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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

SANTA CECILIA del Maderno un capolavoro restituito all'originaria purezza 

Antonia Bonomi 

Nella conferenza stampa tenutasi lunedì 17 dicembre 2001 nella Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, è stata presentata alla stampa la statua della santa, opera di Stefano Maderno, finalmente restaurata e offerta allo sguardo dei presenti in tutto il suo splendore originario, con la possibilità di vedere, finalmente, anche la parte posteriore della santa, in particolare quel volto che, nella collocazione che le è propria dal 1600, non era mai stato dato di ammirare.
copyright Zeno Colantoni (2001) Il restauro dell'opera è stato reso possibile, come ha sottolineato il Soprintendente al Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico di Roma Prof. Claudio Strinati, dalla sponsorizzazione della Estée Lauder, che non è nuova a questo tipo d'interventi. La nota casa di prodotti cosmetici, infatti, è particolarmente sensibile alla cura e alla conservazione non solo della bellezza della sua clientela internazionale, ma ha esteso questa "cura" anche alla bellezza di cui è ricco il patrimonio artistico italiano, come ha dichiarato il rappresentante per l'Italia Pier Luigi Garcea, patrocinando il restauro di altre "belle donne" come La Fornarina di Raffaello, Amore e Psiche del Ghirlandaio che hanno ritrovato i colori voluti dagli artisti che le hanno create.
La Santa Cecilia che abbiamo davanti agli occhi, ci ricorda la Dott. Anna Lo Bianco che ha diretto i lavori di restauro e curato l'elegante ed esaustivo catalogo, era stata commissionata al giovane Maderno, aveva all'incirca ventitré anni all'epoca, dal cardinale Paolo Emilio Sfondrato. Si stavacopyright Zeno Colantoni (2001) preparando il grande Giubileo del 1600, il cardinale aveva fatto restaurare, spendendo 25.000 scudi, il complesso della chiesa dedicata alla santa quando il 20 ottobre 1599 avviene una specie di miracolo: durante alcuni scavi nella chiesa, è ritrovata un'urna di legno di cipresso contenente le spoglie incorrotte della santa, che era stata posta in quel luogo nel lontano 821 da papa Pasquale I che li aveva rinvenuti sull'Appia, nelle Catacombe di San Callisto. Con la santa riposavano i resti dei compagni di martirio ai quali è associata nel culto. Lo stupore di tutti è forte, l'intera città di Roma partecipa commossa al ritrovamento, il cardinale commissiona al giovane Maderno "un simulacro in marmo raffigurante il corpo giacente della santa", così com'è stato rinvenuto: "… appoggiato sul lato destro, le gambe leggermente contratte, le braccia protese avanti, con la testa assai ripiegata, il volto rivolto verso terra a guisa di chi dorme, conservando, con ogni probabilità la stessa posizione che aveva assunto dopo il triplice colpo al quale era sopravvissuta per tre giorni". Santa Cecilia, ricordiamo, era una delle vergini martiri più famose a Roma fin dal IV secolo. È impossibile stabilire l'epoca in cui visse, si parla di II o III secolo, e quello che si racconta è per lo più inattendibile. Infatti, non si sa realmente che rapporto avesse con Valeriano e Tiburzio, ma la leggenda ci dice che convinse lo sposo Valeriano a lasciarla illibata e convertì anche il fratello Tiburzio. Il prefetto Almachio la condannò ad essere bruciata nella sua casa, ma ne uscì illesa, allora ordinò che fosse decapitata. Il carnefice colpì ben tre volte, ma Cecilia sopravvisse altri tre giorni cantando le lodi del signore con voce soavissima. Poiché dice la leggenda che si accompagnava di solito con l'arpa e il liuto, è la protettrice dei musicisti e. per estensione, dei cantanti.
Il Maderno scelse per la sua opera un marmo antico, come è stato possibile appurare osservando la parte posteriore della base, copyright Zeno Colantoni (2001) probabilmente servito secoli addietro come trabeazione. L'opera è portata avanti velocemente, un anno circa, e infine la statua è collocata nella posizione in cui l'abbiamo sempre vista: al centro della basilica, sotto l'altare maggiore ricco di marmi policromi e bronzi dorati, in una nicchia di marmo nero del Belgio nel quale spicca come un'apparizione, un centro di luce che cattura subito lo sguardo di chi entra nella chiesa e lo tiene incatenato. Non si può non subirne il fascino, anche grandi come il Domenichino, Poussin e Stendhal sono rimasti ammaliati da questa figurina di adolescente che dovrebbe essere morta, ma che conserva ancora un guizzo di vita, che non dà l'impressione della rigidità né della morte né della pietra. Stefano Maderno, artista a cavallo tra due secoli, è riuscito a rendere con sobrietà e grande finezza, senza eccessivi barocchismi, il panneggio delle vesti, del velo che le copre i capelli e, la sorpresa, ha delineato il volto, anche se era destinato a non essere mai visto.
Sporcata da secoli di polvere, dalle gocce di cera colate sulla testa dalle candele di chi voleva scoprire il mistero del volto, Santa Cecilia appariva ingiallita e spenta, ora torna ad essere il punto di luce della chiesa che, sotterrati in un'urna d'argento, conserva anche i suoi resti mortali.

 

Catalogo: "Cecilia La storia l'immagine il mito"
                 Campisano Editore
fotografie di Zeno Colantoni