28 settembre
L'inaugurazione
del MARCA, il Museo delle Arti Catanzaro, coincide con un omaggio al più
celebre degli artisti catanzaresi, Mimmo Rotella scomparso nel 2006 all'età di
88 anni.
Per la prima volta, in uno spazio pubblico italiano, viene presentata una mostra
esclusivamente dedicata alle opere su lamiera.
L'esposizione, curata da Alberto Fiz, organizzata in collaborazione con la
Fondazione Mimmo Rotella, propone una serie di grandi opere realizzate tra il
1980 e il 2004.
Il maestro del décollage, attraverso
questa serie di lavori, ha avuto la capacità di rinnovare radicalmente il suo
linguaggio.
Come ha scritto Fiz nel catalogo edito da Electa "l'artista, giunto all'età
di settant'anni, rimette indietro le lancette dell'orologio ed è nuovamente
pronto a stupirsi, come se quei fogli di metallo sottili su cui sono attaccati i
manifesti non fossero altro che gli appunti di un diario segreto ancora tutto da
scoprire".
Non
c'è più lo slancio ideologico degli esordi, ma la medesima volontà
d'interpretare i crepitii della materia, le lacerazioni anonime della strada, i
trascinamenti segnici, le impronte stratificate e contingenti. Tutto questo in
perfetta sintonia con quanto aveva affermato Rotella nel 1957: "Non potrei
sopportare di essere schiavo di un'arte prevedibile e scontata. La mia ricerca
si affida non all'estetica, ma all'imprevisto, agli stessi umori della materia.
E' come una tromba, un tamburo, un sassofono che suonino da soli. Io sostengo la
tromba, il tamburo, il sassofono".
In tal senso, le opere su lamiera rappresentano un ciclo a se stante dove il
supporto entra direttamente in causa partecipando al rinnovamento linguistico. A
Catanzaro, dove Rotella era nato nel 1918, sono esposte alcune opere
fondamentali come Senza titolo del
1981, un blank, ovvero una copertura
monocroma di sei metri di lunghezza o La
lezione di anatomia del 1987 dove i messaggi della strada caratterizzano una
composizione fortemente trasgressiva ponendo Rotella in diretta relazione con
Robert Ruaschenberg e Jean-Michel Basquiat.
Ma al Marca non mancano nemmeno gli omaggi ai maestri del futurismo come
dimostra Formula 1 del 1988 o a
Giorgio De Chirico con un manichino visto di spalle catapultato dalle Piazze
metafisiche al contesto urbano. L'universo rotelliano, poliedrico e
multidirezionale, spazia da San Sebastiano alle immagini del circo, da Elton
John allo spettacolo sul ghiaccio Holiday on Ice.
Rotella non si limita a strappare i manifesti dai muri, come faceva negli anni
cinquanta, ma s'impadronisce fisicamente e psicologicamente del contesto urbano,
inteso esso stesso come spazio su cui interagire con il proprio gesto.
Insieme ai manifesti, si appropria delle scritte sui muri, di ogni forma di
segnale o d'impronta più o meno casuale estendendo la dimensione spaziale ben
oltre il décollage tradizionale in
base ad una costruzione dove le traccia della pittura e quelle del manifesto
stampato creano una parcellizzazione degli elementi compositivi. In questo
senso, appare emblematica un'opera come Virus
del 1987 dove l'artista si rifà esplicitamente ad un messaggio
dei writers scritto con rabbia sui
muri.
Insomma, nell'ambito di un'estetica globale, l'artista concepisce la sua
operazione in termini di architettura ambientale.
Che si tratti di una nuova virata nel percorso, lo sottolineava con chiarezza
nel 1987 Pierre Restany, il teorico del Nuoveau
Réalisme il movimento a cui Rotella partecipa come unico artista italiano:
"Dopo tante versioni dello strappo e tante interpretazioni della
fenomenologia lacerante, Mimmo Rotella ci propone oggi un nuovo concetto
operativo di intervento fisico sul manifesto strappato. Sulle lamiere metalliche
destinate all'affissione pubblicitaria in città e ricoperti di frammenti di
carta - avanzi della memoria dei messaggi tipografici anteriori - l'intervento
grafico di Rotella segna il marchio vitale del discorso urbano. I graffiti
rotelliani si presentano come una calligrafia mimetica del discorso anonimo
della città".
Le lamiere, insomma, rappresentano il mezzo più idoneo per riconquistare nuovi
spazi in una fase di profondi cambiamenti. Gli anni ottanta segnano il ritorno
alla pittura intesa come recupero di un'identità storica soggettiva dove il
segno, nella sua persistenza, decreta l'annullamento del tempo storico in base
ad un orizzontalità linguistica. "Nel caso di Rotella", afferma
Alberto Fiz, "le lamiere rappresentano il luogo dove i manifesti squarciati
convivono con le interferenze di una pittura sovraesposta e rapsodica,
apparentemente casuale e anonima, nata dal desiderio di mimetizzarsi con le
infinite stratificazioni del metallo che assorbe, nelle pieghe, ogni forma di
tracciato".
Sovrapitture e décollage raggiungono la loro sintesi espressiva compiuta nel
contesto dialettico delle lamiere dove i differenti elementi creano un ritmo
sincopato, obliquo e provocatorio. Sono scoppi imprevisti della materia, segnali
devianti in un contesto disarticolato dove lettere e parole sono incise sulla
superficie indelebile. La lamiera, del resto, nella sua discontinuità e nel suo
ritmo accidentato, appare come il ricettacolo di ogni forma di scrittura, di
ogni intreccio multisensoriale. Nell'ultimo capitolo di quell'immenso romanzo
sulla strada iniziato nel 1953, Rotella ipotizza il deragliamento finale del
segno sfidando con le sue lamiere la società globalizzata.
Il museo MARCA dedicherà a Rotella uno spazio permanente a cura di Alberto Fiz
dove si svilupperà un programma di mostre e d'iniziative culturali destinate a
valorizzare e ad approfondire l'indagine dell'artista calabrese.
Ufficio Stampa: Studio Esseci; tel 049663499; e-mail info@studioesseci.net;
www.studioesseci.net
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