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Anno 9
Numero 9
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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JOHN LENNON la maledizione di essere bravo e
fortunato
Antonia Bonomi
Era nato il 9 ottobre del 1940,
pensava e diceva di sé: "Se non avessi fatto denaro onestamente, sarei
diventato un criminale. Il punto è che sono nato per essere ricco". Aveva
contemporaneamente torto e ragione. Torto perché non aveva la stoffa del
criminale, ragione perché era nato per essere ricco grazie alla fortuna e alla
creatività.
La musica era la sua inclinazione naturale, non mancava di spirito pratico, una
delle sue maggiori preoccupazioni, e la sua frase riportata all'inizio lo indica
chiaramente, era l'assicurarsi ad ogni costo il benessere materiale, aveva
una potenziale, grossa personalità, ma
non aveva personalità.
Lennon era intelligente, ingegnoso, aveva il gusto delle avventure
intellettuali, era curioso, ma anche istrionico, vanitoso, cavilloso, pesante,
bugiardo, diffidente, malizioso, introverso, complessato, pieno di timori
ingiustificati, triste, vendicativo, superstizioso, avaro, impulsivamente
incoerente, un insieme che metteva una grossa ipoteca sulle potenziali qualità
e, alla fine, lo rendeva senza personalità. Era uno snob che amava atteggiarsi
ad anticonformista, aveva il gusto dell'autoanalisi ma non la forza, la
profondità o la "cultura scientifica" per farlo, doveva esorcizzare i
suoi demoni e fra questi una sessualità disturbata dal timore dell'omosessualità,
dall'amore-odio nei confronti della madre.
In lui sensibilità e vitalità non coincidevano, aveva una forte attrazione per
tutto ciò che era sconosciuto, l'idea di
guidare, di essere guidato dall'alto, di conoscere lo attraeva, ma non era un
sempliciotto. Almeno, non lo era finché ha avuto il cervello libero dalle
droghe e dalle superstizioni. E la debolezza nei confronti di queste due
deviazioni è ben indicata nel suo quadro. L'aspetto emblematico della sua vita,
e della sua morte, è tutto nell'opposizione Luna-Plutone: malgrado tutto ciò
che ottiene, chi è toccato da questo aspetto corre il rischio di volere sempre
di più, di svuotare la vita dai suoi contenuti ideali sprofondando
nell'immoralità e nella depressione. E indica il rischio di una morte violenta.
Gli altri tre componenti del gruppo, e gli ammiratori dei Beatles, hanno sempre
accusato Yoko Ono, la giapponese che fu al suo fianco negli ultimi anni, di
averlo plagiato,
allontanato da loro, abbrutendolo, condizionandolo con i consigli del suo
mago-numerologo-veggente-guru personale e assecondando la sua inclinazione per
la droga. La più recente biografia, tratta dai diari fa letteralmente polpette
di Lennon, descrivendolo nei suoi ultimi anni come un drogato perenne,
vaneggiante e anoressico dopo che, anni prima, un critico l'aveva definito il
"grasso Beatles", uno che chiedeva il permesso a "Mamma Yoko"
per uscire.
Che lei abbia avuto un grosso ascendente su John Lennon si evince chiaramente
dai due quadri, ma c'è da dire che ha trovato terreno fertile e non è stata
lei ad indirizzarlo verso i paradisi artificiali, anzi è il contrario: Yoko Ono
era anche più debole di lui. Di certo è stata lei ad indirizzarlo verso la
superstizione, essendo in prima persona attratta morbosamente dal paranormale.
Aveva un lato dolce, materno, Yoko, che a Lennon andava benissimo, era caparbia
e lui pensava fosse forte, era la donna giusta per le sue debolezze essendo
debole in prima persona.
Il giorno della morte di Lennon che aspetti c'erano? La Luna era nella posizione
natale, esattamente opposta a Plutone natale, ricreando l'aspetto che alla
nascita indicava il rischio di morte violenta, Venere (la fortuna nel
quotidiano), perfettamente opposta a Giove-Saturno-Urano, li abbracciava tutti e
tre. Con un aspetto, quello della Luna e Plutone, che si creava una volta al
mese per tutti i mesi della sua vita, quel giorno gli è venuta a mancare la
fortuna.
Per la cronaca e senza malizia: gli aspetti di Yoko Ono per quel giorno, e non
solo, indicavano fortuna.
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