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Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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LIALA
La più grande scrittrice italiana di romanzi rosa
Roberta
Gallina
Amalia
Liana Negretti nacque vicino Como il 31 marzo 1897. La famiglia era molto
benestante: solida borghesia lombarda, vantava un ramo Odescalchi tra gli avi.
Amalia visse secondo i canoni dell'epoca, scuole, liceo classico, poi,
naturalmente, un buon matrimonio. Sposò, infatti, il marchese Pompeo Cambiasi,
ufficiale della Regia Marina, di parecchi anni più anziano di lei. Il momento
cruciale, nella vita della giovane donna, esplose quando conobbe il marchese
Vittorio Centurione Scotto, pilota d'idrovolanti. Per i due è il classico colpo
di fulmine. Per lui, Amalia medita di divorziare dal marito, cosa impensabile
per l'epoca! Ma, intorno ai due innamorati, le cose non erano per niente facili,
prima di tutto la feroce opposizione della famiglia del pilota, che vedeva in
lei una scriteriata dalla moralità assai discutibile, quindi non certo adatta
al loro figlio, per giunta divorziata, inammissibile! La famiglia Negretti non
era da meno: vergognandosi profondamente per il ridicolo di cui li aveva coperti
la giovane, compativano lo sfortunato Pompeo, marito abbandonato, che, dal canto
suo, era quello che aveva reagito con più signorilità all'abbandono della
moglie. Tuttavia sia Amalia che Vittorio sembravano decisissimi a fregarsene di
quello che dice la gente ed a vivere la loro vita ed il loro amore.
Ma, come tutti in sogni, la realtà fu un atroce risveglio: nel 1926, durante un
allenamento per partecipare alla Coppa Schneider, l'ufficiale precipita con il
suo velivolo e muore sul colpo.
Per Amalia il dolore fu tanto forte che si ammalò, per lunghi mesi fu incapace
di reagire nonostante le premure del marito che non aveva mai smesso d'amarla.
Per riuscire a superare il terribile ricordo, inizia a scrivere. Nel 1931
termina il primo romanzo, intitolato "Signorsì": il libro entusiasmò
l'editore Mondadori tanto che presentò la neo scrittrice al grande D'Annunzio.
Il Vate rimase colpito dalla profonda conoscenza che la giovane donna aveva di
motori e di aerei, l'incoraggiò a continuare a scrivere definendola
"…compagna di volo e di insolenze…" e le regalò un'ala con la
scritta " A Liala". Da quel momento in poi Liala fu il suo nome
d'arte. Da allora iniziò la sua ascesa di successo e popolarità, scrisse circa
una novantina di titoli, tra romanzi di grande successo come "Frammenti
d'arcobaleno", novelle e racconti; impareggiabile romanzo fu quello,
autobiografico, "Ombre di fiori sul mio cammino" in cui racconta la
sua vita, un poco romanzata, dall'adolescenza alla morte del suo grande Amore. I
suoi migliori romanzi, nel 1984 sono stati riuniti in "Lo scrigno di
Liala".
Dopo l'exploit giovanile, Liala ha sempre vissuto in maniera discreta, nella sua
villa di Carate Lario chiamata "La Cucciola", e in seguito
ricongiungimento con il marito ha avuto due figlie, Serenella e Primavera.
Raccontò lei stessa che, specie negli ultimi anni, aveva l'esigenza della
tranquillità, trascorreva le giornate scrivendo i suoi deliziosi romanzi,
ascoltando musica classica con il ricordo di memorabili serate trascorse alla
Scala.
La "Regina del romanzo rosa italiano" morì alcuni anni or sono, il 15
aprile 1995, assistita dai familiari più stretti, all'età di novantotto anni.
Se, da un lato, Liala ha ricevuto le lodi di D'Annunzio e l'ammirazione di
Trilussa e di Ojetti, dall'altro sono stati numerosi i critici togati che si
sono sentiti in dovere di ostentare disprezzo per la scrittrice comasca:
semplice invidia per l'enorme quantità di copie, ancora oggi, vendute? Anche
molte scrittrici italiane del dopoguerra si sono mostrate ancora più feroci:
hanno definito i suoi romanzi "caramelle zuccherose", "favolette
moderne senza nerbo", "una pseudo - scrittrice antifemminista",
perfino Camilla Cederna si è scagliata contro quella "paraletteratura per
manicure"! Antifemminista Liala? Come si può definire antifemminista una
donna che, nel rigore morale degli anni venti, stava per affrontare l'enorme
scandalo di un divorzio per seguire l'uomo amato? Entrambi sapevano cosa
avrebbero trovato sul loro cammino: ostacoli dalle famiglie, ostracismo dalla
società e, per il pilota, guai seri con l'Aeronautica che, a quei tempi, aveva
il diritto di controllare la vita privata dei suoi ufficiali. Femminista una
donna che guidava l'automobile da sola senza l'autista? Che fumava
tranquillamente e che fu una della prime donne in Italia a tagliare le lunghe
chiome rosse per adottare la moda dei capelli corti e ad indossare i pantaloni?
Ma via, forse queste scrittrici e giornaliste non hanno fatto il piccolo sforzo
di mettersi nelle vesti altrui: ciò che negli anni Cinquanta o Sessanta
sembrava logico e giusto avere o ciò che era un diritto ottenere, prima della
guerra era impensabile. In trent'anni l'Italia cambiò moltissimo, la società
s'evolse lentamente, non senza fatica: se le donne faticavano tanto a
conquistare i loro diritti, non pensavano che venti, trenta anni prima le cose
erano ancora più difficili? Pensavano che le loro madri e le loro nonne, sia
pure abituate a servire un'altra mentalità, non covassero pensieri di rivolta o
che non soffrissero per le ingiustizie che molte donne, forse anche loro stesse,
subivano? La società italiana, durante l'epoca fascista, poteva accettare una
manifestazione in piazza di donne scalmanate (anche giustamente, per carità,
non lo metto in dubbio)?
Certo bisogna anche ammettere che alcune situazioni o scene dei romanzi di
Liala, se letti con la mentalità moderna del ventunesimo secolo ci fanno un
po’ ridere, ma non se li prendiamo per quello che sono: spaccati di vita di
un'epoca ormai scomparsa, conditi con una dose di fantasia, di sogno,
ingredienti che trasformano una vicenda "normale" in romanzo. Eppure
trovo necessario puntualizzare un altro aspetto della questione: i sentimenti.
Sono "romanzi", sono "all'antica" ma contengono anche valori
morali, forse un po’ esagerati, ma ci sono; in un programma televisivo, tipo
Beautiful, per intenderci, che valori contiene? I suoi protagonisti sono esempi
cui ci ispireremmo per educare i nostri figli?
LIALA il piacere della ribellione, la quiete della tradizione
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