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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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CAPRICORNO

ESCRIVA' DE BALAGUER idolatrato, osteggiato, santificato 

Antonia Bonomi 

Dopo Padre Pio, il santo del popolo e canonizzato a furor di popolo, ecco la canonizzazione di Josemaria Escrivà de Balaguer il santo di pochi noti che si dicono simpatizzanti e  non mancano mai ad una cerimonia che riguardi l'Opus Dei, l'associazione fondata dal neo santo, più un esercito di aderenti ignoti tra i potenti e comuni mortali noti poiché beneficiati da una delle varie attività dell'Opera, che paga gli studi ai meritevoli.
Partiamo dall'inizio. Josemaria Escrivà de Balaguer, il titolo nobiliare sarà acquistato in seguito dal sacerdote, nasce in Spagna a Barbastrio, è un giovane cattolico, studia in un'Università statale, il 2 ottobre del 1928 a Madrid, in un clima di cattolicesimo perseguitato dai socialisti e avvelenato dalle rivolte con omicidi spaventosi da parte dei contadini e degli operai (dimenticando che per secoli la Chiesa era stata la maggiore latifondista del paese e con la nobiltà aveva contribuito a mantenere il popolo in condizioni di sottosviluppo se non di fame), fonda un movimento basato sul più ferreo anticomunismo e sul conservatorismo cattolico più rigido. Nonché sulla segretezza più assoluta. Il messaggio di Josemaria Escrivà vuole arrivare dappertutto: non solo i religiosi possono essere santi, dice, si può giungere a questa condizione, servire Dio esercitando qualsiasi attività e seguendo le proprie nobili ambizioni. Anticomunista, è simpatizzante di Francisco Franco, alcuni dei ministri del dittatore venivano dall'Opus Dei, e questa "macchia" non gliela toglierà nessuno, si dice sia stato antisemita, di certo è stato amico di Pinochet e in una conferenza del 1974 ebbe a dire che il sangue sparso dal dittatore "era necessario". Negli anni Quaranta l'organizzazione si trasferisce a Roma e comincia ad espandersi. Dicevo della segretezza, infatti è una delle regole dell'associazione che conta circa ottantamila aderenti, di cui 1500 sacerdoti e il resto laici in posizioni di potere, ma quali siano i loro nomi non è dato sapere se non lo dichiarano spontaneamente. Tra i religiosi solo il cardinale di Lima lo ha dichiarato, altri si dicono o dimostrano simpatizzanti, tra i laici il chirurgo Raffaello Cortesini ha ammesso di averne fatto parte e di esserne uscito, anche se altre fonti lo danno come ancora appartenente. Di affiliati a questa associazione ce ne sono in tutti i settori: professori universitari, giornalisti, banchieri, si dice che la "prelatura" abbia influenza su 630 quotidiani e riviste mondiali e 52 catene televisive. Negli anni Sessanta-Settanta le cordate politico-finanziarie dell'Opus sono state definite "Santa mafia", è stata associata alla massoneria per la segretezza sempre negata dall'associazione e invece manifesta secondo una ricerca fatta da esponenti religiosi di… altra corrente. Già, perché l'Opus Dei ha avuto fieri avversari, tra  quali Giovanni  XXIII che temeva il suo potere e Paolo VI che chiese all'Opus di fondare un partito  cattolico in Spagna, e si vide opporre un rifiuto da Josemaria Escrivà. È Giovanni Paolo II a "sdoganare" l'associazione il 28 novembre 1982, elevandola a "prelatura personale", che deve rispondere solo al papa, fino ad arrivare alla beatificazione e alla canonizzazione del fondatore, 465° santo proclamato dall'attuale papa.
Cosa si richiede ai laici per entrare nell'Opus? Come "numerari" bisogna avere fatto voto di castità e devolvere all'associazione tutto ciò che si guadagna; i "sovrannumerari" possono sposarsi e vivere in famiglia, ma seguendo sempre regole di tipo monastico, mortificandosi e versando i guadagni all'associazione, i "cooperatori" o aggregati prestano gratuitamente l'opera  professionale e possono anche non essere cattolici, sono una sorta di sponsor. Mafia, massoneria, personalmente ci vedo anche Scienthology, qualcuno ne è uscito e non è stato zitto. Nel 1996 Maria del Carmen Tapia pubblica con Baldini&Castoldi il libro Oltre la soglia, nel quale parla di manipolazioni, affari illegali, plagio, violenze e sottolinea la fissazione maniacale della segretezza. Maria Angustias Moreno, che fu numeraria dell'Opera, racconta del culto della personalità che si doveva tributare a Josemaria Escrivà, promosso da lui stesso, che decise che lo si chiamasse Padre, scritto in maiuscolo, e salutarlo piegando il ginocchio sinistro. Nel 1981 il cardinale inglese Basil Home prega i responsabili inglesi dell'Opera di avere maggiore rispetto di coloro che chiedevano di entrare e, soprattutto, di uscire dalla medesima, e la libertà di scelta del proprio direttore spirituale, senza pretendere che si scegliesse per forza un religioso dell'Opus. Già, perché il vizietto, o la scusa dei religiosi Opus era che "difficilmente un   direttore spirituale avrebbe potuto consigliare bene rispetto all'Opera se questa non era da lui ben conosciuta". Il clero "normale" era soprattutto preoccupato dalla tendenza ad attirare i giovani di nascosto dai genitori.
Dopo lo scandalo dalla P2, associazione segreta pseudo massonica, Franco Bassanini e Stefano Rodotà presentano un'interpellanza parlamentare contro l'Opus Dei, ma il ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro rintuzza tutto dichiarando che il fatto che i nomi degli aderenti all'Opus non siano resi pubblici non configura la segretezza. Sottigliezze pretigne o malafede? Resta il fatto che tra più o meno noti e ignoti totali, l'organizzazione è potentissima, mette bocca in tutto, attacca la Ue che è contro Haider, i giudici di Palermo per il processo Andreotti, sembra avere già stabilito chi sarà il nuovo papa, cioè Dionigi Tettamanzi novello arcivescovo di Milano. Staremo a vedere.
Naturalmente l'Opus non si occupa solo di politica e finanza ma, come ho detto prima, gestisce l'Università di Salamanca oltre a numerosi istituti professionali superiori, ospedali, centri di formazione sparsi un po' in tutto il mondo.
Com'era Josemaria Escrivà Dietro Lo Specchio Dell'Astrologia?
Uso un detto lombardo: "l'era minga farina de' fa ostie", non era farina per fare ostie. Capricorno con una massiccia presenza di pianeti nel segno, al punto che gli aspetti tra i medesimi sono praticamente inesistenti salvo le congiunzioni e l'opposizione Urano-Plutone, era un tecnico, un pragmatico pessimista, disincantato e diffidente nei confronti degli altri e della vita, che non avrebbe seguito l'istinto per nessuna cosa al mondo. Freddo, autoritario, con il culto della logica, metodico nel pensiero e nelle azioni, abilissimo nell'organizzare la propria difesa, combattivo e aggressivo ma seguendo un preciso disegno, guidato da un'ambizione sfrenata che non gli concedeva requie, aveva una sola cosa in testa e voleva realizzarla: affermare le proprie idee. Ma era anche bastian contrario, se fosse nato in un'altra epoca, poniamo di fervore religioso, avrebbe preso la strada opposta. Aveva una fede implacabile in se stesso, nelle proprie idee, non accettava contraddittorio, la comprensione umana era inesistente, la generosità finalizzata. È nato fortunatissimo, ma era anche programmato per salire sulle teste altrui in caso di ostacoli. Era un conservatore elastico solo dove conveniva al suo disegno, con scrupoli ibernati e abilissimo nel maneggio dei quattrini, avido, dall'Io ipertrofico senza bonarietà, con il culto della personalità.
Che dire? Sono ben strane le vie della santità, anche se a proclamare la santità sono esseri umani perciò imperfetti, spero ardentemente che dalla sua iniziativa possa nascere qualcosa di veramente buono, non un esercito di automi che seguono senza riflettere i precetti inculcati. Temo i fanatici, a qualunque religione appartengano, ho ancora negli occhi e nel cuore l'estrema povertà morale e materiale degli indios, dei campesinos sottomessi dai cattolicissimi spagnoli nel Cinquecento, le  loro chiese ridondanti di ori, argenti predati e le immagini sacre nel più classico horror cristiano, che non ha niente a che vedere con la sobria spiritualità emanante dalla Sindone. Che Dio abbia pietà di noi e, soprattutto, di chi opera nel suo nome.