Venere
8 settembre 2010: VENERE NELLO SCORPIONE cosa ti porta se sei…
Antonia Bonomi
Alle ore 15.00 solari dell’8 settembre Venere entra nel segno dello Scorpione. Si fermerà mantenendosi entro i 13° fino all’8 novembre quando retrocede di 3° nella Bilancia fino al 29 novembre, poi torna nello Scorpione per uscirne alle 12.25 del 7 gennaio.
L’anello di sosta di Venere non è cosa rara, ogni due anni circa sembra fermarsi per quattro mesi in un segno. La retrocessione nella Bilancia è relativamente influente se non per quanti sono nati tra il 21 e il 23 ottobre o possiedono pianeti natali in questo spazio. Nel corso di questo passaggio Venere ha modo di creare numerosi aspetti per lo più positivi con altri pianeti rotanti, accentuando significativamente eventuali aspetti favorevoli, o negativi, come vedremo nell’esame dei segni.
Venere nello Scorpione è in Esilio, ovvero è in opposizione al segno in cui ha il Domicilio (Toro), non viene considerata una delle espressioni migliori di questo pianeta, ma ogni medaglia ha il suo rovescio e al positivo indica apertura mentale, difficoltà a scandalizzarsi quanto piuttosto un certo gusto a suscitare scandalo, non è altissimo il calore umano ma non l’intensità se ci sono sentimenti. Al negativo… gode di una cattivissima fama, molte sono le esagerazioni perché non sarà certo solo una Venere nello Scorpione ad indicare i malati di sesso, diciamo che il contatto fisico ha un’importanza che può diventare assillo, che si può avere mancanza di gelosia e improvvisi scoppi di gelosia morbosa, ombrosità, diffidenza, un carattere che non attira le simpatie.
Da prendersi come annotazione e non come “predizione” perché l’astrologia indica e non predice: questa posizione di Venere, quando è negativa, sembra favorire disturbi agli organi genitali, predispone alle malattie veneree.
Per sapere come la riceverete, cliccate sul simbolo del vostro segno.
Per sapere in quale settore eserciterà al massimo il suo potere, leggete l’articolo riguardante gli ascendenti.
VENERE nella mitologia
Astarte è la dea fenicia simbolo della sposa, dea della fecondità e progenitrice del genere umano il cui culto è documentato fin dal secondo millennio a.C., conosciuta presso i Filistei e i Moabiti, da aphor, schiuma con l’allusione alla sua nascita dalla schiuma del mare, per i greci è Afrodite e per i romani Venere.
Sembra che l’ellenica Afrodite, importata dall’oriente, si sia innestata su una più antica divinità legata alla terra, poiché Pausania la chiama “la più vecchia delle Moire” e per Epimenire era sorella delle Moire e delle Erinni. Il culto di Afrodite ha avuto il suo centro maggiore in Italia, precisamente sul monte Erice in Sicilia dove esisteva un precedente tempio dedicato a Tanit, la Venere cartaginese sposa di Baal, e da qui si è poi diffuso risalendo fino a Roma dove è stata venerata come Venere Erycina. La paternità della dea è controversa. Secondo Omero era figlia di Zeus e di Dione, mentre Esiodo racconta che Urano, il dio del Cielo, era steso in amplesso sulla Terra quando, nel momento culminante, sopraggiunge Crono che lo mutila. Il membro staccato del dio galleggia sulle onde finché presso Cipro si trasforma in spuma nella quale si forma la fanciulla divina, da qui gli epiteti di Ciprigna per l’isola che le ha dato i natali e Anadiomene cioè emersa dal mare. Era venerata dai naviganti perché “rendeva il mare bello e tranquillo”, perciò sicura la navigazione, ma era anche la dea della primavera in fiore, che risveglia la terra e i sensi, e da qui ad essere dea dell’amore il passo è breve. Non fu mai la protettrice dell’amore coniugale in senso stretto, perché questa era una prerogativa di Giunone, fu piuttosto quella potenza che spinge irresistibilmente un essere verso l’altro. La vita sentimentale della dea fu molto movimentata: dopo un “abbraccio” con l’eroe troiano Anchise concepì Enea, Zeus la costrinse a sposare Vulcano, il deforme dio del fuoco, che lei si affrettò ad ingannare con Marte, il dio della guerra. Le leggende sono molte e spesso discordi, le più accreditate raccontano che i due concepirono Eros e Anteros, con il marito ebbe Priapo, con Dioniso le Grazie ed Imene, da Poseidone ebbe Rodo, personificazione divina dell’isola di Rodi, dall’unione con Mercurio nacque Ermafrodito. Il grande amore della sua vita, però, fu Adone, vittima della furiosa gelosia di Marte, la cui spoglia mortale Venere trasformò nell’anemone. La dea greca, terrestre e sensuale, fu poi trasfigurata in un archetipo più spirituale, simbolo della forza animatrice della terra, preservatrice dei mali, dea della persuasione e della felicità coniugale. Dea dei fiori, della bellezza e della femminilità, delle arti e della fortuna, era invocata nel gioco dei dadi. In astrologia governa il segno del Toro e della Bilancia, i suoi colori sono il rosa e il verde tenero, i suoi animali le tortore.
Cosa ti porta se sei…
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