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Anno
9
Numero
9

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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AQUARIO
RENATO CAROSONE lucida follia e sano buon senso 

Antonia Bonomi 

Ricordo un'estate al mare, passata a ballare Caravan Petrol e Catumba 'o pellerossa, con il finale di Guarda che Luna. Usando  il titolo di un film, ho ballato una sola estate (poi, però, non sono morta!), e la colonna sonora erano Renato Carosone e Fred Buscaglione. Due ricordi fusi in uno: irripetibile, indimenticabile 1959. Renato Carosone, faccia a uovo e sorriso sornione, Gegè  Di Giacomo, faccia ghignante da luna piena, sono stati un bel regalo della televisione quando ancora era in bianco e nero e i varietà erano varietà, non prediche sconclusionate, c'era un palco, qualche lustrino ma non troppi, e la gente faceva quello che sapeva fare. Lui e il suo gruppo sapevano cantare e suonare, quando Gegè attaccava il tormentone: "Canta Napoli…", cui faceva seguito l'aggettivo per collocare la canzone, potevi essere sicuro di divertirti.
Il 7 settembre del 1960, poco più che quarantenne, Carosone decide di abbandonare le scene, fa qualche apparizione in televisione, incide qualche disco, ma resta defilato fino al 1980, quando l'11 aprile va in onda la prima puntata del nuovo programma di Enzo Tortora, L'altra campana, che dovrebbe segnare il suo ritorno. Personalmente non ricordo il programma, ho consultato annali di varie tendenze, ma oltre all'indicazione della partenza del programma, delle tre vallette soprannominate Din Don Dan, non ho trovato niente.
La vita di Renato Carosone? Nasce in un vicolo di Napoli, il padre Antonio è impresario del Teatro Mercadante. Diplomato in pianoforte, a 14 anni eccolo suonare nel teatro dell'opera dei pupi. Nel 1937, non è ancora maggiorenne, s'imbarca per Massaua con una compagnia di varietà, nel 1939 è ad Addis Abeba a dirigere l'orchestra in un locale notturno. Tornerà in Italia, con la moglie Lita, nel 1946.
Il 28 ottobre 1949 debutta con il suo trio all'inaugurazione di un locale notturno sul lungomare napoletano: musica da ballo e le sue prime canzoni parodia. Nel 1955 è lui ad inaugurare la mitica Bussola di Viareggio, malgrado le resistenze degli impresari chefoto del complesso Carosone, il batterista è Gegè di Giacomo ritenevano la sua musica troppo innovativa. Sergio Bruni, cantante napoletano "melodico" che più non si può (era stato in guerra con il fratello di mia madre), gli procura il primo ingaggio discografico e Carosone esplode.
'O sarracino… Tu vuo' fa' l'americano… Torero che sarà tradotta in dodici lingue, il terribile scilinguagnolo di Prenditi 'na pastiglia, Chella llà, Maruzzella, La Panse', la parodia tragicomica di E la barca tornò solo, con la quale arrivò terzo al festival di Sanremo, un bel botto visto che ancora tenevano banco colombe ed edere, e via cantando e sfottendo.
La sua musica napoletana a tempo di rock, i suoi personaggi- bozzetti che sono uno spaccato dei tic italiani, conquistano il mondo, le esibizioni del suo gruppo sono uno spettacolo nello spettacolo, con Gegè Di Giacomo che si traveste, fa il matto con la batteria: in una trasmissione televisiva che ricordo benissimo, suona tutto lo studio, telecamere e cameramen compresi, con le bacchette.
Dopo un ictus che lo ha colpito un paio d'anni orsono, e che lo aveva lasciato con difficoltà respiratorie, è morto domenica 20 maggio 2001.
I coccodrilli si sprecano, Renzo Arbore lamenta il fatto che Carosone non sia stato tenuto in considerazione, oltre a considerarsi una sorta di figlioccio spirituale del medesimo, cosa che mi fa rabbrividire poiché i doppi sensi di Carosone erano signorili, quelli di Arbore non mi divertono, le canzoni di Carosone erano una storia, quelle di Arbore tristi rifacimenti neniosi di belle musiche.
Prima dei piagnistei di rito, un bel ricordo ancora vivente glielo aveva fatto Manu Chao. In un'intervista rilasciata qualche settimana fa, ha dichiarato che il cuore pulsante dell'Italia sta nella mozzarella di bufala e nelle canzoni di Renato Carosone, dichiarando testualmente: " È un genio assoluto. Mi piace tutto di lui: le parole, la musica, gli arrangiamenti, l'ironia sottilissima. Carosone è una medicina eccellente contro la depressione" e penso non ci sia nessuno che voglia contraddire questa affermazione. Per ringraziarlo, Carosone gli aveva attribuito la cittadinanza onoraria, riconoscendogli un'anima un po' indigena. Ed è rimasto perplesso quando gli è stato detto che un ex musicista di Manu Chao, Antonio de la Cuesta, in suo onore si era ribattezzato Tonino Carotone.  
Com'era Renato Carosone Dietro lo Specchio dell'Astrologia? 
Attratto dalle novità e da tutto ciò che è diverso come ogni Aquario che si rispetti, attaccato alle origini, al suolo  natio come indica la sua Luna nel Toro. Era ambizioso e amava stare in scena, come dicono Giove e Nettuno congiunti nel Leone, ed erano questi due pianeti a fare la differenza, a dargli l'abilità eclettica, la genialità scoppiettante che traspaiono nei testi e negli arrangiamenti, nelle gag in coppia con Gegè, con il quale si rimpallavano brani e smorfie. Ma era anche ingenuamente suscettibile, un po' masochista, non sapeva chiedere, non tanto e non proprio per presunzione fine a se stessa, ma perché sapeva di valere. L'opposizione del Sole con Nettuno e Giove indicano il fondo di malinconia che si avvertiva dietro il sorriso e nei testi delle sue canzoni, testimoniano il fatto che deve avere sofferto molto nel suo più o meno volontario allontanamento dalle scene.
Una curiosità astrologica: la prima volta che si ritirò, nel 1960, aveva quarant'anni, come Rosa Ponselle, il soprano che trovate tra i PERSONAGGI DELLA LIRICA. Entrambi appartenevano all'Aquario.