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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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FRIDA KAHLO
La tormentata vita di una sensibilissima pittrice
Roberta Gallina
Antonia Bonomi
Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderòn nacque il 6 luglio
1907 a Città del Messico, nel quartiere di Coyoacàn. Il padre, Wilhelm, era figlio di
ebrei ungheresi emigrati in Germania, dove era nato. All'età di vent'anni, in seguito ad
un trauma cranico, iniziò a soffrire d'attacchi epilettici che lo indussero a troncare
una brillante carriera universitaria per emigrare in Messico. Qui Wilhelm cambiò il suo
nome in Guillermo e sposò, in seconde nozze, Matilde Calderòn. Tre anni dopo la nascita
di Frieda scoppiò la rivoluzione messicana e Frieda, sentendosi figlia della Rivoluzione,
cambierà la sua data di nascita sostenendo di essere nata il 7 luglio 1910. Non solo,
alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale cambierà il nome in Frida, sostenuta da
Emiliano Zapata e Pancho Villa. All'età di sei anni la piccola Frida fu colpita dalla
poliomielite che la costrinse a restare a letto per lunghissimi mesi; lei stessa ricorda
"un orribile dolore al muscolo della gamba destra...". Proprio questo insieme di
concentrazione su se stessa quasi ossessiva ed estroversione, che caratterizzarono il
carattere dell'artista in età adulta, nacque dalla sensibilità ferita di una
bambina malata e spesso isolata dai gioghi dei coetanei. Una volta guarita la gamba rimase
più sottile, ma Frida praticò moltissimi sport, aiutata anche dalla sua indole molto
vivace che le permise, quando entrò nel 1922 alla scuola nazionale Preparatoria, di
stringere numerose amicizie. Fu proprio nel 1922 che il Ministro per l'educazione
incaricò alcuni artisti di dipingere dei murales nella scuola Preparatoria, qui Frida
conobbe Diego Rivera che diventerà suo marito. Diego aveva trentasei anni, era molto
grasso, assai brutto, ma era anche un artista geniale, famoso in tutto il mondo, che
riscuoteva numerosi successi fra le donne, aveva alle spalle due matrimoni falliti e due
bellissime modelle erano sue amanti. Frida s'infatuò di lui, forse era la classica cotta
d'adolescente per il grande artista, ma con le sue compagne lo scherniva chiamandolo
"Viejo panzòn" (vecchio ciccione); si divertiva inoltre ad eccitare, l'una
contro l'altra, la gelosie delle due modelle, forse era anche un modo per attirare su di
sé l'attenzione del grande artista.
Il grande trauma che sconvolse la vita di Frida accadde il 17 settembre 1925: l'autobus,
sul quale viaggiava, fu travolto da un tram. Nella collisione morirono quattro persone e
Frida fu trafitta da un'asta metallica che la trapassò in due all'altezza del bacino, le
fratturò in tre punti la colonna vertebrale nella regione lombare, la gamba sinistra
riportò undici fratture. I primi soccorritori tra i quali il "fidanzatino"
della ragazza si trovarono davanti uno spettacolo agghiacciante e sontuoso: un passeggero
recava con sé un sacco di polvere dorata che, nell'urto, si era rotto ed il contenuto si
era sparso sul corpo di Frida: quasi esanime la ragazza sembrava una statua insanguinata e
coperta d'oro. Della lunghissima e dolorosa degenza in ospedale Frida ricordava che
"...la morte di notte danzava intorno al suo letto...". Dall'incidente i temi
centrali della sua vita diventarono il dolore, la forza, il sangue e la vita. Il tormento
fisico e morale di questa creatura sensibilissima, sofferto durante i lunghi mesi di
convalescenza, si rivela attraverso le disperate lettere che scrisse al fidanzato
Alejandro che, rimasto illeso nell'incidente, nel frattempo viaggiava in Europa. La prima
opera di Frida risale proprio a questo periodo: è un autoritratto destinato ad Alejandro,
il cui amore si stava esaurendo con gran dolore della ragazza, eseguito nel settembre
1926. E' un ritratto malinconico, la mano destra sembra sporgere come per chiedere
qualcosa la dicitura dice: "Frida a 17 anni", in realtà ne aveva 19.
Da questo momento in poi la vita della giovane donna divenne un autentico calvario, una
lotta estrema contro il dolore ed il decadimento fisico: subì, in tutta la vita, circa
trentadue interventi chirurgici alla spina dorsale, all'ultimo anche l'amputazione della
gamba destra.
La forzata immobilità avvicinò Frida alla pittura: il riassunto della sua tragedia lo
vediamo in un dipinto del 1944 intitolato "La colonna spezzata". In esso si vede
il corpo dell'autrice, aperto in due parti tenute insieme dal busto ortopedico, al posto
della spina dorsale deteriorata c'è una colonna ionica spezzata che simboleggia la sua
vita sostituita da un rudere che sta andando in pezzi.
Nel 1928 Frida si era abbastanza rimessa per poter condurre una vita quasi normale; ormai
avviata sulla strada della pittura, fu proprio quest'arte che la riportò ad incontrare il
grande Diego Rivera. Lo cercò per mostrargli i suoi disegni "da professionista a
professionista": Diego rimase colpito sia dai quadri, che rivelavano un talento ed
un'immaginazione non comuni, sia dalla loro autrice. I due si sposarono il 21 agosto 1929,
nonostante l'opposizione della cattolicissima Matilde Calderòn che non accettava il
fidanzato della figlia perché era: "
troppo vecchio, grasso, ateo e per giunta
marxista!".
Il primo neo tra i due sposi fu la feroce gelosia di Frida, sulle prime molto ben
simulata, nei confronti della disinvoltura sentimentale del marito, inoltre la novella
sposa si doleva di non poter avere figli a causa dell'incidente.
Nel 1930 i coniugi Rivera partirono per gli Stati Uniti: Diego aveva accettato l'incarico
di dipingere i murales nel Luncheon Club della Borsa di San Francisco. Frida ne
approfittò per farsi visitare da un famoso chirurgo osseo, il cui referto non fu
incoraggiante. Infatti le furono diagnosticate un'accentuata scoliosi e la mancanza di un
disco vertebrale.
In questo periodo Frida dipinse il ritratto "Fida e Diego", dove sono
rappresentati come sposi novelli. Diego appare enorme accanto alla moglie (era arrivato a
pesare 150 chili), tiene in mano la tavolozza dei colori, simboleggiante la grandezza
della sua arte, Frida invece è eterea, fragile e sottomessa nel suo appoggiarsi
all'enorme marito, ma il suo sguardo è acuto e ironico.
Durante il periodo trascorso a Detroit, la maturazione di Frida come artista fu dovuta ad
alcuni eventi per lei molto dolorosi. L'assenza quasi totale del marito, completamente
assorbito dal lavoro, la noia dovuta alla solitudine e, più doloroso di tutti, la perdita
del bambino che attendeva. A questo shock Frida reagì nell'unica maniera di cui era
capace, ossia dipingendo una serie di autoritratti inquietanti e sanguinari, come, ad
esempio, "Frida e l'aborto" e "Ospedale Henry Ford". Nel mese di
febbraio dell'anno seguente (1932) il pubblico e la stampa incominciarono ad accorgersi
del suo talento artistico: non era più solo la Senora Rivera" ma "Frida Kahlo y
Rivera", pittrice a pieno titolo.
Ma il suo sogno era il ritorno in patria, odiava e disprezzava l'America tanto quanto ne
era entusiasta il marito; nel 1933, comunque, tornarono insieme in Messico nella nuova
casa: due "cubi" gemelli in stile messicano - moderno, blu per Frida, rosa per
Diego. L'amarezza dei frequenti tradimenti del marito trasformarono la giovane in una
moglie non più adorante, ma, tuttavia, complice del marito, specie nell'impegno politico.
Nel 1937 fu la stessa Frida, in assenza di Diego, trattenuto in ospedale per un disturbo
renale, ad accogliere l'esule Lev Trockij e la moglie, che ospitò nella sua casa per un
certo periodo di tempo. Ormai trentenne Frida non passava inosservata sia per il suo
spirito, mordace e "colorito" sia per il suo modo di vestire alquanto
stravagante: indossava il classico costume delle donne messicane, composto di una camicia
bianca ricamata, una lunga gonna rossa o viola, ed uno scialle ricamato. Era solita
acconciarsi i lunghi capelli neri con nastri colorati e fiori di buganvillea, adorava i
gioielli (che il marito le regalava con generosità), sia che fossero preziosi,
folcloristici, o provenienti dalle bancarelle dei mercati. Una simile creatura non poteva
non colpire l'esule russo che ne rimase infatuato; dal canto suo la giovane donna comprese
che una relazione con l'idolo politico del marito sarebbe stata una perfetta vendetta per
tutti i tradimenti subiti. Ma già dopo pochi mesi la storia aveva stancato Frida, che ne
decise la fine nonostante le accorate suppliche dell'amante: ormai era giunta al punto di
ridere apertamente delle infedeltà del marito, ma anche di saper coltivare le proprie in
segreto data la gelosia di Diego.
Nel 1938 A. Breton, poeta e saggista surrealista, venne a conoscenza delle opere della
pittrice messicana e ne fu tanto entusiasta da organizzarle una mostra a New York che si
rivelò un successo. Frida si rallegrò per l'apprezzamento, l'ammirazione tributatele
dall'"Élite" culturale, ma non poteva girare per la città, né frequentare
musei o locali poiché i postumi dell'incidente erano tornati a tormentarla. L'anno
seguente, nonostante il dispiacere di lasciare il marito al quale comunque era
affezionata, Frida partì verso un'Europa che si stava preparando ad entrare in guerra. Se
la mostra organizzata a Parigi non fu un successo economico, il Museo del Louvre acquistò
il ritratto intitolato " La cornice" (oggi esposto al Museo d'Arte Moderna del
Centro Pompidou), non mancarono gli ammiratori fra cui Kandiskij, Pablo Picasso, che
rimase incantato dalle qualità artistiche di Frida, e, il più entusiasta di tutti, lo
stesso Diego Rivera, fiero del successo della moglie. L'anno seguente i coniugi Rivera
divorziarono a modo loro, cioè continuando a frequentarsi e a ricevere insieme gli
ospiti; non sono molto chiare le cause che portarono i due alla separazione, girarono
molte chiacchiere e congetture più o meno fantasiose, tirando in ballo sia la salute di
Frida, sempre più fragile, sia i numerosi tradimenti di Diego. Il dolore di Frida è
leggibile nel quadro intitolato "le due Fride" in cui si sdoppia la personalità
della pittrice. Dopo l'assassinio di Trockji (24 maggio 1940) e la partenza di Diego per
gli Stati Uniti, Frida si ammalò in modo grave ed un medico statunitense, consultato dal
marito, decise di ricoverarla immediatamente a San Francisco, le ordinò l'astensione
dagli alcolici e le prescrisse una cura a base di calcio. La salute della giovane donna
andò rapidamente migliorando al punto tale di annunciare le sue prossime nozze
con.....l'ex marito!
Gli anni quaranta rappresentano il periodo d'oro della sua carriera artistica: grazie
anche alla fama ottenuta all'estero, Frida partecipò alla "Mostra internazionale del
Surrealismo" di Città del Messico, le furono assegnati lavori su commissione e
l'incarico di insegnante alla "Esmeralda", la scuola di pittura e scultura del
Ministero dell'Educazione Pubblica. Ma tutti questi incarichi, sebbene gratificanti,
finirono per ripercuotersi sulla sua salute già compromessa: non volendo rinunciare
all'insegnamento, invitava gli allievi a lavorare a casa sua, che già di per sé, era
fonte d'ispirazione. Oltre ai cani, gatti, scimmie, oltre alle piante esotiche ed al
cerbiatto dei Rivera, c'era anche la notevole collezione di statue precolombiane per le
quali Diego nutriva una vera e propria passione. Ma, come accennato sopra, la salute
ritornò a peggiorare: i dolori alla spina dorsale erano diventati insopportabili, per cui
Frida venne di nuovo chiusa in un busto ortopedico di metallo per tenere la colonna
vertebrale in tensione continua, affinché le vertebre non si schiacciassero. Poi, nel
1946, dovette affrontare un delicatissimo intervento: quattro vertebre vennero saldate ad
un'asta metallica lunga quindici centimetri. L'intervento riuscì, ma i dolori tornarono a
torturarla poco dopo, era l'inizio di un calvario che durò alcuni anni. Nel 1953 Lola
Alvarez Bravo organizzò una mostra personale di Frida nella "Galerìa de Arte
Contemporaneo" che fu un enorme successo, addirittura la folla intervenuta creò un
ingorgo di traffico; date le precarie condizioni di salute (aveva subito un altro
trapianto osseo) era escluso che l'artista sarebbe intervenuta, invece Frida strabiliò
tutti i presenti comparendo, in barella, e ricevendo le congratulazioni in un letto a
baldacchino al centro della galleria. Fu uno degli ultimi sforzi della povera donna, poco
dopo dovettero amputarle la gamba destra ormai deformata e degenerata. Nei mesi seguenti
il morale di Frida era talmente basso, che cadde in una profonda depressione e tentò
varie volte il suicidio. Sotto l'effetto delle droghe calmanti, sempre più massicce, la
sua mente andava degenerando, quando era lucida, diventava nervosa fino all'isterismo;
Diego era talmente disperato che confidò ad un amico "... la ucciderei, se ne fossi
capace, non posso tollerare di vederla soffrire così...". I primi giorni di luglio
del 1954 fu colpita da un attacco di broncopolmonite che dette il colpo di grazia
all'organismo tanto debilitato: morì, all'alba del 13 dello stesso mese, per un embolo
polmonare. Il corpo di Frida fu composto nella bara ed esposto nel Palazzo delle Belle
Arti, seguito da Diego che non voleva capacitarsi che la moglie fosse morta davvero.
Nel 1958 fu inaugurato il Museo Frida Kahlo nella stessa casa, nel quartiere di Coyoacàn,
ove era nata e vissuta, tuttora è aperto al pubblico e conserva tutti gli oggetti
appartenuti alla grande artista.
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