|


Prima
pagina
Editoriale
Attualità
Cultura
Costume
Spettacolo
Personaggi
Turismo
Salute
Sport
Agenda
Oroscopi
Curiosità
Consulente
Giardinaggio
Cucina
Dentino
avvelenato
I
nostri link
E-mail
Anno 11
Numero 8
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
| |

 |
...per parlare con
Antonia Bonomi
899.060.888
|
Personaggi
della Cultura
del segno della
BILANCIA
|
OSCAR
WILDE
“…Tutta l’arte è ad un tempo superficie e simbolo… coloro che
penetrano al di sotto della superficie lo fanno a loro rischio e pericolo…”
Roberta
Gallina
Oscar
Fingal O’Flahertie Wills Wilde nacque a Dublino il 16 ottobre 1854. Sir
William, il padre, era un oculista famosissimo: tra i suoi illustri pazienti
c’era persino re Oscar di Svezia, padrino, per procura, del futuro scrittore;
s’occupava inoltre, con molta competenza d’antiquariato; la madre, Jane
Francesca Elgee, aveva fondato un salotto letterario nella capitale irlandese,
dopo essere stata in gioventù un’accesa sostenitrice dell’indipendenza
dell’Irlanda.
Il giovane Oscar si rivelò essere uno studente brillantissimo: fu uno dei primi
alla Portora Royal School di Enniskillen, e si distinse come grecista e
latinista al Trinity College di Dublino, in seguito vinse anche una borsa di
studio per il Magdalene College di Oxford. Sensibilissimo, il giovane dapprima
s’avvicinò alla religione cattolica e all’arte della bellezza secondo i
canoni che Ruskin andava pubblicando. All’età di ventiquattro anni, nel 1878,
ottenne la laurea ad Oxford ed, insieme ad essa, il premio Newdigate con il
piccolo poema intitolato “Ravenna”.
Ormai adulto decise di trasferirsi a Londra, ove si dedicò ad un’intensissima
vita mondana, conquistando la società con le sue stravaganze: fondò una sorta
di “circolo estetico”, seguendo la moda in voga nei salotti che voleva una
bellezza languida ed estetizzante. Nel 1881 pubblicò il volume intitolato
“Poesie” (Poems), che in un anno ebbero cinque edizioni, successo dovuto
anche alla curiosità che destava l’autore i cui atteggiamenti sregolati e
dissoluti erano criticati, ammirati ed anche satireggiati, soprattutto da
Sullivan nell’operetta “Patience”, ove si beffeggiava il “movimento
estetico”. Tanta pubblicità fu abilmente sfruttata dallo stesso Oscar, che,
su richiesta di un impresario, nell’anno 1882 condusse un ciclo di conferenze
negli Stati Uniti. In America lo scrittore irlandese s’accalorava parlando e
descrivendo la bellezza, il bello in assoluto, come unico antidoto contro le
brutture e gli orrori della società industriale: “… Gli eletti sono coloro
per i quali le cose belle significano soltanto bellezza… pensiero e linguaggio
sono, per l’artista, strumenti d’arte, vizio e virtù sono per l’artista
materiali d’arte… la vita morale di un uomo è per l’artista parte della
materia…”. Fu proprio durante il soggiorno a New York che Oscar Wilde riuscì
a far rappresentare “Vera or the Nihilists” (Vera o i Nichilisti), una sua
commedia scritta qualche anno prima, ma l’opera, pur non risultando un fiasco,
non ebbe il successo sperato.
Una volta tornato nella vecchia Europa decise di stabilirsi a Parigi, ove aprì
un salotto mondano, convegno delle celebrità letterarie dell’epoca attratte
dalla sua brillantissima conversazione; fu proprio nella capitale parigina che
portò a termine un’altra sua opera, “La duchessa di Padova”, anche questa
rappresentata a New York nel 1891, anche questa senza successo.
Tornato in Inghilterra sposò Costance Lloyd, figlia di un famoso avvocato di
Dublino ed ebbe due figli: Cyril nel 1885 e Viviana l’anno seguente.
Stancatosi molto presto della vita matrimoniale si dedicò al giornalismo,
dirigendo, dal 1885 al 1889, la rivista femminile “The woman’s world” e
pubblicando svariate poesie con il titolo di “Fantaisies Dècoratives”. Fu
anche un periodo straordinariamente fertile per la sua fantasia di scrittore: su
periodici uscirono i racconti ”The Canterville Ghost” (Il fantasma di
Canterville) nel 1887, “Lord Arthur Savile’s crime” (Il delitto di Lord
Artur Savile) nel 1891, “The Happy Prince and other Tales” (Il principe
felice ed altre novelle) nel 1888, “The house of Pomegranates” (La casa dei
Melograni) nel 1891.
Fu proprio nel 1891 che dette alla stampa il suo capolavoro, “Il ritratto di
Dorian Grey” che sollevò un polverone di successo e scandalo. Dorian Grey è
un giovane uomo d’eccezionale avvenenza, tanto da rimanere colpito quando un
suo amico, il pittore Basil Hallward, gli regala il ritratto. Sconvolto
nell’animo, Dorian formula dentro di sé un voto che gli sarà fatale:
vorrebbe rimanere così, eternamente giovane e bello anche nel passare del
tempo. Un altro suo amico, lo spregiudicato e cinico lord Wotton, conduce però
il giovane sulla via della superbia e della dissolutezza, avvelenandolo
lentamente con le sue teorie sul piacere e sull’estetismo. Quando il Dorian,
che ancora serbava un residuo di purezza, gli confessa di essersi innamorato di
una giovane ballerina, Sybil, il perfido Wotton s’adopera per distruggere
questo amore; disperata per il crudele abbandono del suo fidanzato Sybil si
uccide, ma l’uomo, il cui animo è ormai avvelenato, reagisce freddamente. Con
grande stupore Dorian, il giorno dopo nota, sul suo ritratto, un sorriso
sarcastico che prima non c’era: il suo desiderio è stato esaudito, il quadro
invecchierà al suo posto. Il suo infinito narcisismo gli suggerisce di
nascondere il ritratto in un solaio, perché scomodo testimone della sua
decadenza fisica e continua la sua vita dissipata scendendo, ogni giorno di più,
nella degradazione del vizio. Arriva perfino ad uccidere l’amico pittore Basil
che gli rimproverava i suoi vizi, rimanendo sempre un bellissimo giovane, mentre
il quadro invecchia inesorabilmente, diventando sempre più repellente. Alla
fine, stanco e disgustato dal volto orribile rimandato dalla tela, Dorian prende
un coltello e colpisce al cuore il ritratto: la tela non si lacera, ma lui cade
morto ed il dipinto torna ad essere il bellissimo giovane uomo che fu. Il giorno
dopo i servi, sconcertati, trovano un orribile vecchio ucciso e caduto ai piedi
del quadro in cui il loro padrone compare all’apice della sua bellezza
leggendaria.
A questo capolavoro seguì la pubblicazione di altre opere, anche di natura
letteraria, quali “The decay of Lying” (La decadenza della menzogna),
“Pen, pencil and poison” (Penna, matita e veleno), “The portrait of mr. W.
S.” (Il ritratto del signor W.S., fantasiosa ricostruzione della personalità
di Shakespeare).
Sempre nel 1891 compose, in francese, un classico mito decadente, “Salomé”,
scritto appositamente per la grande Sarah Bernhardt, in seguito musicata da
Strauss che fu subito proibita dalla censura londinese; l’opera fu
rappresentata a Parigi nel 1896, mentre, alcuni anni prima, nel 1892, ne era
apparsa una versione curata da Lord Alfred Douglas, corredata da crudeli
illustrazioni di A. Beardsley, che finì col far collocare l’opera tra i testi
“maledetti”.
Nel frattempo, Oscar Wilde si dedicava alla stesura di commedie: ebbe un
notevole successo con “Il ventaglio di Lady Windemere” (1893), “Una donna
senza importanza” (1894), “Un marito ideale” (1895) e, nel 1896,
“L’importanza di chiamarsi Ernesto” opera leggera e scherzosa in cui si
fondeva l’artificialità tipica del decadentismo con il brio dell’autore.
Paradossalmente, la fama unita al successo finanziario ed agli
atteggiamenti provocatori causarono la rovina di Wilde: ormai sicuro della
propria genialità aveva perduto, nel corso degli anni, quell’autoironia che
possedeva in gioventù, inoltre fu accusato dal marchese di Queensberry di
pratiche omosessuali, proibite dalle leggi britanniche. L’irlandese tentò una
causa per diffamazione, ma avendola perduta fu condannato a due anni di carcere
duro da scontare a Reading: ciò causò l’irreparabile rovina sociale ed anche
economica, in quanto, per pagare le spese del processo, i suoi beni furono
venduti ad un’asta pubblica e gli venne anche sottratta la tutela dei due
figli. Durante i due anni di carcere Wilde non rimase inerte e compose quella
che molti giudicano la sua migliore opera in versi: “The Ballad of Reading
gaol” (La Ballata del carcere di Reading, 1898), scritta in metro popolaresco
ed uscita anonima, in cui compare un’inclinazione e simpatia per il mondo dei
reietti, concludendosi con un invito alla fratellanza.
Scontati i due anni di pena, Wilde si trasferì in Francia dove cercò di
riprendere a scrivere opere teatrali, rimaste poi incompiute, ma morì di
meningite, in un modestissimo albergo della capitale, il 30 novembre 1900, dopo
essersi convertito alla religione cattolica.
|