Iperico

IPERICO

NOME SCIENTIFICO: Hypericum perforatum

NOMI DIALETTALI: pilatro, pirico, piriconi, millebuchi, parforata, tutta sana, ciciliana, rosa di Saron o barba di Aronne per gli inglesi, scaccia diavoli, erba San Giovanni in tutte le zone dell’emisfero settentrionale

DESCRIZIONE: secondo alcuni botanici appartiene alla famiglia delle Guttiferae, secondo altri al gruppo Hypericum, l’iperico si divide in molte specie, una ventina delle quali in Italia. È presente allo stato selvatico in tutto il mondo, ma è anche coltivato come pianta ornamentale. Pianta perenne, resistente al gelo, dal fusto rossastro, cresce in grandi macchie di colore giallo oro, i fiori appena sbocciati che durano un giorno, e rossiccio dato dai fiori appassiti che s’infeltriscono assumendo una colorazione ruggine. Predilige i terreni soleggiati o in leggera penombra, i campi incolti o abbandonati, i margini delle strade e viottoli di campagna, i boschi radi e cresce fino a 1600 m. Ha forma cespugliosa e rotonda, altezza massima attorno agli 80 cm, fiorisce tra giugno, al solstizio ed ecco perché si chiama erba San Giovanni, e settembre, i fiori profumano intensamente di limone e producono un frutto rossastro che contiene i semi, ed è cosparso da piccole ghiandole che secernono un pigmento rosso scuro. Si riproduce in autunno per semina o attraverso i polloni basali. Le foglie, opposte e di colore verde pallido, sono punteggiate da ghiandole oleose e traslucide che, viste controluce, sembrano tanti piccoli fari, da qui il nome di perforata. È conosciuta fin dall’antichità, se ne trovano testimonianze fin dal VI secolo a.C., ed usata nella farmacopea domestica per le sue svariate proprietà.

PARTI UTILIZZATE: foglie e sommità fiorite sia freschi sia essiccati.

PRINCIPI COSTITUENTI: olio essenziale, detto olio rosso, ipericina, resina, tannino, vitamina C, carotene, acidi clorogenico e caffeico.

PROPRIETÀ: è consigliata nelle affezioni bronchiali, asma, catarro, infiammazioni alla trachea, cattiva digestione, mal di stomaco, disturbi epatici, diarrea, distorsioni, depressioni, ansia, sudorazione alle mani e ai piedi, menopausa, dolori mestruali, leucorrea, eneuresi, frigidità, impotenza, parassitosi, bruciature, scottature, eritemi solari, ulcere, piaghe, contusioni, slogature, gotta, reumatismi, sciatica, pelle secca, pelle rugosa. ATTENZIONE: ha il potere di rendere la pelle degli animali sensibile alla luce solare e la parte depigmentata può andare soggetta a pruriti ed irritazioni che possono, in qualche caso, condurre anche alla morte.

RACCOLTA-CONSERVAZIONE: foglie e sommità fiorite si raccolgono da giugno a settembre, quando buona parte dei fiori è già aperta, recidendo i fusti ed evitando di prendere porzioni legnose, legando a mazzi ed essiccando in luogo ventilato e all’ombra, conservando poi in recipienti a chiusura ermetica, lontano dall’umidità.

PREPARAZIONI
Infuso: 8 g sommità fiorite essiccate, sminuzzate in una tazza d’acqua bollente per un quarto d’ora, filtrare e consumare.
Olio essenziale: si acquista in erboristeria o in farmacia.
Olio semplice per uso esterno: macerare al sole per 15 giorni 200 g di fiori freschi leggermente contusi in mezzo litro di olio d’oliva e 200 g di vino bianco secco ben emulsionati. Far bollire poi a fuoco lento, a bagnomaria, finché il vino è evaporato, conservare l’olio ottenuto, filtrandolo, in bottigliette di vetro scuro e a chiusura ermetica da utilizzare per compresse e frizioni.
Compresse: si acquistano in farmacia o in erboristeria.
Polvere: ridurre i fiori essiccati in polvere, pestandoli in un mortaio, conservare in barattoli a chiusura ermetica e lontano da fonti di calore. La dose consigliata è di mezzo cucchiaino al giorno.
Tintura: si acquista in erboristeria. Per prepararla in casa, macerare per 10-15 giorni 25 g di fiori sminuzzati in 120 g di alcol a 60°. Filtrare e conservare in bottiglia di vetro scuro con contagocce. Dose consigliata 10-12 gocce 2-3 volte al giorno.

SALUTE
Affezioni bronchiali, asma, catarro, infiammazioni alla trachea: bere una tazza d’infuso caldo tre volte al giorno, oppure un cucchiaino di polvere di fiori mescolata a un cucchiaino di miele di castagno due volte al giorno.
Diarrea, cattiva digestione, mal di stomaco, di testa, disturbi epatici, tensione, depressione, sudorazione eccessiva alle estremità: bere una tazza d’infuso tiepido dopo ogni pasto principale, oppure 10 gocce di tintura in un po’ d’acqua zuccherata due volte al giorno.
Disturbi premestruali, menopausa: tre tazze d’infuso al giorno bevute con regolarità.
Bruciature, scottature, eritemi solari, piaghe, ulcere: applicare sulle parti interessate, dopo averle rinfrescate, compresse imbevute di olio e lasciare agire per una mezza giornata, quindi procedere alla medicazione. Per i casi gravi è sempre consigliabile ricorrere al medico.
Contusioni, distorsioni, slogature, gotta, reumatismi: applicare sulla parte dolorante un poco di olio e massaggiare leggermente fino a completo assorbimento. Per i casi gravi è sempre consigliabile ricorrere al medico.

BELLEZZA
Maschera per pelli secche: frullare un pugno di fiori freschi, due gherigli di noce, 3 mandorle spellate e 1 cucchiaio di fieno greco. Mescolare il composto ottenuto con un cucchiaio di miele d’acacia, stendere su viso, collo e décolleté ben puliti e asciutti, lasciare agire una mezz’ora e sciacquare con acqua tiepida.
Trattamento antirughe: picchiettare le zone interessate, in particolare le cosiddette zampe di gallina, due volte al giorno con qualche goccia di olio.

ALTRI USI: le foglie più tenere possono essere consumate in insalata. Recenti studi hanno dimostrato che la presenza di foglie d’iperico favoriscono la conservazione dei cibi. I Tartari usano il decotto d’iperico come stupefacente. Nell’America del Sud, la varietà locale è usata come aromatico, eccitante, e tonico.

LINGUAGGIO DEI FIORI: è considerata una delle più potenti piante antimaleficio, un autentico talismano.

ANEDDOTI E CREDENZE: il fatto che sbocci a ridosso del solstizio d’estate e di San Giovanni, tradizionalmente notte delle streghe, le ha probabilmente conferito la nomea di cui sopra. Veniva coltivato o appeso fuori delle case per scacciare diavoli e malefici. Nel Medioevo si riteneva che un decotto di fiori d’perico raccolti prima dell’alba servisse a scacciare qualsiasi mania e a guarire dalla rabbia. Veniva anche bruciato come incenso. Con la cristianizzazione, si diffuse la leggenda che l’iperico fosse nato dal sangue di San Giovanni, alimentando la credenza di cui sopra, e che il diavolo volesse distruggerla trafiggendola, ma l’unico risultato ottenuto fu quello di perforarle. Sempre le lontano Medioevo nacquero leggende comuni un po’ a tutta la zona europea: con l’iperico, colto la notte di San Giovanni, le ragazze da marito potevano divinare se avrebbero trovato il sospirato sposo nel corso dell’anno. Bastava cogliere un rametto d’iperico e appenderlo nella propria camera da letto. Se il mattino seguente era fresco e vegeto entro l’anno ci sarebbe stato il matrimonio, altrimenti…

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