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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Curiosità
CURIOSIAMO E
GIOCHIAMO
ERE
ASTROLOGICHE
la teoria che prende il via con l'astronomica precessione degli equinozi
Antonia
Bonomi
Per
chi possiede qualche nozione d'astronomia o d'astrologia, la cosiddetta
precessione degli equinozi non ha misteri, per chi non la conoscesse ecco la
spiegazione: per lo spostamento dell'asse terrestre, ogni 2.160 anni circa
l'equinozio di primavera si sposta a ritroso di un segno. Si tratta di un fatto
puramente astronomico, poiché i segni zodiacali non sono mai corrisposti alle
costellazioni e non è per questo che un Ariete diventi Pesci, e via così tutti
gli altri, poiché l'astrologia è stagionale e con l'inizio della primavera
inizia il segno dell'Ariete. Piuttosto, scoperte archeologiche e tradizioni alla
mano, si è potuto constatare che l'era corrispondente al segno nel quale si
verifica l'equinozio di primavera, o si trova il punto vernale che è la stessa
cosa, influenza il periodo con i suoi simboli. Se mi seguite nella passeggiata
tra le ere più vicine a noi, capirete cosa intendo dire.
Partiamo dall'era più lontana e per la quale ci sono agganci nella letteratura
e nella mitologia.
La più recente era del Leone è recente solo per modo di dire, considerando che
risale a 8.000-10.000 anni prima della nostra; lasso di tempo, questo, che in
noi non può che suscitare sgomento, visto che a scuola ormai non si studia
altro che storia molto recente e che la durata media di una vita, per quanto sia
aumentata negli ultimi tempi, è costituita da una manciata d’anni che, perché
sembrino di più, varrebbe quasi la pena di contare in secondi.
Nelle antiche tradizioni indiane, troviamo l’era del Leone ricordata come
quella di Sourya, la più bella e felice incarnazione di Visnù. Nell’epopea
di Rama, l’era del Leone viene ricordata come il periodo del pieno successo
nelle battaglie contro i nemici.
Una leggenda babilonese indica il leone come una tra le prime creature di Tiamat,
sempre simboleggiante la forza, la vittoria, lo splendore.
Nella mitologia greca troviamo l’era del Leone nei racconti riguardanti
Ercole-Eracle, ovvero il leone Nemeo che, vittima del semidio, viene posto in
cielo a formare il quinto segno dello zodiaco. La sua pelle mortale diviene
l’abito di Ercole e questi, a sua volta, un archetipo del segno per la sua
imponenza fisica, la sua forza. Sole e Leone sono simboli di grandezza, di
potenza anche nelle manifestazioni esteriori.
Come simbolo, il leone è presente in ogni religione: per gli Ebrei, la
costellazione rappresentava in cielo il Leone di Giuda. I più modesti appaiono
i Caldei, secondo i quali, durante il periodo del Leone, questi animali avevano
la criniera scolorita dal sole torrido.
Anche gli Egiziani non erano immuni dal fascino esercitato da questi stupendi
felini: una prova inequivocabile ne è la Sfinge, che da secoli sembra sfidare
l’uomo conservando inalterati il
proprio fascino e il proprio mistero. Infatti, ancora si discute sulla sua età
effettiva.
Dell'era del Leone, che risale a tanti millenni orsono, non disponiamo di
nozioni certe, ma solo di un enorme retaggio di antiche credenze, di culti che
fanno dell’astro splendente l’oggetto di adorazione, e il Sole è in
domicilio nel segno del Leone.
Nella misteriosa, mitica Tiahuanaco, si trovano la Porta del Sole ed enormi
muraglie, e resti umani che fanno pensare a popolazioni diverse da quelle
originarie del luogo. Questi uomini infatti erano più alti, enormi anche per
noi che già siamo cresciuti di statura negli ultimi anni. In tutta la fetta di
mondo che va dall’Atlantico all’America del Sud e tocca la parte del
Pacifico, si ritrova la stessa immensità, come un bisogno di grandezza e, per
quanto alcuni si affannino a datare certi ritrovamenti a meno di un migliaio e
mezzo di anni fa (altri archeologi si spingono fino a 10.000 anni), fa un certo
effetto pensare che le mura rinvenute a Bimini e quelle di Tiahuanaco, che
dovrebbero essere separate da 12.000 anni circa, siano state costruite secondo
un identico concetto.
L’era del Cancro risale all’incirca a 6.000-8.000 anni prima della nostra
era. E la terra, in quali condizioni si trovava? Era abitata, non c’è dubbio,
ed era travagliata da sconvolgimenti climatici e geologici che ne alteravano la
superficie. I cambiamenti di clima, in particolare, provocavano spostamenti di
masse d’acqua; mentre alcune terre sprofondavano, ecco altre terre che si
sollevavano fino a divenire catene montuose. L’Italia dell’epoca, dello
stivale non aveva niente, anzi.
Tornando così indietro nel tempo, e anche tenendo conto di quelle che sono le
possibilità di datazione dei reperti antichi, le pur vastissime conoscenze
attuali a volte si riducono a ben poco. E’ difficile affermare con certezza,
tra quanto ci passa sotto mano, che cosa c’era e che cosa no.
Una fonte inequivocabile è costituita dall’analogia di tante leggende, il
ritrovarsi di segni, di simboli, di modi di dire comuni a popolazioni diverse,
sparse ai quattro angoli della terra.
Non c’è popolazione passata o attuale, tribù primitiva o popolo evoluto,
anche fra chi non ha avuto contatto con i bianchi e prima che lo si avesse, che
non narri la propria versione del diluvio universale, circa la coppia che si è
salvata e ha avuto il compito di ripopolare il mondo.
Dall’Egitto al Perù, ben lontani tra di loro (e l’America è stata scoperta
in tempi relativamente recenti mentre l’Egitto è la culla di
un’antichissima civiltà), si tramandava una storia identica. I progenitori
dei due popoli erano giunti in Egitto, e in Perù, a bordo di imbarcazioni,
salvandosi da una grossa catastrofe che aveva distrutto la loro patria,
un’isola sprofondata nel mare in seguito ad un cataclisma.
E’ ovvio che io sono tra quanti aspettano al varco il ritrovamento di
Atlantide perché, e le recenti scoperte ci insegnano, alla base di una leggenda
c’è sempre una storia vera.
Troia fu scoperta da Schielmann seguendo le indicazioni di Omero, nella Bibbia,
per quanto mescolate un po’ a caso, le indicazioni date riguardano luoghi ben
precisi, come è stato dimostrato dal Keller nel suo libro “La Bibbia aveva
ragione”. Non vedo perché, proprio per Atlantide, ciò non debba accadere.
Le recenti scoperte nel mare delle Bermude, condotte da una spedizione italiana,
hanno portato al rinvenimento di mura e scalinate immense, molto simili, per
quello che è stato dato di vedere, alle mura di molte città dell’America del
Sud, città delle quali non si sa niente, nelle quali parlano solo le pietre con
le loro incisioni recanti simboli astronomici (come la porta del Sole e della
Luna a Tiahuanaco).
L’Era dei Gemelli più recente appartiene alla storia della nostra terra in
periodo compreso tra il 4.000 e il 6.000 a. C., con un secolo e mezzo circa
prima o dopo le date suindicate.
Sappiamo che datare i reperti archeologici con precisione è molto difficile.
Per la terra, i secoli non sono che un attimo e chissà quali torti si sono
fatti alle varie epoche, attribuendo loro reperti in realtà anteriori o
posteriori. Sicuramente, però, in quel tempo la terra aveva un aspetto diverso
e le terre emerse non avevano l’attuale disposizione. Esistevano fasce di
terra che univano più nazioni; l’Italia era unita all’Africa, Svezia e
Danimarca erano un unico blocco e il mar Baltico era un grosso lago.
Nell’attuale emisfero nord la temperatura era più calda: ecco perché sono
stati rinvenuti tipi di vegetazione in luoghi dove non avrebbero dovuto essere:
per esempio, si sono trovate ginestre nello stomaco dei mammut congelati
rinvenuti in Siberia.
Non si deve pensare all’uomo di quei tempi come ad un troglodita: la strada
verso la civiltà era già aperta; l’uomo si raccoglieva in gruppi,
costituendo famiglie o clan, con molta probabilità doveva aver addomesticato il
cavallo se consideriamo che i Sumeri, nel 3.000 a.C., lo importavano da un
popolo di origine indoeuropea.
La terra era coperta di boschi, di verdi pianure, ed era ricca di selvaggina. I
nostri antenati conoscevano rudimenti di agricoltura, ma non erano molto esperti
nella rotazione delle semine. I gruppi si spostavano quando un terreno era
esaurito, l’avanguardia del grosso del clan era formata da uomini che, oltre a
cacciare, andavano alla ricerca di nuove zone dove insediarsi. E’ chiaro che,
spostandosi, incontravano altri gruppi di persone, effettuavano scambi di merci
e di informazioni, forse contraevano con essi matrimoni o alleanze. Sono state
trovate pitture rupestri dove il soggetto preferito è la caccia, e questa
doveva essere il compito primario degli uomini, mentre le donne probabilmente
allevavano animali: per esempio, il maiale era già allevato in Cina nel
neolitico, circa
8.000 anni a.C.
Come reperti certi dell’epoca dei Gemelli, si hanno manufatti in materiale
naturale come osso, avorio, corno e talvolta di ceramica, trovata in zone anche
molto distanti tra loro, ma incredibilmente simile, decorata con incisioni
lineari, in cui alcuni credono di ravvisare la stilizzazione del segno dei
Gemelli.
In ogni mitologia, o religione o credenza, si trova traccia di gemelli umani e
celesti, esistono prove che la denominazione “Gemelli” del segno zodiacale
fosse comune a più popolazioni e che abbia origine proprio dalle due stelle più
brillanti della costellazione.
Quando l’equinozio di primavera cadeva in Gemelli, le stelle Castore e Polluce
brillavano vicine alla Luna nuova di primavera. Esistono cippi confinari
babilonesi risalenti al 1.500 a.C., perciò molto più vicini a noi dell’era
dei Gemelli che le raffigurano, dimostrando che erano note da 2.000-3.000 anni!
L’era zodiacale denominata Toro va dal 4.000 al 2.000 a.C.
Considerando l’area del Mediterraneo e i paesi che su di esso si affacciano,
troviamo abbondantissime vestigia di culti che si ricollegano al Toro e alla sua
venerazione.
Nella Genesi, l’apparizione del bestiame sulla terra viene subito dopo la
divisione della luce dalle tenebre e la spartizione delle acque.
Con l’inizio dell’era Toro (4.000 a.C.), stando agli studi storici e ai
reperti archeologici, iniziano le coltivazioni agricole in modo programmato.
Si studiano e si approntano metodi razionali per irrigare i terreni:
l’Astrologia entra al servizio dell’agricoltura. I sacerdoti studiano le
orbite dei pianeti, l’elevazione eliaca delle stelle fisse per prevedere e
imbrigliare le forze della natura, per assoggettarle invece di esserne vittime
passive.
Sempre nel periodo ascritto al segno, le popolazioni iniziano a raggrupparsi in
cittadelle-stato, si codificano le leggi, si dà un’inquadratura all’assetto
dello stato, si costituisce la tradizione. Dalla civiltà cretese si hanno
numerose testimonianze sul culto del toro, dai vasi alle armature, dalle pitture
al mito del Minotauro.
In Egitto vale per tutti il toro Api, sostituito poi dal culto del montone. Il
toro Api, incarnazione del dio Ptah, emblema di culto solare, secondo la
leggenda ingrassava o dimagriva a seconda delle fasi lunari. Fra gli elementi
fisici che distinguevano un toro Api da un toro qualsiasi, c’era una macchia
bianca a forma di mezzaluna sulla fronte.
Nelle steli egiziane, si nota spesso la figura di un toro con ai piedi uno
scorpione, segno polare (in opposizione) al Toro.
Nell’iconografia indù, il dio Siva è rappresentato sul dorso di un toro
recante tra le corna la mezzaluna, simbolo di fede per questa religione.
Nei Rigveda, troviamo un altro culto taurino, il Toro è Sùrya l’occhio di
Varuna, nell’Avesta l’occhio di Ahura Mazda. Nel culto di Mithra il dio
solare, forza giovane e generosa, uccide il toro e con il suo sperma e il suo
sangue feconda la terra, facendo crescere piante e animali utili all’uomo.
Sempre in questi sacri testi, i riferimenti al Toro, o vacca, sono
abbondantissimi, spesso associati all’aurora, ai primi raggi del sole nascente
che si dicono uniti e simili a “mucche in mandrie”.
Nell’epopea di Gilgamesh, troviamo l’eroe in lotta con un toro che finirà
con l’essere sacrificato.
In Sardegna il culto del toro è ampiamente documentato da statuette stilizzate
in bronzo e da monumentali complessi di roccia e caverne raffiguranti
l’animale.
A S. Andria Priu, si trova un labirinto di caverne scavate dall’uomo e
adattate sia a sepolture che a luogo di culto in generale. Nella caverna
principale è inciso il simbolo del sole che manda raggi verso l’ingresso (è
l’emblema maschile), mentre le anticamere che ad esso si congiungono sono a
forma di mezzaluna, simbolo femminile.
All’uscita, il visitatore è accolto da un toro decapitato, ben piazzato sulle
zampe, che domina collina e grotte sottostanti.
La mezzaluna è l’ornamento degli elmi dei guerrieri raffigurati nei bronzetti
sardi.
Il toro era venerato anche dai Celti. Quando il sole entrava in questo segno, i
druidi (sacerdoti), celebravano la festa dei tori.
I romani costruirono ad Eboracum (york) un tempio dedicato a Serapide,
incarnazione divina del Toro. In esso venivano accesi grandi fuochi e si
ardevano vittime per onorare gli dei della terra e della fertilità.
L’era zodiacale denominata Ariete, primo segno di Fuoco, si percorre a ritroso
dall’inizio del nostro tempo al 2.000 a.C. L’Antico Testamento ci offre
abbondanti esempi, sia pratici sia simbolici, delle caratteristiche del segno
che maggiormente spiccano in questo periodo.
Il roveto ardente nel quale si manifestava il Dio di Mosè, era un simbolo di
fuoco. Geova è il fuoco che guida il suo popolo verso la terra promessa. I suoi
castighi si manifestano sotto forma di fuoco, e ne è esempio l’incenerimento
di Sodoma e Gomorra.
E’ un dio Ariete, presente e terribile, capace di collere incontrollabili in
offesa di chi attacca la sua gente, ma anche verso il suo stesso popolo che non
sta ai patti. Ordina ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco sul rogo, ma poi
lo sostituisce con un ariete. Gli ebrei festeggiavano il primo mese di primavera
mangiando l’agnello.
I tonanti profeti dell’Antico Testamento sono anch’essi permeati di
caratteristiche Ariete, segno che guidava la loro epoca. Ezechiele, detto il
padre degli esiliati, prima predice il castigo di Dio e poi predica la speranza
incitando alla ricostruzione.
Eliseo lotta contro gli idolatri continuando l’opera di Elia. Però è
suscettibile e vendicativo. Non sopporta gli scherni dei ragazzi verso la
propria vistosa calvizie, evoca due orsi che divorano ben 42 di quei discolacci.
Geremia, divenuto famoso per le continue lamentazioni (è rimasto il termine
“geremiadi”), quando enunciava i suoi oracoli lanciava altrettante
dichiarazioni di guerra, con imprecazioni di pura marca Ariete. Giovanni il
Battista, la voce che grida nel deserto, è l’ultimo dei tipi fortemente
caratterizzati dal segno guida, è l’era dell’Ariete che sta per cedere
all’era dei Pesci, era che inizierà con la predicazione di Cristo.
L’ultimo richiamo a noi vicino del fuoco purificatore biblico è la discesa
dello Spirito Santo sotto forma di fiammelle sul capo degli apostoli.
Nei “Veda” il passaggio equinoziale dall’era Toro 4.000-2.000 a.C.,
all’era Ariete 2.000-0 a.C., viene descritto come ennesima reincarnazione di
Visnù, disceso sulla terra per ridare la vita ad Agni, dio del fuoco. Visnù
deve dar forma al fuoco originario, incontrollato e devastatore, incanalandolo
in forme costruttive, come fuoco sacro dello spirito universale che con la
conoscenza della verità conferisce il grado di iniziazione.
Nell’antichissima religione iniziatica vedica, le corna dell’ariete erano il
simbolo del potere sacerdotale e tali le ritroviamo anche tra gli Egiziani.
Nel misto di leggende e verità adombrate che è la storia dei grandi iniziati,
troviamo Rama (secondo la religione vedica questo personaggio sarebbe la settima
incarnazione di Visnù) che attribuisce a se stesso il segno dell’Ariete come
simbolo di forza, coraggio, saggezza divina iniziazione.
Nel Mahabharata e nei Purana, il segno è rappresentato da Siva. Il suo fuoco è
di nuovo indicato come devastatore ma insieme purificatore e fecondatore. Siva
è chiamato il “capo del gregge umano”.
I Sumeri chiamavano il primo mese di primavera mese dell’agnello.
Alessandro il Grande venne effigiato su monete dell’epoca con corna d’ariete
che sbucano dalla riccioluta capigliatura. Era l’identificazione del sovrano
con il sole di primavera nel segno dell’Ariete e si ricollegava alla sua
pretesa discendenza diretta da Giove Ammone o, meglio ancora, dall’egiziano
Min, divenuto in seguito Ammon-Ra e assorbito dai greci come Giove-Ammone.
L'era dei Pesci dominava il mondo attorno al 22.000-24.000 a.C. e, sempre
secondo questa teoria, l’era che ha chiuso lo scorso millennio era sotto la
sua influenza.
Circa le testimonianze dell’antica era Pesci, non abbiamo niente di storico o
archeologico che possa darci indicazioni.
Secondo le più antiche tradizioni, risalenti al 4.000 a.C. circa, i Sumeri
vedevano nella costellazione dei Pesci una creatura di Tiamat, creata
all’origine del mondo e detta uomo-Pesci. Non dimentichiamo che, secondo la
tradizione mesopotamica, la dea Tiamat era l’acqua salata sposa di Apsù
l’acqua dolce: la prima coppia divina, e l’uomo-Pesci, con il resto delle
costellazioni dello zodiaco, fu da essi procreata sotto forma di mostri viventi.
La coppia si oppose alla volontà del dio Marduk, che voleva popolare il mondo
di altri esseri, ne risultò una
lotta feroce in cui Tiamat perse la vita. Il suo corpo diviso in due, servì a
Marduk per creare il cielo e la terra. Nel Cielo, Marduk pose, come
costellazioni, i figli di Tiamat.
Questo collegamento può far pensare che i Babilonesi ritenessero le acque la
culla della vita, visto che dal loro smembramento si formarono cielo e terra, e
che l’era Pesci, ampiamente precedente alla loro civiltà, fosse all’origine
del mondo.
Sempre seguendo le più antiche leggende, nei Veda troviamo il passaggio
dall’era precedente, Ariete, alla “vecchia” era Pesci, preda del mito di
Mitra-Varuna, il dio delle acque che cavalcava un Makara, mostro marino, tenendo
tra le mani un laccio con il quale catturava i peccatori.
Ma parliamo della “nostra” era Pesci, iniziata all’incirca con la nascita
di Cristo. Un particolare degno di nota è che come al termine dell’era Toro
al sacrificio dei tori subentrò il sacrificio degli agnelli, e nasceva infatti
l’era Ariete secondo la precessione degli equinozi, con l’avvento di Cristo
e della sua dottrina il pesce divenne il simbolo di riconoscimento fra i
cristiani. Il simbolo è troppo noto per parlarne, l’immagine del pesce si
ritrova ovunque, e prende piede in modo particolare dopo la morte di Cristo, che
era detto precedentemente l’agnello di Dio e successivamente simbolizzato
dalla scritta greca Ictus. E che dire della pesca miracolosa operata da Gesù
Cristo, dei dodici apostoli, buona parte dei quali pescatori, e della
moltiplicazione dei pani e dei pesci?
Nel 1.300 circa a.C. Mosè lascia la terra del Toro, l’Egitto, per entrare
nella terra dell’Ariete, differenza esistente anche nel bestiame allevato: le
mandrie dell’Egitto e le greggi di Israele, Apis cede il passo ad Ammone. Così
all’avvento del Cristo-Pesci, detto il “Buon Pastore” e il “Pescatore di
anime”, il dio Geova, che si presenta nel roveto ardente, che impone la sua
legge con metodi tutt’altro che pacifici, che afferma e persegue giustizia e
obbedienza, che detta le leggi, cede il passo ad una nuova dottrina dove il
misticismo e la carità prevalgono sulla paura e sulla forza.
E’ con l’istituzione del battesimo che si può vedere il momento supremo del
passaggio tra un’era e l’altra. Giovanni il Battista è l’ultimo dei
profeti Ariete. Dell’Ariete conosce le collere e la disperazione, maledice e
prega, è la “voce che grida nel deserto” veste pelli di pecora e con
l’atto di bagnare il capo di Gesù, con l’acqua sancisce il passaggio dalla
forza all’amore, dal fuoco che purifica e incenerisce all’acqua che lava,
che monda da ogni peccato. Il Battista è il simbolo vivo del passaggio: ultimo
profeta dell’Ariete è il primo apostolo, è l’iniziatore dell’era Pesci.
Il misticismo che rinuncia alla forza è l’anima del Pesci, ma è, in fondo,
anche la sua debolezza.
Ora, siamo nell'Era dell'Aquario. Quando è iniziata non si sa con precisione,
la teoria ci dice che ogni Era ha un periodo di gestazione, ma quanto questo sia
lungo nessuno può dirlo. Viste le caratteristiche del segno, il cui motto
potrebbe essere "libertà, fraternità, eguaglianza", qualcuno dice
sia iniziata nel 1789 con la Rivoluzione francese. L'Aquario è il segno
dell'indipendenza e, forse, nel bene e nel male il cambiamento dei costumi, la
rivoluzione delle donne in qualche modo gli corrisponde. È anche il segno della
scienza e della tecnica, delle scoperte rivoluzionarie, dei mutamenti
irrevocabili, ma di cui non si scontano sempre le conseguenze. Nessuno può
negare le scoperte rivoluzionarie, ma neppure i rischi connessi, anche morali,
per fare un esempio, alle manipolazioni genetiche, alla clonazione. La scienza e
la tecnica ci hanno portato sulla Luna, a spasso per il sistema solare, ci hanno
dato un maggiore benessere, hanno aggiunto giorni alla vita, ma non è sicuro
che abbiano aggiunto vita ai giorni. Urano, che governa il segno, è il pianeta
dei tagli netti, anche della morte dunque. L'incognita di questa Era e se l'Aquario
e le sue scoperte miglioreranno il cammino dell'umanità o ne determineranno la
fine violenta.
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