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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi
ADIOS
COMPANERO GREGORIO!
E’ morto a Cuba Gregorio Fuentes, l’ispiratore de “Il vecchio ed il
mare”
Roberta
Gallina
Aveva
104 anni Gregorio Fuentes il pescatore cubano, grande amico d’Ernest Hemingway
ed ispiratore di Santiago, il pescatore “…magro e scarno… con le chiazze
del cancro della pelle provocato dal sole tropicale…tutto in lui era vecchio,
tranne gli occhi… allegri ed indomiti…”, protagonista del famoso romanzo
“Il vecchio ed il mare” che, nel 1952, valse il premio Oscar allo scrittore
statunitense.
Gregorio Fuentes nacque a Cojimar (Cuba), poco distante da L’Avana, nel 1897.
Figlio di pescatori, fece con il padre, all’età di sei anni, la traversata
dell’Atlantico, durante la quale il genitore perse la vita: il bambino arrivò,
da solo, alle Isole Canarie. Tornato in patria si guadagnò da vivere aiutando
gli altri pescatori, proprio come il ragazzo del romanzo; con il passare degli
anni si perfezionò a tal punto nel suo mestiere che divenne uno dei più
valenti pescatori e capitani cubani.
L’incontro con Hemingway risale alla fine degli anni Venti, quando Ernest si
dedicava alla caccia del marlin,
attraversando, a più riprese, lo stretto della Florida dalla sua casa a Key
West. Per una circostanza fortuita Gregorio salvò la vita dell’americano che,
ammirato il coraggio del cubano maggiore di lui solo di un anno, rimase anche
conquistato dalla sua straordinaria abilità di pescatore; i due non tardarono a
diventare amici, con la comune passione della pesca; non solo, Hemingway fece
conoscere all’amico un’altra grande caccia: la caccia grossa. Più volte i
due partirono insieme per partecipare a grandi safari in Africa. Nel 1938, dopo
la guerra civile spagnola, Ernest decise di stabilirsi a Cuba, sedotto dal
particolare clima, non solo meteorologico, dell’isola caraibica: i due furono
compagni, a bordo del Pilar, il
lussuoso panfilo di proprietà dell’americano, di baldorie, sbornie, feste,
grandi pescate in alto mare, dove, una volta, incontrarono una barca con a bordo
un vecchio delirante. Credendolo naufrago i due si avvicinarono dandogli cibo e
rum: furono accolti a suon d’insulti e minacce dall’anziano pazzoide!
Durante la prima guerra mondiale lo stravagante Hemingway trasformò il Pilar
in nave da combattimento, annunciando che voleva andare a dar la caccia ai
sommergibili tedeschi! Il fedele Gregorio non abbandonò, neanche quella volta,
il suo “camarada, amigo, y companero” e s’imbarcò con lui. I due
intendevano spacciarsi per un’equipe scientifica in panne, cercando di
avvicinare qualche sommergibile tedesco: avrebbero fatto finta di chiedere
aiuto, poi sarebbe entrato in gioco il fornitissimo arsenale di armi che Ernest
s’era procurato. Fortunatamente le loro speranze andarono fallite, nessun
sommergibile cadde nelle loro mani: si consolarono pescando. Ma la carriera
bellica del Pilar non era ancora
terminata: anni dopo divenne il nascondiglio delle armi dei rivoluzionari
castristi, di cui Fuentes era sostenitore, Hemingway fece finta di non sapere
nulla, perché, segretamente, era avversario al regime di Batista.
Lo scrittore continuò a vivere a Cuba fino al 1960, quando, malato, fu
costretto a ritornare negli Stati Uniti, dove si sparò nel 1961. Prima di
partire Ernest si congedò da Gregorio, affidandogli il preziosissimo Pilar,
poiché, raccontò Fuentes durante un’intervista di tre anni fa, “… sapeva
che era in buone mani e sapeva che ne avrei avuto cura sempre…” La notizia
della morte del suo amico lo rattristò a tal punto che, ormai
sessantaquattrenne, decise di smettere di pescare. Contemporaneamente seppe che
il Pilar era ormai di sua proprietà. Non avendo i mezzi per poterlo
mantenere, si rivolse direttamente al Lider
Maximo chiedendogli aiuto: Castro acconsentì alle sue richieste e la barca
rimase nella villa cubana di Hemingway, oggi trasformata in museo.
Da allora Gregorio Fuentes, è rimasto a vivere, a pochi metri dall’amatissimo
mare, nella sua casetta di Cojimar, con le pareti piene di ricordi, di quadri e
di fotografie che lo ritraggono insieme al suo “amigo Ernest”. A coloro che
gli chiedevano il segreto della sua longevità, Gregorio rispondeva di aver
sempre seguito i consigli del medico che non gli proibiva né i sigari
“puros” né il rum, ma che, aggiungeva maliziosamente l’arzillo
vecchietto, gli raccomandava l’uso di due profilattici ogni volta che andava
con una donna!
Ultimamente Gregorio Fuentes era diventato un’attrazione turistica che lui
sfruttava abilmente, dato che “la vita a Cuba stava diventando sempre più
difficile”: riceveva gli stranieri nella sua villetta oppure al ristorante “Terraza”,
uno dei locali preferiti da Hemingway, per cinquanta dollari si faceva
intervistare, lasciandosi andare ai ricordi dei tempi che furono, perché sapeva
benissimo che era uno dei pochi, anzi forse l’unico ed ultimo testimone di
un’epoca tramontata. Era nato un anno prima della guerra ispano – americana,
aveva assistito ai regimi dittatoriali che avevano fatto di Cuba il “bordello
degli Stati Uniti” e che avevano ridotto la popolazione al terrore ed alla
fame, aveva visto, sia pur da lontano, due guerre mondiali, aveva contribuito
all’affermazione di una Rivoluzione, si era rallegrato dell’ascesa
economica, stava vivendo e soffrendo nel “Periodo Especial” arrangiandosi
come poteva nonostante l’età più che venerabile.
Gregorio Fuentes si è addormentato per l’ultimo sonno, a 104 anni, lunedì
scorso e, chissà, forse anche lui come Santiago sognava i leoni.
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