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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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CAPRICORNO
ELISABETTA D'ASBURGO Sissi l'imperatrice inquieta

Roberta Gallina 

Elisabetta Aurelia Eugenia, duchessa in Baviera nacque domenica 24 dicembre 1837 a Monaco di Baviera. Sua madre, Ludovica di Wittelsbach, figlia di Massimiliano re di Baviera, aveva sposato il suo secondo cugino, il duca Max, un tipo egoista, intellettuale e libertino. Fin dalla più tenera età Elisabetta, soprannominata Sissi, manifesta un carattere vivace, appassionato ed irrequieto, che la porta ad essere la figlia prediletta del suo elisabetta stravagante padre. Sissi cresce in perfetta armonia con i fratelli e le sorelle, sviluppa anche una vivissima passione per i cavalli che l'accompagnerà per tutta la vita. A tredici anni la prima pena d'amore aggredisce la giovinetta: in pieno clima romantico s'innamora di Riccardo, lo scudiero del padre. I familiari si affrettano a troncare quest'amore sul nascere, il giovane viene allontanato; ritornerà dopo pochi mesi, ammalato, e morirà. La giovane si sente responsabile di questa morte, tanto da rimanerne sconvolta: non dimenticherà mai il suo primo amore, ogni volta lo ricorderà con disperazione.
Nel tranquillo castello di Possenhofen gli anni passano e arrivano solo fuggevoli gli echi degli avvenimenti del mondo esterno. I duchi sono concentrati nello sforzo di preparare la figlia maggiore Elena, detta Nenè, ad un luminoso avvenire: la duchessa Ludovica è la sorella dell'arciduchessa Sofia, madre del neo imperatore Francesco Giuseppe, e questi, ormai ventitreenne, ha bisogno di una moglie altolocata, una donna che un giorno sarà l'imperatrice. Chi meglio della giovane Elena potrebbe ricoprire tale incarico? A questo fine la ragazza viene educata con rigore: deve imparare le lingue e i comportamenti da tenere nell'alta società; inoltre Elena ha un'indole tranquilla, obbediente, è distinta ed educatissima, qualità che la futura suocera sembra apprezzare moltissimo. Detto fatto, l'incontro tra i due viene progettato dalle due sorelle - madri: il 15 agosto 1853 Ludovica ed Elena partono alla volta di Ischl, residenza estiva degli Asburgo. Per non destare troppi pettegolezzi sulla natura della visita, si portano dietro la quasi sedicenne Elisabetta come chaperon. La presentazione al giovane imperatore avviene come previsto: la dignitosa Elena s'inchina davanti all'arciduchessa Sofia e a Francesco Giuseppe, ma, ahimè, lo sguardo dell'imperatore sfiora solamente la composta ragazza per posarsi sulla scontrosa, vivace Elisabetta: è il classico colpo di fulmine, l'imperatore s'innamora come un giovincello qualsiasi! Il castello di carte, costruito dalle due nobildonne, crolla miseramente. Il giorno seguente Franzi confida alla madre il suo entusiasmo per Sissi: non potendo opporsi al desiderio dell'imperatore, Sofia chiede alla sorella la mano della figlia. Elisabetta rimane folgorata dalla notizia: non è rimasta immune dal fascino del suo imperiale cugino, ma la prospettiva di diventare imperatrice la terrorizza. In fondo è solo una ragazza di sedici anni, vissuta in un ambiente assai lontano, per consuetudini e costumi, ai fasti imperiali ed alla vita di corte. L'annuncio ufficiale del fidanzamento viene dato pochi giorni dopo: domenica 19 agosto 1853, dopo la messa, Francesco Giuseppe prende la mano di Elisabetta e davanti al sacerdote dichiara "Vi prego Monsignore, vogliate benedirci, Vi presento la mia fidanzata, la futura imperatrice!"
Ormai, messa di fronte al fatto compiuto, Sofia s'impegna ad "addomesticare" la nuova arrivata, graziosa sì, ma anche troppo "esuberante"! Tanto per cominciare dovrà imparare il galateo: il rigido cerimoniale spagnolo di Corte non ammette deroghe! Poi dovrà pensare a curare la sua persona. Sebbene sia alta un metro e settantadue e proporzionata, ha i denti gialli: dovrà imparare a sorridere senza mostrarli troppo, del resto la risata  aperta non si conviene ad un'imperatrice! Sofia non era certamente una pazza sadica, apparteneva ad un'altra epoca, i cui valori erano contrapposti a quelli che iniziavano ad affacciarsi in quel periodo, inoltre era fiera di se stessa: lei, da sola, era riuscita ad elevare al trono il figlio primogenito! Sicuramente, in un simile clima, Elisabetta arrivò al matrimonio innamorata del fidanzato, ma anche esasperata e terrorizzata alla prospettiva della vita futura e della suocera onnipresente. La cerimonia nuziale fu fastosissima,  celebrata la sera del 24 aprile 1854 dal cardinale Otto von Rauscher che, con molto poco tatto, riportò nella sua omelia, peraltro lunghissima e tediosa, le parole misogine di Sant'Agostino sulle donne. Non c'è da stupirsi se alla fine della memorabile giornata Elisabetta era sul punto di scoppiare in lacrime!
L'educazione della novella sposa continuò implacabilmente anche dopo il matrimonio: circondata da una corte di dame, di altissimo lignaggio, scelte dalla suocera doveva trascorrere le sue giornate come una bambola priva di volontà propria. Non poteva avere intimità con il neo marito (prima di tutto Franzi doveva servire lo Stato), non poteva dedicarsi ai suoi svaghi preferiti (era disdicevole che un'imperatrice cavalcasse come una forsennata), non poteva isolarsi con se stessa nella sua stanza (le porte dovevano essere lasciate costantemente aperte) inoltre erano esattamente duecentoventinove le nobili dame che potevano circolare liberamente negli appartamenti imperiali. Le cose peggiorarono quando Elisabetta rimase incinta: Sofia si intromise per l'ennesima volta: assolutamente, consigliò al figlio, doveva impedire che la giovane giocasse troppo con i suoi pappagalli "Perché" sosteneva " è risaputo che, se si guardano troppo gli animali, il nascituro potrebbe somigliare loro!" il 5 marzo 1855 nacque una bambina a cui fu dato il nome di Sofia, seguita da una sorellina, Gisella, l'anno dopo, il 15 luglio 1856. L'imperatrice madre le prese subito sotto sua custodia per allevare le due principesse "secondo il loro rango", delusissima di non aver avuto l'erede al trono. Dopotutto, il compito di una regina era proprio quello di dare eredi per l'impero, anche se, in questo caso, l'imperatore aveva voluto sposarsi solo per amore di una "ragazzetta giovane ed impreparata". Ma Sofia sottovalutava la giovane e l'ascendente che aveva sul marito. Sissi, ormai ventenne e nel pieno sboccio della sua bellezza, iniziò a reagire: pretendeva di riavere le sue due figlie e non tollerava più l'ingerenza della suocera! Innamoratissimo della moglie, Francesco Giuseppe stavolta intervenne e ne prese le parti. Forte della  prima vittoria, Elisabetta iniziò a crearsi una sua vita personale che la porterà, negli anni futuri, ad allontanarsi sempre di più dal marito e dalla vita di corte. Tanto era frugale, marziale, conciso Francesco Giuseppe, tanto era avida di istruzione, fisicamente instancabile ed inquieta Elisabetta. Cominciò con sfogare le sue insoddisfazioni con lo studio della lingua ungherese (proprio l'Ungheria era la spina nel fianco dell'Impero, in quei tempi) e della poesia di Heine, nella quale troverà riscontro dei propri stati d'animo. Incrementò le sue attività fisiche dedicandosi al culto della sua persona in forma  maniacale. Prima di tutto veniva l'equitazione, con folli corse, galoppando i migliori cavalli per il cui acquisto spendeva somme pazzesche, poi la ginnastica: aveva fatto attrezzare una palestra completa nei solai del palazzo imperiale e, tutte le mattine, dedicava due o tre ore ai suoi esercizi ginnici. Due giorni al mese erano interamente dedicati alla cura dei suoi magnifici capelli che le arrivavano quasi alle ginocchia: di volta in volta decideva con la sua parrucchiera l'uso di una determinata qualità di detergente, poi l'imperiale capigliatura veniva lasciata asciugare al sole o al calore delle stufe; non potevano mancare delle cure particolari, per le quali venivano impiegate trenta uova e due bottiglie d'acquavite! Ben sapendo quanto i suoi capelli piacessero al figlio Rodolfo, nato il 21 agosto 1858, lasciò scritto, nel suo testamento, che, una volta morta, il suo scalpo fosse consegnato al suo primogenito! Per completare queste discipline l'imperatrice era perennemente a dieta "per conservare e temprare il fisico", diete assurde e stravaganti che componeva lei stessa. Prima ci fu il momento della frutta, poi quello delle sole zuppe e bibitoni, ma poi, sentendosi mancare le forze, decise di rafforzarsi bevendo solo sangue di bue; addirittura giunse "per controllarsi meglio" a mangiare seduta sopra una bilancia!
L'entusiasmo ungherese dell'imperatrice contribuì non poco a distendere i rapporti tra l'Austria e questo Stato ribelle, tanto che l'8 giugno 1867 Francesco Giuseppe ed Elisabetta furono incoronati "Reali d'Ungheria" nella cattedrale di Buda, alla faccenda non fu estraneo il conte G. Andrássy, Presidente del Consiglio ungherese e grande amico della sovrana. L'anno seguente nacque la principessa Maria Valeria, ultimogenita della coppia imperiale, bambina che Elisabetta terrà sempre al su fianco. Ma l'irrequieta non trovò pace neanche nell'ultima maternità: soprannominata "Imperatrice locomotiva" dai suoi sudditi, continuò a girovagare per l'Europa ed a sbalordire perfino la regina Vittoria durante una delle sue visite in Inghilterra. Nonostante tutto, Francesco Giuseppe rimase sempre innamoratissimo della moglie che non esitava ad abbandonarlo nelle visite ufficiali, a testimonianza di ciò rimangono le tenerissime lettere che le inviava. Anche Sissi, superati i romanticismi della gioventù, rimase affezionata al marito "Ci apprezziamo di più ora che abbiamo capito che, per andare d'accordo, non dobbiamo impicciare l'uno all'altra", scriveva la ormai trentasettenne imperatrice. Una volta Elisabetta accompagnò il marito a Salisburgo per una visita ufficiale alla coppia imperiale francese Napoleone III ed Eugenia: con una curiosità del tutto femminile voleva conoscere da vicino colei che era definita una delle donne più belle d'Europa " …si merveilleusement blanche et si blonde…". Ma si rassicurò, Eugenia era indubbiamente molto bella, bionda con gli occhi azzurri, ma aveva undici anni di più e non aveva il fascino e la grazia romantica dell'austriaca. Inoltre aveva un difetto terribile ed imperdonabile secondo i criteri di Elisabetta: la regina francese era afflitta da qualche, abominevole, chilo in più!
Dal 1881 l'irrequieta Sissi sembra trovare una momentanea pace nella villa che si era fatta costruire a Corfù, l'"Achilleion" per la quale aveva speso una somma strabiliante, ma il colpo fatale le giungerà otto anni dopo con la notizia dell'enigmatica e scabrosa morte dell'erede al trono, Rodolfo. Da allora il suo equilibrio nervoso sarà ancora più alterato: stravolta dalla morte del figlio, non riuscì trovare conforto né nel marito, distrutto dalla terribile prova, né a dargli il sostegno di cui quell'uomo, così ferreo, aveva bisogno in quel momento. Elisabetta reagì a modo suo cioè riprendendo i suoi viaggi, lasciando a fianco di Francesco Giuseppe l'amica Katharina Schratt, pregandola di "rimanere vicina il più possibile al nostro povero caro" e ritornò nella sua adorata Corfù, dilaniata dai sensi di colpa che la rimproveravano di non aver saputo dare a suo figlio l'amore e la tenerezza richiesti; certo aveva lottato per lui contro la defunta arciduchessa Sofia, l'aveva sottratto ad un precettore che si era dimostrato rigido e crudele verso il ragazzo d'indole sensibile, nervosa ed impressionabile, ma non aveva saputo stargli vicino quando più aveva avuto bisogno della madre.
La Ginevra del 1898 segna l'ultima tappa dell'imperatrice vagabonda e sempre più anoressica (pesava solo quarantasei chili): partita da Ischl nel mese di luglio, ove, senza saperlo aveva salutato per l'ultima volta il marito, si recò sul lago svizzero con la fedele amica l'ungherese contessa Sztàray. Il 10 settembre le due donne decidono di fare una passeggiata, al rientro verso l'albergo "Beau Rivage" uno sconosciuto si avvicina ad Elisabetta e la colpisce all'altezza del petto con una lama, subito i passanti riescono a bloccare il folle. In un primo momento il colpo non sembra grave, la donna rinviene, chiede dell'acqua e zucchero, poi sviene nuovamente per morire poco dopo. La perizia necroscopica rivelò la verità: il pugnale dell'assassino era penetrato, attraverso il polmone, nel ventricolo sinistro per otto centimetri. L'assassino è un anarchico italiano, Luigi Luccheni, un pazzoide che aveva intenzione di uccidere Enrico D'Orleans, ma la presenza dell'imperatrice del regno Austro Ungarico gli aveva fornito un'occasione più ghiotta. Si ucciderà pochi giorni dopo, in carcere, impiccandosi con la cintura dei  pantaloni, gridando "Viva l'Anarchia!" La ferale notizia sconvolse Francesco Giuseppe, che barcollò nell'apprenderla e scoppiò in lacrime, lui il ferreo, impassibile monarca. "Non mi viene proprio risparmiato nessun dolore su questa terra?" esclamava non più il re ma l'uomo, invocando la donna che, sia pure a modo suo, aveva tanto amata.
Se da viva Sissi era riuscita ad evitare le tanto odiate cerimonie previste dall'etichetta di corte, da morta non poté sottrarvisi: dopo il solenne funerale i suoi resti mortali furono deposti nella Cripta dei Cappuccini, insieme a tutti gli altri Asburgo, mentre, in Ungheria, i magiari piangevano la regina che si erano scelti e che li aveva conquistati con la sua abilità di cavallerizza e con il suo fascino di donna, che li aveva considerati non sudditi ma amici.

ELISABETTA DI BAVIERA 24 dicembre 1837 dietro lo specchio