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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
UN
ALTRO OMICIDIO tinge di giallo il nostro passato
Almalinda
Giacummo
Quando fu
ritrovato il suo corpo perfettamente conservato, l’uomo di Similaun, per noi
italiani così chiamato dal nome di un rifugio che si trova nello stesso punto
dove è stato rinvenuto, ma Ötzi per gli austriaci delle Ötztaler Alpen, destò
grande stupore e grossi litigi. Innanzitutto chi aveva il diritto di esporlo e
dirigerne gli studi: l’Italia o l’Austria? Ovviamente dipendeva dal possesso
dei ghiacci in cui fu ritrovato, se dell’uno o dell’altro paese. Dopo varie
misurazioni e rimisurazioni, compreso l’errore iniziale che assegnò la mummia
agli austriaci, la paternità fu data all’Italia per un centinaio di metri
circa e da allora la mummia è stata gestita dal Bel Paese. Poi le è stato
quasi costruito un museo ad hoc, a Bolzano, e la gente ha fatto la fila per
vedere quest’uomo che, secondo le datazioni al radiocarbonio, visse circa
3.100 anni prima di Cristo, cioè 5.000 anni fa. Di oggi la notizia, di per sé
importante ma non stupefacente, per la quale il nostro non morì di stenti e di
freddo, ma perché un suo simile, un altro uomo, lo volle morto, ucciso da una
freccia. Un altro probabile omicidio scoperto dalla scienza è quello del
faraone Tutankhamon, il cui cranio mostra segni di gravi fratture precedenti
forse di un paio di mesi la sua prematura scomparsa all’età di diciotto anni.
Le
radiografie e la TAC hanno rilevato nel corpo, nuovamente scongelato, un piccolo
foro, circa 2 cm, vicino alla scapola sinistra, ed un corpo estraneo, a forma di
punta di freccia, lungo 21 mm e largo 17 mm vicino al secondo arco costale: data
l’inclinazione del foro, gli esperti hanno ipotizzato che l’attentatore
doveva trovarsi leggermente più in basso rispetto a Similaun-Ötzi, che la
freccia penetrò per circa 5-7 cm nel suo corpo e che la ferita dovette essere
molto dolorosa. La morte sopraggiunse al massimo dopo 8 ore. Alcuni libri di
divulgazione parlano dell’Età del Rame, quella in cui visse il nostro amico,
come di un periodo estremamente pacifico, ma da alcuni anni a questa parte
l’idea principale sta cambiando: era un’epoca di migrazioni e,
probabilmente, di continue conquiste e lotte per la sopravvivenza.
Andiamo per ordine. Quando Similaun-Ötzi fu trovato, destò stupore il modo con
cui venne estratto dai ghiacci e trasportato: due persone lo tenevano per le
braccia e per i piedi, così, a peso morto (orrendo gioco di parole), quasi
senza nessun riguardo né per l’uomo né per la scienza. A colpire comunque fu
il perfetto stato di conservazione sia del corpo sia degli oggetti del suo
corredo: un copricapo in pelle d’orso con sottogola, un mantello in fibra
vegetale, la tunica in strisce di pelliccia, il perizoma in pelle di capra
conciata, le calzature in cuoio imbottito di fieno, il più antico paio di
scarpe mai scoperto con suola e tomaia in cuoio; poi una faretra in camoscio con
14 frecce con aste in legno di viburno, di cui alcune pronte all’uso con la
punta già innestata e altre da completare, un amuleto in marmo, l’arco,
un’ascia piatta in rame, un pugnale in selce con fodero di erbe intrecciate e
manico in legno, un punteruolo d’osso forse usato per ritoccare altri strumenti
e l’esca per il fuoco. Quest’ultimo oggetto, insieme a due blocchetti di una
sostanza bruna e leggera sono molto particolari: in effetti, si tratta nel primo
caso della parte interna del fungo Fomes
Fomentarius che, essiccato e sminuzzato, serviva per accendere il fuoco
usando la percussione di un blocchetto di minerale piritico con una pietra
focaia. Gli altri due blocchetti erano funghi polipori della betulla che,
secondo le antiche credenze, avevano proprietà curative. Nelle immediate
vicinanze del corpo sono anche stati rinvenuti due secchielli in corteccia di
betulla e una specie di telaio di una gerla per il trasporto a spalle di
provviste, indumenti ed attrezzi. Tutti oggetti che in altre circostanze
sarebbero andati irrimediabilmente persi, ma che i ghiacci hanno invece
preservato e che testimoniano di un momento preciso di un uomo preciso, e non
della fine di un lungo periodo di vita come accade per quasi tutte le altre
scoperte. Quello in cui Similaun-Ötzi viveva era un momento di transizione: si
acquisiva l’arte del metallo, con le sue tecniche estrattive e metallurgiche
con le conseguenti trasformazioni degli assetti sociali, la comparsa di ceti
dominanti e di tensioni fra i vari gruppi di esseri umani. In Italia
settentrionale la cultura dell’età del rame meglio rappresentata è quella di
Remedello (3.300-2.400 a.C., BS): i sepolcreti di queste epoche sono
contraddistinti da sepolture entro grotticelle collettive con doppia
deposizione, cioè i defunti venivano prima inumati in una grotticella
(deposizione primaria) per essere poi spostati in una successiva (deposizione
secondaria). La mummificazione di Similaun-Ötzi non è stata completa: molte
parti hanno subito una mummificazione cosiddetta cerosa, tipica dei corpi
rimasti a lungo nel ghiaccio. Poco dopo la morte, a faccia in giù sopra una
lastra di ghiaccio, il corpo dovette essere coperto da una spessa coltre di neve
fredda, asciutta, che lo riparò dall’umidità e dagli attacchi di animali
necrofagi e batteri saprofiti: questo portò ad una mummificazione secca, con la
disidratazione dei tessuti in un ambiente asciutto ed arieggiato, nonostante nel
corpo si sia conservato circa un 16% di acqua. Poi i secoli passarono, la neve
continuò ad accumularsi fino al gran caldo che portò alla sua scoperta il 19
settembre 1991. Questo essere umano doveva avere fra i 35 ed i 45 anni di età,
e morì in primavera, come dimostrano i pollini di carpinella conservatisi nel
suo intestino e probabilmente assunti con dell’acqua: tale pianta non ha solo
in primavera il suo periodo di fioritura, ma all’epoca era presente solo sul
versante italiano delle Alpi. Oltre alla carpinella, sono stati rinvenuti anche
resti di farinacei a base di spelta, carne e vari frutti spontanei. A causa del
tipo di mummificazione, aveva perso tutti i capelli e gli altri peli corporei,
così le unghie, che furono rintracciate solo l’anno dopo, in conseguenza di
uno scavo archeologico diverso dal solito, eseguito soprattutto con vapore caldo
al posto di piccozze. Dalle analisi apparve poi evidente che unghie e denti
avevano una duplice funzione: di masticare e “graffiare”, ma anche servire
da strumenti per lavorazioni particolari, forse per tendere ed avvolgere la
cordicella che serviva per costruire le frecce. Particolari ancora più
sconcertanti erano i tatuaggi che Similaun-Ötzi aveva in molte parti nascoste
del corpo, sulle ginocchia, alle caviglie, sulla schiena. Nascosti
contrariamente al loro attuale significato di trasmissione di un messaggio
sociale. Facendo confronti con popolazioni nomadi del Tibet, si è appurato che
questi “tatuaggi” avevano funzioni terapeutiche: Ötzi soffriva di artrosi
alle articolazioni, proprio laddove erano presenti i tatuaggi. In effetti, si trattava di un piccolo
taglio effettuato sulla pelle ed al cui interno venivano messe delle erbe
medicamentose, poi un cauterio bruciava le erbe presenti nel taglio e il tutto
veniva coperto con bende. La cicatrice quindi inglobava le particelle carboniose
delle erbe bruciate, dando vita ad una specie di tatuaggio.
Cosa ci faceva Ötzi in alta montagna? Probabilmente cacciava o portava al
pascolo gli animali, oppure varcava le Alpi, così come sembrano dimostrare
molti ritrovamenti effettuati negli ultimi decenni: più sicuramente proveniva
da un villaggio attualmente identificato sulla collina di Castel Iuvale, allo
sbocco del torrente Senales nell’Adige.
L’attuale sistemazione di Ötzi è nell’apposito museo costruito
all’interno dell’ex Banca d’Italia a Bolzano: si trova all’interno di
una cella di 2 metri per 1,50 e 2,50 m di altezza, ad una temperatura di –6°
e ad un’umidità del 100%. La cella è illuminata da una luce fredda con
condizioni climatiche uguali a quelle del ghiacciaio dove è stato per secoli,
vittima di un assassinio?, morto “in battaglia”?, per una lite e basta?
Difficile dirlo, comunque morto di morte violenta.
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