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Anno
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Numero
9

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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AQUARIO
ROOSEVELT DIETRO LO SPECCHIO dell’astrologia

Antonia Bonomi

Essere rieletto per ben quattro volte alla carica di presidente di una grande nazione non è cosa che capiti spesso, per lo meno in un paese dove non vige una dittatura. Ma a Franklin Delano Roosevelt la cosa riuscì. Perché era il "minore dei mali", o perché era un "male conosciuto"? Difficile, perché le sue vittorie sono sempre state di larga misura. No, la cosa più semplice è che Roosevelt era una persona in gamba, in gambissima, ed era F.D. Roosevelt il 3 marzo 1933 - discorso di insediamento attrezzato per vincere. Aquario fortemente influenzato dal Toro, che ospitava ben cinque pianeti, con un dinamico Marte in Gemelli, in trigono perfetto con Mercurio nel segno natale, era una miscuglio perfetto di attaccamento alle tradizioni e di spinta progressista, di buon senso e di elasticità mentale, che si può anche chiamare mancanza di scrupoli, dono d’osservazione che era perspicacia nell’afferrare le situazioni, e abilità dialettica. Improvvisava, ma seguiva programmi meticolosamente definiti. Si occupava di problemi sociali e di problemi economici, ma Il suo lato Toro prevaleva sull’Aquario. All’insegna del buon senso sapeva che risolvendo i problemi economici quelli sociali sarebbero comunque migliorati. Aquario e Toro in splendida simbiosi lo portarono a varare le riforme legislative di sicurezza sociale, come le assicurazioni per gli incidenti, invalidità e vecchiaia, norme per la disoccupazione, la garanzia dei minimi salariali. Da bravo Toro, accentrò nelle proprie mani il massimo del potere. La sua elasticità? Quando incontrava ostacoli, ricorreva a manovre discutibili come il tentativo di guadagnarsi la suprema corte federale di giustizia facendo eleggere nuovi giudici, a servirsi di persone dalla fama dubbia come il patriarca dei Kennedy. Era uno che non si arrendeva mai, aveva una incrollabile fiducia nelle proprie forze, un super ego costruttivo che lo portava a combattere per affermare le proprie idee. In contrasto col Congresso, Roosevelt non esitò ad appoggiare l’Inghilterra nel suo sforzo con Hitler. Non fu un fortunato in senso stretto, fu fortunato per essere nato com’era: intelligente, pratico, dinamico, elastico, irriducibile anche nei confronti della malattia che lo rese invalido. Fu testardaggine? Ben venga. Il ritrattino schizzato da me anni or sono sotto il suo quadro conclude con questa frase lapidaria: "Era un intelligentissimo figlio di puttana, molto più in gamba della media dei politici di prima, durante e dopo."