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Numero 17
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Giardinaggio
DOSSIER PIANTE GRASSE: così sobrie, così
opulente, così succulente
IMPIEGO DELLE PIANTE GRASSE
Maria Maddalena Regno
Secondo una leggenda azteca, un sacerdote sognò il dio del sole che invitava il
suo popolo a costruire la capitale dove avessero visto un'aquila appollaiata su un cactus.
Cosa che fecero nel 1325, quando la visione si concretizzò e la si ritrova
riprodotta in un manoscritto azteco datato 1541. Nacque Tenochtitlàn, diventata poi
Città del Messico.
Inca, Aztechi, Maia e Pellerossa, gli indigeni
delle terre d'origine di queste piante, ne usavano abbondantemente per fini pratici, oltre
che religiosi se contenenti allucinogeni.
A seconda delle varietà, le spine servivano come aghi, ami da pesca, le fibre venivano
usate per fabbricare ceste, stuoie, corde (sisal tratto dall'agave), tessuti, mobili,
pali, abitazioni, recinzioni, detersivo, combustibile che, pensate un po', potrebbe essere
usato al posto della benzina. Secondo una recente scoperta, sembra che i cactus Cereus
hildmannianus assorbano i raggi ultravioletti e potrebbe essere impiegato
scientificamente.
L'ingegnosità dei primitivi non aveva limiti nello sfruttare ciò che la natura offriva:
le spine morbide e pelose di certi cactus argentini e boliviani venivano usate come
imbottitura per materassi, i fusti dello Stenocereus gummosus veniva schiacciati e gettati
nell'acqua dei fiumi e dei laghi poiché la loro linfa tossica stordiva i pesci e potevano
essere catturati più facilmente.
Aztechi ed Incas coltivavano l'Opuntia cochenillifera poiché ospitava
le cocciniglie e dalle femmine di questa specie si estraeva la porpora dal bel colore
scarlatto che serviva per tingere la stoffa. Si appropriarono della tecnica gli spagnoli,
come mostra l'illustrazione, anche ai nostri giorni si usa questo prodotto per colorare
alimenti e prodotti di bellezza.
Delle commestibili, le gemme erano cotte, se ne mangiavano i frutti o i semi, basti
pensare al cosiddetto fico d'India, con il quale venivano preparate anche marmellate.
Tra i boliviani la specie Neowedermannia viene cotta e consumata come le patate, nel
Messico si cucinano i fusti teneri dell'Opuntia subulata dopo averli pelati e tagliati a
pezzi, la polpa del Ferocactus è candita.
L'Agave ha da secoli un'importanza primaria: il liquido estratto dalle foglie serviva
nella farmacopea domestica e per rendere la pelle morbida, per evitare la disidratazione,
come cicatrizzante. Conoscete la tequila? È ricavata dal cuore di questa pianta bollito e
fermentato, mentre dalla linfa si ottiene il pulque.
L'aloe era conosciuto già da greci e romani, essendo anche pianta nostrana, ed è tuttora
usato come ingrediente naturale nella produzione di cosmetici, perciò è coltivato a
livello mondiale su scala industriale. Dai fiori del Selenicereus grandiflorus si estrae
un medicinale specifico per abbassare la pressione sanguigna. Agli inizi del XX secolo il
cortisone si estraeva dal tubero della Testudinaria elephantipes e da alcune specie di
questo tipo si estraggono tuttora elementi che compongono le pillole contraccettive. Il
famoso peyote, l'allucinogeno usato dagli aztechi e dai pellerossa e ora illegale in molti
paesi, in passato serviva anche per curare forme di asma e reumatismi.
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