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Anno
9
Numero
10

 

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Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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CAPRICORNO
MARIA ROSARIA OMAGGIO
il coraggio di essere bella...ma anche brava 

Gianluca Verlezza 

 Abbiamo incontrato Maria Rosaria Omaggio mentre è impegnata in “Sottobanco”, lo spettacolo tratto dal romanzo di Starnone, in programma con grande successo al Teatro Manzoni in questi giorni, con la regia di Silvio Giordani, accanto a Pietro Longhi.
“Sottobanco” nasce come romanzo umoristico sulla scuola italiana. Come definirebbe questa versione teatrale che la vede protagonista?

Una commedia brillante che fa pensare. In questo modo riuscirò finalmente a soddisfare il mio amore per Donald Duck, Paperino, un personaggio che fa ridere ma a cui capitano cose non proprio comiche. La commedia racconta il mondo della scuola italiana, un mondo pieno di elementi comici e divertenti, ma che è al tempo stesso il mondo della nostra vita, della base cioè della nostra cultura, si ride ma forse si dovrebbe piangere. Un testo in cui non esistono risate becere, parolacce o lazzi, bensì da situazioni ironiche ed intelligenti, che Starnone è riuscito a rendere ottimamente nel suo libro.
Quali sono le differenze sostanziali con “La scuola”, il film con Silvio Orlando ed Anna Galiena, tratto da questo stesso romanzo?

Qui c’è un discorso che affronta in modo minore il filone sentimentale-amoroso, c’è più l’insieme dei 6 insegnanti riuniti con il preside per lo scrutinio finale, il battibecco continuo e lo scontro fa di essi, un lavoro che si basa più sull’indispensabile affiatamento del gruppo sulla scena. Si ride dell’idealismo del protagonista, della sbadataggine dell’insegnante che portando a scuola il bambino gli lascia la birra e porta a casa il biberon, sull’insegnante di religione che puzza, sulla svampita che insegna storia dell’arte e via dicendo. Anche il finale ha una trovata geniale del regista Silvio Giordani, che non è da meno della soggettiva del “ragazzo-mosca” Cardini del film.
C’è qualcosa della professoressa Baccalauro, da lei interpretata, che si avvicina a qualche lato del suo carattere?

Nella vita sono piuttosto vicina al professor Cozzolino che interpreta invece Pietro Longhi, mi sento più un’idealista, una passionale, una sognatrice alla Robin Williams, una naturista, una che esplode spesso ma in fondo è fragile.
Le sue doti di grande fascino e bellezza l’hanno aiutata o in qualche modo hanno contribuito a provocarle difficoltà dando di lei un’immagine riduttiva di “bellona”?

In effetti questa è una cosa di cui ho sofferto molto. Purtroppo in Italia non si ritiene facilmente che una possa essere bella ma anche brava. Proprio per questo ho dovuto sempre spiegare agli altri e forse anche a me stessa che avevo talento, ho fatto cose impegnative come il concerto con Carreras in Vaticano o anche la partecipazione a premi letterari importanti poi vinti come il Premio Fregene. Diciamo che si tratta di una sfida continua.
Lei ha lavorato sia in televisione sia nel cinema, e poi in teatro, cercando sempre di seguire il suo istinto più che un filone preciso. C’è comunque un campo che le sta più a cuore?

Ho alle spalle 26 anni di lavoro duro ma soddisfacente. Ho dovuto sfondare i confini di un periodo in cui c’erano le definizioni: attrice di prosa, personaggio televisivo, cercando di dimostrare che in ogni ambito si poteva dare qualcosa, lottando insieme a colleghi come Villaggio, Proietti, Montesano, la Melato, che avevano gli stessi miei problemi. Ho lavorato in produzioni leggere ma ho anche recitato con Jacques Perrin, Erland Josephson, Peter Brook ed altri ancora. Lavoro per progetti che mi interessano, indifferentemente dal campo in cui mi devo applicare.
Cosa pensa della televisione italiana di oggi?

Il pubblico è stanco di prodotti che non lo facciano pensare affatto. Ci si vuole divertire, ma con qualità, con interesse. Anche Magni e Monicelli hanno fatto televisione, io sarò in Tv con “Donne di mafia” di Ferrara. Quando ho fatto “Edera” la fiction non andava, ora ne fanno tutti, certo ho corso il rischio di rimanere prigioniera di un personaggio da “cattiva”.
Qual è la situazione odierna del mondo dello spettacolo italiano?

I rischi sono gli stessi della politica e della nostra vita quotidiana, quelli di farsi troppo del male parlando negativamente di noi e delle nostre potenzialità. Dobbiamo tornare ad avere fiducia in noi stessi, nel grande patrimonio culturale del nostro Paese, si deve lavorare sulla tradizione e sulla qualità, questo è fondamentale.
C’è un progetto che ancora non è riuscita a realizzare?

Già prima del Giubileo avevo pensato ad un lavoro su Santa Rita, una donna affascinante, che ha indagato sulla morte di suo marito, ha voluto entrare nelle Agostiniane perché avevano una bella biblioteca, è stata anche moglie e madre, ha vissuto la Fede in modo intenso, la trovo un personaggio femminile di grande interesse e spessore.