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Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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GOYA E IL SONNO DELLA RAGIONE
Almalinda Giacummo
Goya nacque in un piccolo paese vicino Saragozza, Fuentetodos,
nel 1746: la sua era una modesta famiglia, il padre era un mastro doratore, e quando nel
1763 si trasferì a Madrid aveva una formazione artistica piuttosto sommaria con modelli
derivati dalla pittura italiana, per lo più napoletana. Il suo maestro era stato Luzán,
che si rifaceva a Solimena. Contemporaneamente in Spagna erano attivi famosi pittori quali
Giaquinto e Mengs. Quest'ultimo era già stato in Italia dipingendo il Parnaso sulla volta
del salone di Villa Albani a Roma. Ed è probabilmente al seguito del Mengs che Goya venne
in Italia tra il 1770 ed il 1771, con una teoria artistica molto prossima al Giaquinto:
per il concorso a Parma realizzerà lAnnibale che attraversa la Alpi,
ottenendo un buon secondo posto insieme al Borroni, sicuramente più ossequioso ai dettami
formali ed accademici. E saranno proprio le regole accademiche quelle che Goya tenderà
sempre a non seguire, anche quando nel 1780 diventerà Accademico di San Fernando e poi,
nel 1795, direttore di Pittura della stessa. Le sue sono regole tutte personali, si tratta
di libertà ed originalità, con limmaginazione che vaga alla ricerca di nuove vie
espressive, una sorta di espressionismo pittorico ante litteram, lasciando da parte ogni
divagazione stilistica che impedisca la realizzazione di unimmagine più reale per
lasciare spazio ad unidentità creativa ricca di capriccio e di libera invenzione.
Di ritorno dallItalia dovette conoscere Poussin e Vouet: nel 1773 conosce e sposa
Josefa Bayeu, sorella di Francisco, pittore di non poco successo, grazie al quale realizza
i cartoni per gli arazzi della manifattura reale di Santa Barbara.
Ma sarà probabilmente la malattia che lo colpirà nel 1792,
lasciandolo poi sordo, a fare di lui uno degli artisti più famosi dellepoca: si
accentua questa sua percezione personale della realtà che parte dal sogno per approdare
dopo infiniti voli pindarici alla realtà vera, senza limposizione di canoni ma
sempre alimentata dalla fantasia e dalla libertà di scelta nei confronti dei temi, per lo
più frutto della fantasia stessa dellartista.
Del primo periodo dellartista fanno parte opere quali i
cartoni per la sala da pranzo dei principi delle Asturie al Prado, con dipinti freschi da
ogni punto di vista quali LOmbrellino (Quintasol) ed il Venditore di
Vasellame (El Carrachero), con i loro colori luminosi, frutto dello studio delle
opere francesi e dei dipinti realizzati dal Tiepolo e dal Giordano. Del 1783 è la
Famiglia dellInfante Don Luis, con evidenti riferimenti allopera del
Velazquez, mente lo studio del re allEscorial viene affrescato con una serie di
scene "campestri e gaie", così come aveva voluto il re stesso: ne fa parte El
Pelele (la Marionetta).
Alla fine degli anni 90 è pittore ufficiale di corte: realizza la serie di stampe
dei Capricci, dove Goya smarrisce la gioia dominante in opere simili realizzate ad
esempio dal Tiepolo sopprimendola con colori scuri, fantastici ed irrazionali. Addirittura
ritrae se stesso nel 43° capriccio mentre ha il capo poggiato su un solido basamento,
metafora dellordine del mondo, ed è scosso da incubi notturni: è il "sonno
della ragione che genera mostri". Della stessa epoca la Famiglia di Carlo IV,
il ritratto della Contessa di Chinchón, le Majas (vestida e desnuda),
il Ritratto della marchesa di Santa Cruz come Euterpe.
Le vicissitudini legate allinvasione napoleonica gettano
quindi il pittore in un pessimismo piuttosto acuto e si esprime maggiormente
nellallegoria del Coloso (il Gigante), dove luomo risulta abbandonato
senza difese alle forze distruttrici degli istinti: il periodo vedrà lascesa del
più "assoluto assolutismo" nel secondo decennio dell800 ed il riemergere
della religiosità delliniziale preparazione artistica ricevuta a Saragozza, con la
pittura dellUltima comunione di San Giuseppe Calasanzio (1814). Allo stesso periodo
appartengono le cosiddette "pitture nere", realizzate su muro e trasportate poi
su tela, così fragili da non poter essere assolutamente trasportate al di fuori del Museo
del Prado. Della stessa epoca sono le Disparates e i Disastri della guerra:
caricature crudeli, fantasie ed allucinazioni paurose e misteriose, spietate visioni del
mondo e delluomo con massacri, violenze, stupri. Segue poi la via dellesilio,
soprattutto a causa di un passato molto liberale in un periodo di buio culturale e
politico: Goya si stabilisce a Bordeaux continuando comunque a dipingere. Morirà in
Francia il 16 aprile del 1828, sordo e quasi cieco. Il suo corpo sarà cremato e le ceneri
saranno conservate nella cappella di San Antonio de la Florida a Madrid.
Della sua pittura colpisce la realtà incentrata sulle vesti e
sullaspetto psicologico dei personaggi ritratti, siano essi poveracci impegnati
nella vita di ogni giorno o nobili paganti. E grande illustratore di temi galanti,
dipinge scene romantiche con la stessa facilità con la quale sprofonda nel più acuto
pessimismo, lasciando intendere a chi guarda come anche le cose più belle siano destinate
a finire quanto prima: il suo nudo della Maja influenzerà in modo decisivo la pittura
tardoromantica ed impressionistica, così come in Goya si riassumono tutte le forme ed il
lessico del Romanticismo.
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