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Numero
9

 

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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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ARIETE
GIACOMO CASANOVA avventuriero, libertino, scrittore, uno che per tutta la vita ha servito padroni occulti e che si è inventato il passato

Antonia Bonomi

Giovanni Giacomo Casanova, detto in seguito Gian Giacomo, Giacomo e più semplicemente Casanova, nasce veneziano il 2 aprile del 1725, come risulta dal suo atto di battesimo redatto il 5 dello stesso mese, e perché la madre, Zanetta Farusso, è di Burano, tanto che è chiamata la Buranella, ma di padre parmense. In realtà è un veneziano doc., poiché è figlio illegittimo del patrizio Michele Grimani. La sua nascita illegittima è certa, indicata dallo stesso Casanova nel libello Né amori, né donne, e dal fatto che un fratello del padre naturale, l'abate Alvise, fu suo tutore durante la minore età e dopo la morte del padre putativo.
A quattordici anni riceve gli ordini come "abatino", più tardi entra nell'Università di Padova dove raggiunge giovanissimo, a sedici anni secondo la sua autobiografia, il titolo di dottore in diritto civile e canonico. Ricevuta la tonsura nel 1739, cerca una sistemazione prima in Calabria e poi a Roma. Nel 1745 è di nuovo a Venezia, protetto dal senatore Matteo Giovanni Bragadin. E da questo momento non si sente più parlare di Casanova come religioso.
Se ha sentito il fascino della carriera religiosa, è certo che il suo carattere appassionato e volubile gli ha impedito di adattarsi a qualsiasi disciplina. Ed è ben strano, ma non impossibile guardando il suo quadro natale, perché Casanova era contemporaneamente un libero e un servitore. Il bisogno di movimento, di ambienti sempre diversi è ben indicato dalla Luna nel Sagittario opposta ad Urano, indice anche della difficoltà a legarsi sentimentalmente. Voleva conoscere, sperimentare, ma sempre questo aspetto lo portava a restare fatalmente in superficie, ad accavallare troppi interessi per diventare veramente competente in qualcosa. Secondo alcuni studiosi, pur non essendo più religioso, Casanova fu agente segreto della Compagnia di Gesù. Ma non ci sono conferme. Qualche dubbio si nutre anche sull'affermazione, fatta dal Casanova nelle sue memorie, di essere stato soldato e di avere soggiornato a Corfù come militare e di essere andato a Costantinopoli nel 1745. Bugie integrali? La vita militare da un lato lo attrae, dall'altro aveva un tal fervida fantasia!
Lascia Venezia nel 1750 e gira per l'Europa, visita la Francia e a Lione si iscrive alla massoneria, torna a Venezia e nel 1755 viene imprigionato nei Piombi, il carcere veneziano, dall'Inquisizione con l'accusa di appartenenza a questa setta, magia, libertinaggio e vilipendio alle istituzioni. Dopo quindici mesi di segregazione, la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre del 1756 (notte di Valpurga, si noti bene), fugge dai Piombi in modo rocambolesco e si rifugia a Parigi. A proposito della sua fuga, nel 1876 un certo don Rinaldo Fulin dimostrò che la fuga era tutta un'invenzione, che Casanova era uscito tranquillamente di prigione grazie all'interessamento dell'amico Bragadin. L'enormità dell'affermazione spinse altri studiosi a fare ricerche e la fuga risultò vera anche grazie a fatture pagate dal direttore della prigione per "riparare ai guasti prodotti dal prigioniero in fuga" e, questa è bella, dalla condanna inflitta al carceriere Basadonna "per difetti del suo ministero che avevano favorito la fuga del prigioniero". Una volta, chi sbagliava, pagava!

A trentun anni, Casanova riprende a viaggiare. Un po' per piacere personale, un po' perché spesso viene messo al bando. Ottiene molti favori presso i nobili, ma se li fa anche nemici, gioca, si occupa di finanze per i governi presso i quali trova momentaneo asilo, fonda imprese commerciali, giornali, introduce il gioco del lotto in Francia, ci prova in Inghilterra, scrive e pubblica numerose opere. È cittadino del mondo, ha salvacondotti di tutte le nazionalità, è fortunato, ma non ha pace. Tira troppo la corda? Sì. Casanova non è in grado di dare limiti al suo desiderio d'espandersi e ha il vezzo del vittimismo. Quando qualcosa non va, la colpa non è del suo egocentrismo, del suo esibizionismo e della suaGiacomo Casanova superficialità, ma del destino cinico e baro, come indicano Venere e Mercurio nei Pesci.
Nel 1767 è espulso dalla Francia, ne 1769 finisce in carcere a Barcellona e riallaccia contatti con il governo veneto. Nel 1772 torna nella città natale, diventa confidente dell'Inquisizione, sono sempre i pianeti in Pesci a dare questa indicazione un po' codarda, ma nel 1782 eccolo riprendere la via dell'esilio. La colpa è del libello Né amori, né donne, nel quale fa imprudenti rivelazioni sulla società veneziana e del fatto che in dieci anni non ha fatto nessuna "soffiata" utile al tribunale. Forse, un rigurgito della schiettezza Ariete? Ha cinquantasette anni, peregrina per le capitali europee: Parigi, Vienna, Dresda, Berlino, Praga, di nuovo Vienna dove incontra il Conte di Waldestein che un anno dopo lo assume come bibliotecario nel suo castello di Dux, in Boemia, dove resterà fino al 4 giugno 1798, giorno della sua morte, osservando e commentando ciò che accadeva in Europa, era un oppositore feroce della Rivoluzione francese, scrivendo le sue memorie per vincere la noia e per non cedere alla malinconia che derivava dall'avere pochi soldi, una salute malferma e di dover subire i dispetti dei servitori del conte.

A quanto hanno lasciato scritto coloro che lo conobbero, era un "Ercole di circa due metri, aveva un colorito africano e due occhi vivaci che, pur essendo pieni di spirito, rivelavano sempre la suscettibilità, l'inquietudine e il rancore, e gli conferivano un po' l'aria feroce di chi è più facile mettere in collera che di buon umore, che sarebbe bello se non fosse brutto!". Sorprendente affermazione, che del resto è sostenuta dallo stesso Casanova il quale diceva di non possedere la bellezza, ma qualcosa di meglio, quel certo non so che, che attira la benevolenza. E ne ha approfittato più che ha potuto, e quanto glielo ha permesso il suo carattere, si può starne ben certi secondo il suo quadro natale.
Gli esegeti di Casanova, hanno notato che se nei suoi primi viaggi gli spostamenti rispondevano a necessità ben precise, anche derivate da incarichi di responsabilità conferitigli dai veri governi, nella seconda parte i suoi spostamenti appaiono cervellotici, impulsivi, umorali, quasi non sapesse oggi cosa avrebbe fatto domani e questo, secondo molti, avvalora la tesi che fosse agente della Compagnia di Gesù, come già detto, e al servizio della Massoneria. Il suo quadro non nega né l'una né l'altra delle possibilità: Casanova amava l'avventura, avere misteri, dare l'aria dell'uomo misterioso. Ma era eccessivo, non si riconosceva limiti e questo poteva portarlo ad essere abbandonato come una patata bollente.
Casanova…casanova? È stato accertato che nelle sue memorie calava gli anni delle sue conquiste. Nelle
Manon Balletti, amica di Casanovamemorie parla di sedicenni, massimo venticinquenni, ma sfogliando e investigando, ecco che le signore avevano quaranta, cinquant'anni. Che fosse attratto dal sesso non c'è dubbio e se non fosse stato per questo, si può stareGiustiniana De Wynne amica di Casanova certi che avrebbe seguito la carriera ecclesiastica. Si può obiettare che l'essere religioso non ha impedito ad altri di avere amanti. È vero, ma Casanova era anche ligio alle convenzioni, alle regole, era un borghese nel senso migliore del termine. Inventava, abbelliva, nascondeva, ma sempre entro certe regole. Una cosa è certa: non avrebbe mai attentato al pudore di una pulzella, preteso quello che non gli si voleva concedere. E c'è un altro particolare, anzi più d'uno: se ha avuto tante donne, certo meno di quanto afferma, è perché era afflitto da insoddisfazione sessuale e perché attraverso il sesso affermava la propria virilità. Virilità che non era affermata da ciò che faceva, dalla vita che conduceva. Intendo dire che il libero, l'indipendente Casanova che girava in lungo e in largo, in realtà serviva padroni occulti. Per comodo o convinto di fare del bene a secondo del momento e dello stato d'animo, con fastidio ma incapace di tagliare. Amava quest'aria d'ambiguità, anche se era il solo, con i suoi capi, a saperlo. Insomma, a letto era un uomo e si riscattava dal sentirsi un galoppino. Comunque, poiché possedeva una fantasia scatenata, il numero delle amanti può essere sfrangiato abbondantemente.
Per essere intelligente, era intelligente. Anche i suoi detrattori gli riconoscono conoscenze enciclopediche, ma era un superficiale. Era uno che se si fosse dato meno da fare, avrebbe realizzato di più. Controsenso? Ma Casanova era un controsenso vivente!