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Anno 10
Numero 51
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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LA PIANTA DELLA SETTIMANA
MAIS figlio del Sole:
vita, morte e miracoli di una pianta che ha contribuito a sfamare l'umanità
NOME SCIENTIFICO:
Zea mays
NOMI STRANIERI E DIALETTALI: granturco o granoturco, granone, grano
siciliano, melica o melega, melgone, melgotto, formentone, formentazzo e
frumentone in Italia; mais e blé de Tourquie per i francesi; corn o maize o
Indian corn per gli inglesi; Mais o Turkischer o Weize o Welschor per i
tedeschi; mais e tigro de la India per gli spagnoli
DESCRIZIONE: è indubbio che il mais sia arrivato a noi con
Cristoforo Colombo, mentre era coltivato da 7.500 anni nel Nuovo Mondo, e che
dal Nuovo Messico, dove è stata
trovata la qualità con la datazione più antica, la sua coltivazione si sia
estesa nell'America centro meridionale fino al Nord, alla regione dei Grandi
Laghi. Appena arrivato nel Vecchio Mondo, il mais era coltivato solo nei
giardini dell'Andalusia, di Francia e Italia. La coltivazione tardò a farsi
strada, tanto che nel 1646, nella prima edizione dell'Economia del cittadino in
villa, il Tanara lo descriveva perfettamente affermando che non lo si coltivava
poiché richiedeva un terreno grassissimo, perciò era più conveniente
ripiegare sulla canapa per avere maggiore profitto. In Germania il mais arrivò
dall'Italia, così nei paesi mediterranei. Ma perché "grano turco"?
Secondo una versione tra le più accreditate, la coltivazione del mais iniziò
in Andalusia ad opera degli agricoltori arabi rimasti in Spagna
e che, sempre ad opera, loro sia giunto in Turchia, dove era conosciuto e
coltivato con il nome di kukuruz. Gli italiani, con i loro commerci, lo
riportarono in Europa. Contemporaneamente i portoghesi facevano conoscere il
mais nelle loro colonie, e si deve a loro se è conosciuto in tutto il
continente nero, giungendo nei territori meridionali dell'Asia fino in Cina
nella seconda metà del 1500. Nel 1775 il mais fu trovato anche in Giappone, e
non è chiaro se sia arrivato portato dai missionari o dal Messico per
qualche… via traversa. Negli anni in cui si diffondeva nei nostri territori,
Linneo ne introduceva la denominazione botanica latina "Zea mays". E
dove la pescò? Niente di meno che nei classici. Nel IV libro
dell'Odissea, Omero accenna due volte ad un cereale chiamato "zea",
nome che si ritrova anche presso i latini per indicare un grano primus antiquis
Latio cibus come lo definiva Plinio, sicuramente qualcosa di diverso dal mais, e
lo sapeva anche lo svedese Linneo, il quale, però, lo volle considerare
"pianta della vita", così come Omero e Teofrasto consideravano il
loro zea. Il nome di mais ci arriva per la prima volta dal gesuita Acosta, e lo
troviamo nella sua Storia naturale e morale delle Indie del 1590, riferita al
Perù.
Il mais è una pianta erbacea annuale, unica appartenente alle monocotiledoni
nella grande famiglia delle graminacee, tribù delle Maydeae. Cresce bene in
terreno fertile e ben drenato, con piena esposizione al sole. Il fusto è
semplice e raggiunge i 2-3 metri di altezza. Le radici sono le primarie da cui
germina la pianta, secondarie o permanenti quelle provenienti dai primi nodi del
fusto, aeree o avventizie quelle dei nodi più alti. Il fusto termina con una
infiorescenza maschile detta volgarmente pennacchio, mentre all'ascella delle
foglie, nella porzione intermedia dello stelo, si trovano le infiorescenze
femminili o pannocchie. A maturità raggiunta, l'infruttescenza è costituita da
un tutolo legnoso sul quale sono inserite le cariossidi disposte in file pari e
in numero che varia da 8 a 24, ma se ne trovano anche di 4 o 48. In genere
ciascun nodo porta una sola pannocchia, ma si sono verificati casi di 2 e anche
3 per nodo. Le curiosità non finiscono qui: ci sono tipi di mais che producono
un numero di pannocchie ridotto, ma ce ne sono altre, come il cosiddetto
"duro", che arrivano a produrne fino a 23, mentre il
"rostrato" va dalle 12 alle 19. Nelle nostre regioni conosciamo per lo
più il mais color del sole, ma esistono varietà dai chicchi blu, viola, rosso,
rosa e nero, con anelli, macchie o strisce di vari colori. la diversità del
colore è dovuta a concentrazioni diverse di carotenoidi e flavonidi contenuti
nello strato esterno del chicco. Il mais, come abbiamo detto, è una componente
importante nell'alimentazione umana, e anche per il bestiame, anche se la sua
composizione chimica non è completa come quella del frumento o grano. L'uso del
mais ha il potere di rallentare il funzionamento della tiroide, agisce come
moderatore del
metabolismo.
Con il grano dolce americano si preparano i pop corn, dal germe si ottiene un
olio che, come quello del girasole, svolge un'azione ipocolesterolemizzante. Il
mais è usato anche nella fabbricazione di liquori.
PARTI UTILIZZATE: a scopo terapeutico vengono usati gli stimmi, o
barbe o capelli di frumentone, che fuoriescono dalle pannocchie, più raramente
la farina.
AMIDO DI MAIS: è la farina bianca ottenuta dalla raffinazione del
granturco. Viene comunemente indicato con il nome di maizena e lo si può
trovare facilmente.
PRINCIPI COSTITUENTI: proteine, grassi, carboidrati.
PROPRIETÀ: energizzanti, analgesiche, antiemorragiche, emollienti,
ipocolesterolemizzanti, ipoglicemiche, fluidificanti della bile, diuretiche e
sudorifere che lo rendono particolarmente utile in caso di disturbi renali,
dolori reumatici, artrosi e gotta.
L'amido di mais per uso esterno è un ottimo emolliente, nutriente e sbiancante per la pelle.
RACCOLTA-CONSERVAZIONE: raccogliere gli stimmi o barbe tra luglio e
agosto, far seccare (è indifferente se l sole o all'ombra), conservare in
barattoli di vetro o porcellana in luogo ben asciutto. Se raccolte tra agosto e
settembre sono meno efficaci.
PREPARAZIONI
Infuso: in un litro di acqua bollente lasciare in infusione per mezz'ora
20-30 g di stimmi essiccati, filtrare e bere a tazze nel corso della giornata.
Decotto: in una tazza d'acqua bollire per 5 minuti un cucchiaino di
stimmi essiccati e sminuzzati (30 g
in due litri d'acqua), lasciate intiepidire, filtrare e assumere secondo le
indicazioni.
Tintura:
si compera in erboristeria, oppure macerare 20 g di stimi essiccati e sminuzzati
in 80 g di alcol a 60°. Dopo dieci
giorni filtrare e conservare in una bottiglia di vetro scuro. La dose è 2
cucchiai nel corso del giorno, diluiti in poca acqua o tisana a piacere,
consigliata la bardana.
SALUTE
Calcoli renali, insufficienza renale, ritenzione dei liquidi, gonfiori delle
gambe dovuti a patologie cardiache o gravidanza, nefrite, infiammazione delle
vie urinarie: 3-4 tazze, o anche
di più, di infuso di stimmi, oppure
4-5 tazze al giorno di decotto. L'azione è così efficace che durante le 24 ore
la diuresi è quasi quadruplicata senza che i reni si affatichino. Altrimenti
prendere 4-5 cucchiaini di tintura diluita in poca acqua calda o altra bevanda.
Dolori artritici, reumatismi, gotta: come sopra.
Eruzioni cutanee, ferite, piaghe o ulcere: per un'azione
antinfiammatoria ed accelerare il processo di cicatrizzazione applicare
direttamente sulle zone interessate cataplasmi d'infuso o di decotto il più
caldo sopportabile e lasciare agire fino a raffreddamento.
BELLEZZA
Maschera ammorbidente, rassodante ed elasticizzante per
il viso: adatta in particolare a chi
prende il sole in modo disordinato o troppo brusco. Preparate una pastella
amalgamando 3-4 cucchiai di farina gialla con olio di mandorle dolci. Quando è
cremosa applicare e lasciare agire per mezz'ora, sciacquare con acqua tiepida.
Pelle del corpo ruvida: riempire di farina gialla di granturco un
sacchettino di stoffa a trama fitta, chiudere e usarlo per strofinare il corpo
durante la doccia o il bagno.
AMIDO DI MAIS
BELLEZZA
Crema ammorbidente ed emolliente per le mani: in una tazza di acqua di rose
aggiungete mescolando fino a formare una pastella omogenea 40 g di amido di mais
e 4 cucchiai di glicerina. Ponete il composto in un recipiente di terracotta e
scaldate a bagnomaria e a fuoco basso finché non si rapprende. Togliete dal
fuoco, lasciate raffreddare completamente, quindi aggiungete 4 gocce di olio
essenziale di lavanda. Versate in vasetti di vetro con il tappo, utilizzare più
volte al giorno, applicando sulle mani con un leggero massaggio che vada dalla
punta delle dita al polso.
Maschera sbiancante per l'epidermide: è una maschera adatta a tutte
le pelli e a tutte le età, tranne che alle pelli eccessivamente aride.
Mescolare 20 g di amido di mais con tanta panna liquida quanta ne serve per
ottenere una pastella cremosa e densa. Applicare su viso e collo finché si
sente la pelle "tirare". Toglierla delicatamente con un spugnetta
umida, sciacquare con abbondante acqua tiepida, picchiettare con tonico e
applicare una buon crema idratante. Può essere ripetuta una volta alla
settimana con grande beneficio della pelle che risulterà luminosa, liscia e
setosa.
ALTRI USI: per la farina di mais, nel settore CUCINA
troverete il DOSSIER POLENTA.
L'AMIDO DI MAIS è usato sia nella confezione di prodotti da forno normali sia
per quanti sono allergici al glutine, nella produzione di farine lattee, come
addensante in salse casalinghe o industriali, nei cibi precotti. È usato anche
dall'industria cartaria per migliorare la qualità dell'impasto, nell'industria
farmaceutica come veicolo per molti farmaci, serve nella produzione di saponi e
apretti, nell'industria petrolifera come lubrificante, in sostituzione all'orzo
è usato nella produzione della birra. Quando in cucina si usa la maizena come
addensante, proprio per la sua particolare composizione va tenuto presente che
si deve aggiungere solo alla fine della cottura, poiché le bastano pochi minuti
per cuocere. Va sciolta prima a freddo in poco brodo, latte o acqua, nella
proporzione di un cucchiaio da minestra raso (10 g circa), per 500 g di
preparato che si vuole rendere più corposo. Nella cucina casalinga, la maizena
può sostituire totalmente o al 50% la farina normale nella preparazione di
dolci da forno o budini.
CURIOSITÀ: il nome originale Maya del mais è Centli, derivato
dalla Grande dea del mais Cicomecoatl o Sette Serpenti, mentre kuum significa grano macinato; in azteco si chiama
anche xilotl, da cui deriva il nome della dea Xilonen o dea Giovane del mais
crudo. Nelle leggende delle culture legate al mais, questo è l'espressione sia
del Sole, sia del Mondo sia dell'Uomo. Nel Popol Vuh si racconta che la
creazione dell'uomo fu realizzata in tre tentativi. Il primo uomo, creato con
l'argilla, fu distrutto da una inondazione, il secondo perì sotto una grande
pioggia poiché era fatto di legno, mentre il terzo, fatto di mais, è il nostro
progenitore. Per i pellerossa
Penobscot il mais era un dono di Prima Madre, associabile alla nostra Eva anche
se nata in modo più poetico. Per l'esattezza era la sua carne, come il tabacco
era nato dalla sue ossa ed era il suo respiro. In breve: Prima Madre, mandata da
Grande Mistero di Lassù, partorì molti figli che erano solo cacciatori, quando
le prede finirono e tutti stavano per morire di fame, lei convinse
l'innamoratissimo marito, associabile al nostro Adamo, ad ucciderla seguendo un
preciso rituale. Sette lune dopo nascevano il grano e il tabacco. Secondo gli
Irochesi era un dono del dio Hiawatha. Questo è un personaggio realmente
esistito intorno al 1570 e fondatore della Lega delle Cinque Nazioni, una
confederazione difensiva irochese. Nel ricordo del popolo, si è confuso con
Teharonhiawakon, il Divino Essere Celeste o Colui che regge il cielo, che aveva
insegnato a cacciare, a coltivare il grano, i fagioli e il tabacco.
LINGUAGGIO DEI FIORI: e delle piante, è simbolo di prosperità
considerata nella sua origine, il seme.
DOSSIER
POLENTA
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