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Anno 11
Numero 15
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
"Sebastiano
del Piombo. 1485 - 1547"
in mostra a Roma, Museo Nazionale
del Palazzo di Venezia,
fino al 18 maggio 2008
Maria
Bice BARBORINI
La
grande rassegna monografica dedicata
all’artista Sebastiano Luciani, detto del Piombo, dal titolo “Sebastiano del
Piombo. 1485 – 1547”, rimarrà aperta a Roma, Palazzo di Venezia, dall’8
febbraio al 18 maggio 2008, e presenterà al pubblico ben oltre 60 opere, pari
al novanta per cento della sua produzione, che consentiranno di ripercorrere
tutte le fasi della vita di uno dei protagonisti del Rinascimento italiano.
Sebastiano del Piombo (nome d’arte di Sebastiano Luciani), nacque a Venezia
nel 1485 e,
secondo la testimonianza del Vasari, inizialmente si dedicò all’arte del
musicista; ben presto, però, si cimentò in un’altra arte, quella della
pittura ed, allievo di Giambellino prima e del Giorgine poi, già nel 1508 circa, nella sua opera “Ritratto di giovane donna” di Budapest, comincerà a mostrare il
frutto degli insegnamenti dei suoi maestri, consistiti nello scalare i piani di
rappresentazione e nell’osservazione precisa dell’epidermide.
Dopo alcune grandi opere come la tavola della “Salomé”,
1510, ed altre opere commissionate per testamento come “La pala di San Giovanni di Crisostomo”, nella primavera del 1511,
essendosi diffusa la fama di Sebastiano, Agostino Chigi, ricchissimo mercante
senese, lo portò a Roma; dove l’artista ebbe modo di confrontarsi con la
grandezza del Raffaello delle Stanze e con la volta della Sistina di
Michelangelo, con il quale nacque una amicizia.
Sono gli anni della rivalità tra Michelangelo e Raffaello, nei quali si
vociferava che Michelangelo, che aveva preso sotto la sua protezione Sebastiano
del Piombo, si servisse di questi per battere il rivale; sospetto fondato sulla
circostanza che non essendo il Sebastiano abile nel disegno, fosse proprio
Michelangelo ad aiutarlo segretamente nell’esecuzione degli schizzi e dei
disegni preparatori. Sospetto che trova conferma in alcune opere come le due
grandi tavole di Viterbo, “La Pietà” e “La Flagellazione”, presenti in
mostra, dove sarà possibile verificare come le opere sorgano dalla
collaborazione per il disegno nei lavori preparatori proprio della tecnica ed
abilità del grande Michelangelo.
Anche in “La Pietà”, collocata nel 1516 su una altare della Chiesa di San
Francesco, lo stesso Vasari osservava come l’opera fosse stata “con molta
diligenza finita da Sebastiano che vi fece un paese tenebroso molto lodato,
l’invenzione però ed il cartone fu di Michelangelo”; cartone andato
perduto, ma di cui è rimasto un disegno di Michelangelo, con studi preparatori
della pala e le radiografie, da cui traspare nel dipinto certamente il
capolavoro di Sebastiano, spoglio severo e quasi arcaico.
Durante il sacco di Roma, nel 1527, Sebastiano si rifugiò dapprima in Castel
Sant’Angelo, e poi ad Orvieto e Venezia; solo nel 1529, deciderà di tornare a
Roma ed è in questo periodiche che dipingerà il “Cristo portacroce” del
Prado, nel quale, sullo sfondo spoglio e con larghe zone d’ombra, emergeva la
figura del Cristo quasi frontalmente a tre quarti, come se vi fosse sintonia con
il nuovo clima spirituale venutosi a creare col Sacco e dalla pittura sacra del
Concilio di Trento.
Nel 1531 otterrà la carica - da
cui deriverà il nome “del piombo” – di piombatore pontificio, ossia
guardasigilli delle bolle apostoliche, con l’obbligo di indossare la tonaca
del frate, ed a commento di questa novità scriverà a Michelangelo “se me
vedessi frate, credo certo ve
la rideresti. Io son il più bel fratazzo di Roma. Cossa in vero non credo
pensai mai”.
Nel 1534, però, si romperà l’amicizia con Michelangelo ed il Sebastiano
dipingerà il “Ritratto del cardinale
Reginald Pole”, anche se i critici Zeri e Longhi lo attribuiscono, per
l’intellettualismo raffaellitico che vi traspare, al Perin del Vaga.
Dopo avere dipinto molte opere, ritratti, nel 1547 Sebastiano Luciani morirà e
verrà sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Popolo; ma al povero pittore,
Grande fra i Grandi, amico fraterno di Michelangelo, soltanto nel 2008 verrà
riconosciuta la sua grandezza di artista.
Un artista che, nelle opere esposte, emana la grandezza dei suoi ritratti, dai
piccoli dipinti su lavagna alle grandi opere di tavole e pale, da cui traspare
dal calore cromatico degli inizi, all’astrazione geometrica del secondo
periodo sino ai toni cupi e profondi dell’ultimo periodo della sua carriera;
un artista che si può definire eclettico laddove diviso in due periodi
distinti: l’uno, quello veneziano e giorgionesco e l’altro, quello romano,
ove è seguace di Raffaello e di Michelangelo. Secondo la critica più recente,
quella di Zeri ed Argan, invece, il Sebastiano rappresenta un artista che fa da
ponte fra Raffaello e Michelangelo, traspone “gli
effetti luminosi dal piano delle emozioni sensorie al piano delle commozioni
morali, a quella commozione religiosa in cui soltanto, per la mistica del tempo,
le verità della fede si rivelano all’intelletto è […] il primo indizio
dell’orientarsi dell’arte verso gli ideali religiosi della Controriforma”.
Finalmente grazie al progetto culturale della Soprintendenza per il Polo Museale
Romano e del Polo Museale Gemaldegalerie di Berlino ed all’allestimento di
questa grande rassegna monografica dedicata all’artista, sarà possibile
ripercorrere l’intera evoluzione stilistica di un artista che fu contemporaneo
di Leonardo, Michelangelo, Raffaello Giorgione e Tiziano, sostituendo le diverse
valutazioni dei critici nelle varie epoche , con un giudizio, sia pure generico
e da inesperti, sulla sua grandezza; così riconoscendogli finalmente il grande
contributo culturale nell’evoluzione dell’arte nel periodo rinascimentale.
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