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Anno 9
Numero 17
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Giardinaggio
Questo spazio è dedicato ai "pollice
verde" e a chi vuole diventarlo. Se avete qualche esperienza personale da segnalarci
su come curare piante e fiori, scrivete al nostro indirizzo telematico. I consigli più
interessanti verranno pubblicati.
Rubrica a cura di Chimonanthus
PRIMULE
È
primavera, svegliatevi… primule, primrose o primavère, il suo
nome, nelle varie lingue, deriva da quel "fior di primavera" che nel
Rinascimento indicava le margheritine dei campi ma che, già Matthiolus,
estendeva anche alle primule, ai fiori che sbocciavano fra le piante del bosco
ai primi soli di febbraio o marzo. Curiosamente, i turchi lo chiamavano "char-chichec",
fiore delle nevi.
Nel
nostro territorio crescono spontaneamente, in qualche caso anche in maniera
endemica, una ventina di tipi diversi sui quattrocento ascritti alla specie. Si
possono trovare a diverse altitudini, da poche centinaia di metri sopra il
livello del mare fino a 3000 metri. Alcuni tipi sono particolari delle zone
alpine e a 3300 metri è di casa la Primula marginata: dai ghiacciai, dunque,
alle rupi marine, anche se amano i prati, i pascoli e vogliono terreno umido.
Sono per lo più piante dell'emisfero settentrionale e delle zone
freddo-temperate, anche se la Primula magellanica si trova in America
meridionale, una paio sono dell'isola di Giava e qualcosa si può trovare anche
sulle montagne africane.
Grandissimo, invece, è il numero delle primule coltivate, gli ibridi e le
varietà orticole, che ne hanno fatto una delle rustiche regine dei nostri
giardini, delle nostre case per le specie d'appartamento.
Descriverle tutte è impossibile, dalla spontanea, graziosa e per lo più gialla
dei prati alle
gradi o grandissime, con diverso numero di petali i cui colori vanno dal giallo
oro al violetto, dal rosa al lilla chiaro, dal bianco al rosso acceso con il cuore d'oro, senza dimenticare
il blu vivo e l'arancio.
Oltre ad acquistare le primule in vaso, si possono piantare i semi acquistati, o
recuperati dalle piante già esistenti, evitando di far invecchiare troppo il
seme e tenendo presente che, nella maggior parte dei casi, la pianta che si avrà
non corrisponderà totalmente all'originale. Oppure si possono moltiplicare
dividendo i cespi esistenti, ma è il caso di rifletterci bene: un cespo grande
e fitto fa un effetto diverso di un cespo miserello.
La semina può avvenire tra marzo e aprile, i semi vanno appena ricoperti da un
velo di terra, il terreno deve essere umido naturalmente, arricchito da un buon
stallatico maturo.
L'esposizione preferita dalle primule è al sole-mezz'ombra, e il terreno deve
sempre essere mantenuto umido.
Poiché
le varietà sono moltissime, recatevi presso un buon vivaio e sceglietele le
vostre primule: c'è la possibilità di trovare un tal numero di piante,
seminabili in tutti i periodi dell'anno, che la vostra casa, il vostro giardino
potrebbero sempre essere in fiore.
CURIOSITÀ: la primula veris, la specie spontanea, già nel XII secolo era
consigliata da Santa Ildegarda come rimedio contro la malinconia. Dai suoi fiori
essiccati si ricava una bevanda, infuso detto tè o cordiale, dal grato profumo
e senza alcuna proprietà eccitante e servono anche per profumare la birra o
arricchire io bouquet di alcuni vini, oltre ad essere consumati canditi,
rivelandosi una vera ghiottoneria. Le foglie, quelle primaverili tenere, possono
essere consumate in insalata.
Con i rizomi si ricavano bevande adatte alle malattie di petto.
In Inghilterra, la primula è l'emblema del partito conservatore, che fu fondato
nel 1884 da lord Randolph Churchill e il 19 aprile uomini e donne appartenenti
al partito sfilano portando questo fiore, che era il preferito da Disraeli e il
segno araldico di una casata scozzese.
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