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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Personaggi
di Varia Umanità
del segno dell'
ARIETE
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FLORA TRISTAN l’orgoglio e la fatica di essere
donna
Antonia Bonomi
Da noi è relativamente
conosciuta, per lo meno dal grosso pubblico, mentre in Francia il suo nome è
stato dato a scuole e centri d’accoglienza per donne vittime della violenza e
per ricordarla nel bicentenario della sua nascita lo scrittore Mario Vargas
Llosa le ha dedicato un libro, Paradisi lontani, che la racconta accomunandola
al nipote, questo universalmente conosciuto, Paul Gauguin.
Flora Tristan, detta donna Florita, nasce all’inizio del 1800,
esattamente nel 1803, vive solo quarantun anni, ma la sua indomabile volontà,
il suo senso della giustizia sociale lasciano un segno, un testimone che sarà
ripreso cinque anni dopo da Marx e Engels.
Flora
Célestine Thérèse nasce a Parigi. Il padre è don Mariano Tristan y Moscoso,
colonnello dei Dragoni del re di Spagna, ricco signore discendente da una delle
più opulente e antiche famiglie spagnole del Perù, la madre è Thérèse (ma
qualcuno dice Anna, mentre altre fonti sostengono che Anna era la sorella),
Laisey, figlia di un francese cattolico scappato in Spagna con l’arrivo della
rivoluzione e del terrore. Malgrado la differenza di classe sociale, lei è
borghese e povera, i due s’innamorano e un bel giorno si sposano in casa di
lei. È l’abate de Roncelin a ufficiare il rito che, però, non ha alcun
valore in Francia, dove si trasferiscono e dove l’anno seguente nasce Flora.
La famiglia vive nel lusso, Flora cresce tra domestici e ospiti illustri, tra i
quali Simon Bolìvar, la vita scorre senza alcun problema, la madre è
nuovamente incinta quando il 14 giugno 1807 il sognatore amante dei giardini don
Mariano muore per un attacco apoplettico fulminante. E iniziano le difficoltà.
I genitori non hanno mai regolarizzato la loro posizione, la madre risulta una
concubina e non ha diritto a nessuna eredità, Flora è illegittima. Madre e
figlia restano nella bella casa di Vaugirand fino ad ottobre, alla nascita di
Mariano Pio Henrique, poi sono costrette a sloggiare e inizia un lungo
vagabondaggio in case sempre più povere, sempre più misere man mano la madre
esaurisce le economie. Flora cresce con i racconti della madre, che favoleggia
del suo futuro di erede di una grande fortuna. Sono anni difficili per la
Francia, la campagne napoleoniche hanno ridotto la popolazione alla fame, ancora
più drammatiche sono le condizioni di chi è già povero e Flora conosce la
fame. L’amato fratellino muore a nove anni e mezzo, non si sa di cosa e Flora
non ne parlerà mai, è possibile sia morto di stenti.
Ha sedici anni ed è una bella ragazza sottile dai lunghi capelli neri e
gli occhi di brace, il soprannome è “bella andalusa”, deve lavorare e si
presenta come colorista ad un incisore, André Chazal, che cercava un’operaia.
L’uomo se ne innamora, Flora non ne vuole sapere e lui, non dimenticate che
siamo nella prima metà dell’Ottocento, chiede la sua mano alla madre di lei
che gliela concede. Flora non la perdonerà mai e scriverà che la obbligò a
sposare un uomo che non amava e che, soprattutto, non stimava, da quella unione
faceva discendere tutti i suoi mali.
Ha tre figli, due maschi e una femmina, Aline, l’unica con la quale manterrà
rapporti. Il matrimonio dura poco, non solo non ama e non stima il marito,
questo è anche un forte bevitore e Flora lo pianta abbandonando il tetto
coniugale. Non dimentichiamo che siamo nella prima metà dell’Ottocento, la
cosa suscita scandalo e nel suo ambiente viene considerata una reproba, una
paria come non smetterà di sottolineare lei, che userà l’aggettivo per il
titolo del suo primo libro. Entra come domestica al servizio di ricchi inglesi e
con loro viaggia attraverso l’Europa, poi s’imbarca a Bordeaux per il Perù,
alla
ricerca delle sue origini e dell’eredità di cui le parlava la madre. Arriva
ad Arequipa, la città dei suoi avi, è accolta dalla famiglia, lo zio Pio le
riconosce una rendita a vita, dopo venti mesi vissuti attraversando il paese
torna a Parigi e scrive Le peregrinazioni di una paria, reportage del suo
viaggio della speranza attraverso l’Atlantico e il Perù, descrivendone le
miniere, le guerre civili, i monasteri, la misera vita degli indigeni. Ora è
finanziariamente sicura, ma il suo spirito non trova pace. Non dimentica gli
anni della sua miseria, non dimentica lo scandalo suscitato quando ha
abbandonato il marito e scrive Necessità di riservare una buona accoglienza
alle donne straniere, nella quale si chiede perché una donna sola deve essere
considerata anormale, perché una donna non deve avere una propria identità e
non avere il diritto di divorziare. L’ex marito la perseguita, cerca di
portarle via la figlia, tenta di ucciderla aspettandola sotto casa e ferendola.
La notizia suscita clamore nella Parigi del tempo e lo scrittore Sainte-Beuve,
con un pizzico di sarcasmo, afferma che Flora Tristan è diventata più famosa
in un’ora che in dieci anni di vita letteraria. La giustizia l’aiuta ad
essere padrona delle proprie azioni: il marito è condannato a vent’anni di
galera, lei può finalmente diventare
membro della Parigi culturale che conta e scrive un romanzo.
Giornalista ante litteram, si reca in Inghilterra per studiare tutto, miserie e
nobiltà, frequenta bettole, topaie e bordelli annotando puntigliosamente
ambienti e sensazioni, per entrare nel Parlamento, vietato alle donne, si
traveste da ambasciatore turco. Da questa esperienza nasce Promenades dans
Londres dove, tra l’altro, denuncia il traffico dei bambini e la grande
miseria, si scaglia contro la prostituzione.
Le sue fissazioni sono la povertà, lo sfruttamento in genere, in particolare
delle donne: “Rivendico i diritti delle donne, perché sono convinta che tutte
le sofferenze del mondo derivino dalla mancanza del rispetto e dal disprezzo dei
diritti naturali e imprescindibili dell’essere femminile”. Sembra
invasata, si mette in viaggio per la Francia, frequenta le taverne dove si
riuniscono gli operai e cerca di convincerli a riunirsi nell’Unione Operaia,
associazione che permetterà loro di sfuggire allo sfruttamento, alla
sottomissione. Non lesina le forze, non ha cura di se stessa, convinta com’è
di avere una missione da compiere, di essere un Messia al femminile, si spreme
fino all’ultimo e muore consumata il 14 novembre del 1844.
Lascia la figlia Aline che due anni dopo sposerà un giovane giornalista, Clovis
Gauguin, dal quale avrà il figlio Paul.
Gli operai stimolati dalle sue battaglie “socialiste” le faranno erigere un
monumento nel cimitero di Bordeaux.
Com’era Flora Tristan Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Pioniere si dice dell’Ariete, Flora è stata pioniera dell’emancipazione
femminile nella vita e nel lavoro, delle battaglie operaie e la Luna nella
Bilancia indica che il suo era un sentimento genuino, dettato da un grande senso
della dignità personale e della giustizia. Il suo motto “Dio, amore e
coscienza: del resto non m’importa niente”, non era solo un modo di dire, ma
qualcosa di profondamente sentito. Era un temperamento forte, che qualcuno
potrebbe definire virile, la femminilità svenevole e il senso materno erano
deficitari con quel Marte nel segno del Cancro quadrato al Sole, ma quel Marte
è stato la molla che l’ha fatta combattere in nome dell’umanità femminile
e di tutti i sottomessi. Però, Florita aveva anche un risvolto molto più
sensibile, ipersensibile. Tendeva alla mania di persecuzione e le esperienze
scioccanti dell’infanzia hanno senza dubbio trovato terreno fertile,
contribuendo a farla radicare e scivolare verso l’esaltazione. Aveva un senso
del dovere esasperato, doveva e voleva riuscire a tutti i costi, ma non aveva
molto senso dell’organizzazione, si perdeva nei particolari, pretendeva di
fare tutto e il fanatismo faceva parte del suo bagaglio, come il masochismo, la
relativa fortuna e il guizzo della genialità. Grande Florita, nelle qualità un
esempio per tutti, uomini e donne.
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