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Anno 9
Numero 9
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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dello Spettacolo
del segno dell'
ARIETE
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UGO TOGNAZZI un attore completo
Antonia Bonomi
Ugo Tognazzi, lombardo e più
precisamente cremonese, a quattordici anni è operaio in una fabbrica di salumi
e recita in una compagnia filodrammatica del dopolavoro aziendale. Caso o volontà
personale? Non ha importanza fare distinzione: Ugo Tognazzi è nato attore ed
eccolo, nel 1945, debuttare nella
rivista musicale W le donne, dove si esibisce con imitazioni dei comici in voga.
Lavora in spettacoli di varietà
intitolati Bocca baciata, Cavalcata di donne, Paradiso per tutti, Castellinaria,
Dove vai se il cavallo non ce l'hai, Ciao fantasma, Uno scandalo per Lilli. Ha
come maestri e compagni Erminio Macario, Wanda Osiris che
lo scrittura con un compenso di mille lire a sera, Pinuccia Nava, Carlo Dapporto,
Mario Scaccia, Lauretta Masiero, Elena Giusti (con la quale
arriva al capocomicato nel 1951), mette
su una sua compagnia con Lia Zoppelli e Gianni Agus.
Nel cinema esordisce nel 1950, al fianco di Carlo Campanini, Walter
Chiari, Riccardo Billi e Mario Riva. Il film s'intitola I cadetti di Guascogna,
pellicola che la critica liquida dicendo che si regge quasi unicamente sui
numeri interpretati dal bravo Billi, in particolare l'imitazione che il comico
fa di Anna Magnani.
Il successo arriva quando fa coppia con Raimondo Vianello, con il quale dà vita a
macchiette irresistibili che finiscono in un fortunato programma televisivo, Un
due tre, in onda dal 1955 fino al 1959. E i non più giovanissimi non possono
non ricordarli: l'attuale televisione ne esce fortemente ridimensionata.
Fino al 1960 circa recita in commedie senza troppo impegno, anche al
fianco di Totò come in Totò sulla Luna e La cambiale.
La svolta avviene agli inizi degli anni '60, quando Tognazzi interpreta e dirige
Il mantenuto, la critica storce un po' il naso parlando di modesto debutto nella
regia, ma il pubblico applaude. Seguono due film importanti, entrambi di Luciano
Salce: Il federale in cui Tognazzi interpreta in modo strepitoso la figura
patetica e grottesca del fascista Primo Arcovazzi che deve "tradurre"
a Roma, attraverso il centro Italia, un eminente filosofo antifascista. Il
viaggio è in sidecar, alla guida Tognazzi che in una spassosissima sequenza
elenca le buche "..buca… buca con acqua…", giochetto che abbiamo
ripetuto per anni in famiglia e che tuttora ripetono le mie figlie. A seguire
gira La voglia matta, 1962, dove
impersona un maturo ingegnere che si innamora di una ragazzina,
interpretata da una giovanissima Catherine Spaak. Splendida l'interpretazione di
Tognazzi, la censura provò ad obiettare qualcosa.
Eclettico, ecco che nel 1962 Tognazzi partecipa al festival di Sanremo in
veste di autore con Cose inutili, un testo musicato da Gianni Meccia e
presentato da Fausto Cigliano e Jenny Luna, non mi sembra ne sia rimasta
traccia.
Nel 1962 gira La marcia su Roma al fianco di Vittorio Gassman, ottenendo un
eccellente successo di pubblico, poi inizia il sodalizio con Marco Ferreri che
gli offre l'opportunità di ampliare la sua gamma di personaggi, fantasmi
grotteschi che alludono alla piccola borghesia italiana. Tognazzi vi infonde un
umorismo corrosivo e dirompente. Il primo della serie, anche il primo film
italiano di Ferreri, è L'ape regina del 1963, storia di un impiegato
quarantenne che sposa una ragazza seria e discreta che, dopo le nozze, si
trasformerà in una mantide che giorno dopo giorno lo consumerà fino alla
nascita di un figlio. Bocciato in primo appello dalla commissione di censura,
potrà uscire solo con un titolo diverso, Una storia moderna, dopo alcune
modifiche ai dialoghi e la
dichiarazione del regista di rispettare "i solidi e immutabili principi
della morale e della religione"! Bellissimo film dall'umorismo feroce e
nero, che attacca la concezione cattolica del matrimonio, è un successo per
entrambi. Seguiranno La donna scimmia, altro film splendido dalla vita
travagliata. Tognazzi interpreta un balordo senza scrupoli che esibisce
nelle fiere una povera disgraziata pelosa come "donna scimmia",
appunto, la mette incinta per avere anche un "figlio scimmia", la
poveretta muore e l'immorale o amorale, come vi pare, Tognazzi esibirà i corpi
imbalsamati delle due creature. Film lucido, volutamente amaro e sgradevole,
scatenò violente reazioni da parte della censura. Carlo Ponti, il produttore,
per la versione francese farà cambiare il finale,
edulcorandolo: con la gravidanza la povera donna pelosa perde il pelo, il
bambino nasce normale e Tognazzi si trova costretto a mettere la testa a partito
e lavorare onestamente. Sempre con Ferreri seguono Marcia nuziale del 1966,
L'udienza del 1971, La grande abbuffata del 1973. Anche questo film, girato con
Mastroianni, Piccoli e Noiret fece
scandalo per l'orgia di peti e copule, e fu sonoramente fischiato al festival di
Cannes, ma ebbe un enorme successo di cassetta. Mentre gira film che si possono
dire impegnati, Tognazzi si concede anche alla commedia che, in ogni caso, non
si può comunque definire leggera: Le ore dell'amore e I mostri nel 1963, La
bombolona e Straziami ma di baci saziami del 1968. Lo
si vede anche in Io lo conoscevo bene, dove riesce in pochi minuti di
apparizione a rendersi indimenticabile, splendido
ne Il commissario Pepe di Ettore Scola, dove riesce a rendere mirabilmente tutta
la malinconia del suo personaggio sconfitto, appare in Barbarella di Vadim e in Porcile di Pierpaolo Pasolini. Degli anni '70 sono film come
Venga a prendere il caffè da noi, dove la critica lo reputa smagliante, la
serie di Amici miei, campione d'incassi, che non invecchia mai secondo me, anche
se non seguirei mai l'esempio degli amici nelle loro "zingarate" e se
la "supercazzola" mi irrita. Splendido Tognazzi, ben supportato da
Michel Serrault, nella serie de Il vizietto, bene nel precedente Splendori e
miserie di Madame Royale, eccellente in La califfa (l'unico romanzo che mi piace
di Bevilacqua), ottimo in Questa specie di amore, dove nel doppio ruolo di padre
e marito della stessa donna tiene a galla il non eccelso regista, sempre Bevilacqua.
Che dire? Tognazzi lavora come un matto, gira film su film passando dal comico
al drammatico, con personaggi che vanno dal volgare, sgradevole e strafottente
all'umile accattivante simpatico.
Nel 1981, con La tragedia di un uomo ridicolo di Bernardo Bertolucci, si
prende una sonora rivincita, vincendo come migliore attore la Palma d'oro al
festival di Cannes, dove era stato fischiato nel 1973.
Negli anni '80 inizia a non trovare più parti per lui nei film italiani e si
sposta in Francia, lavora in coproduzioni franco-italiane, si deprime, esce allo
scoperto come cuoco, scrive il libro L'abbuffone col sottotitolo storie da
ridere e ricette da morire, muore a Roma per emorragia cerebrale il 27 ottobre
1990, mentre girava il telefilm Una famiglia in giallo.
La vita privata? Quattro figli, tre maschi e una femmina, da tre donne diverse,
due delle quali straniere, l'ultimo rapporto, con Franca Bettoia durato fino
alla fine. Una vita sentimentale movimentata, dunque, ma all'insegna della
continuità poiché ha cercato, ed è riuscito, a mantenere compatto il gruppo.
Ora, i figli lamentano che lo Stato non fa niente per mantenere viva la memoria
di "Ugo" (non amava farsi chiamare papà), che oltre a dedicargli una
via a Velletri, dove aveva la residenza, ogni iniziativa parte dalla famiglia.
Del resto, dicono, Ugo fu buon profeta prevedendo che in Francia sarebbe rimasto
come un baluardo del cinema italiano, mentre in Italia…
Com'era Ugo Tognazzi Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Ariete che più Ariete
non si può con il suo stacanovismo lavorativo, intuitivo, sensibile, sognatore
e pratico. Anticonformista con quella sua Luna nell'Aquario che accentuava il
lato pioniere e sperimentalistico del segno natale, e che lo portava a scelte al
di fuori dei canoni tradizionali sia nel lavoro sia nella vita privata, ma nello
stesso tempo tradizionalista. Energico e contemporaneamente, a strappi, pigro,
malinconico e allegro, sanamente diffidente, timido e ironico, con un profondo
senso della giustizia. Non era nato fortunato in senso stretto, ma faceva parte
della categoria "nati fortunati per avere avuto in dono quel carattere e
avere coltivato i lati creativi, costruttivi". Del resto, nel suo quadro
non ci sono aspetti devianti. Aveva il terrore della sterilità, fisica e
psichica, e questo ha alimentato il desiderio quasi materno di figli e la grande
produzione professionale. Era una bella persona, non un santo ma un essere umano
con più virtù che difetti, mi sarebbe piaciuto conoscerlo.
Dicevo che era un attore nato per quel suo Nettuno nel Leone in trigono perfetto
con Marte nel Sagittario (le donne straniere), e Venere nell'Ariete.
Naturalmente anche Venere e Marte sono in trigono perfetto. Aveva il gusto della
recita, sapeva immedesimarsi "intuitivamente" e con forza nei
personaggi, anche in quelli lontani dalla sua personalità, dalla sua sensibilità
e dal suo stile. Sì, il suo stile perché l'amorale, il volgare attore di certi
personaggi conosceva bene la differenza tra trivialità e lo spirito
rabelaisiano, come dissero i critici parlando della sua interpretazione de Il
petomane. Era un uomo ricco di stile, ecco, spero proprio che abbia il giusto
ricordo-riconoscimento nazionale
che merita.
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