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Anno 9
Numero 10
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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MARIO SCACCIA: UNA VITA DEDICATA AL PALCOSCENICO
"LA SALA MOLIERE" un nuovo spazio plateale gestito dal grande maestro
Paola Aspri
Mario Scaccia, figlio di un pittore,
appena reduce della seconda guerra mondiale siscrive nel 1945 allAccademia
dArte Drammatica di Roma di cui peraltro non porta a termine i corsi, per
partecipare a spettacoli del C.U.T. dove ha per compagni la Masina, Mastroianni e Antonio
Crast. Inizia poco dopo una vera attività professionale recitando accanto ad attori come
Besozzi, Isa Pola, Picasso, Benassi, Macario e Gassman e dividendosi fra teatro leggero e
teatro di prosa vera e proprio. Negli anni Cinquanta si fa apprezzare come attore di
carattere in varie compagnie come la Gioi-Cimara e la Borboni-Scelzo, fino alle gustose
performance in "Rosso e nero" (1953), "Uno scandalo per Lili" (1957) e
"Il diplomatico" (1958), tutte di Scarnicci e Tarabusi. Dopo aver avuto una
scrittura nel 1960 allo Stabile di Napoli, comincia ad avere il nome in ditta con la
costituzione nel 1961 della Compagnia dei Quattro di gran successo con Enriquez, la
Moriconi e Glauco Mauri. Attore maturo, completo, un po istrione, recita in opere di
Ionesco, Courteline, Feydeau, ONeill, Stoppard, Arthur Miller, fino ad ottenere i
consensi più lusinghieri in personaggi come Polonio in "Amleto" (1963), Shylock
in "Il mercante di Venezia", Fra' Timoteo in "La mandragola". Anche il
cinema offre a Scaccia ottime opportunità per ruoli d'istintiva simpatia e grottesche
caratterizzazioni, anche se sempre di supporto e di secondo piano. Ed altrettanto fa la
televisione che lo utilizza sempre come elemento secondario in sceneggiati quali
"Ottocento" (1959) di Majano, "La Pisana" (1960) di Vaccari, "Le
anime morte" (1963), "Il conte di Montecristo" (1966) e "Tartarino
sulle Alpi" (1968) tutti e tre diretti da Fenoglio. Infine possiamo ricordare
"Le avventure di Pinocchio" (1972) di Comencini dove è lo stralunato dottore.
Scaccia appare anche nelloriginale "Linseguimento" (1956) di Fino,
nellepisodio "La coscienza a posto" (1960) della serie "Capitano
tutte a me" diretta da Eros Macchi e in commedie come "Niente" diretta da
Vaccari. Lultima interpretazione cinematografica è stata in "Ferdinando e
Carolina" di Lina Wertmuller.
Qual è il suo più bel ricordo artistico?
Quando la vedova di Ettore Petrolini entrò nel camerino del
Teatro Quirino alla fine della pièce "Chicchignola", per la regia di Maurizio
Scaparro, affermando che le avevo ridato il suo uomo. Ero compiaciuto dalla sua
asserzione, in quanto avevo evocato non il comico ma la persona nella sua interezza.
Che anno era quando interpretò "Chicchignola"?
Era il lontano 1967 ed era prodotto dal Teatro Stabile di
Bolzano e questo opus non era rappresentato da ventisei anni, lultimo a portarla in
scena era stato Raffaele Viviani. Petrolini era ricordato per i suoi frammenti
cinematografici, ma grazie alla scoperta di "Chicchignola", fu considerato come
autore valente. Da quel momento in poi molti rivalutarono la figura di Petrolini, tra cui
Gigi Proietti, anche se Fiorenzo Fiorentini lo aveva sempre magistralmente reinventato
come personaggio.
Quante volte ha messo in scena "Chicchignola"?
Nel 1972 quando feci la mia prima Compagnia la riproposi con
gran successo, ma lho rappresentata ogni anno, lultima volta al Teatro Parioli
di Roma.
Lei è stato considerato un erede di Ettore Petrolini, cosa ha
in comune con quest'attore romano e cosè che lo rende drammaturgicamente attuale
ancora oggi?
Quando sono stato ospite alla Rai International lessi la canzone
delle "Foglie morte" dove Petrolini risponde acremente, ma con ironia ai critici
che lo accusavano d'essere troppo superficiale, trasformando così in una filastrocca
liriche di poeti famosissimi. Questa corrente di parole è di una modernità sconcertante,
accompagnato ad una sonorità che è lessenza dellars oratoria di
Petrolini.
In comune con lui ho la passione per il teatro, ma nella sua peculiarità, quel rapporto
umano tra la scena e la platea, senza infrastrutture.
Quanto è importante limprovvisazione per un attore?
E importantissima perché può salvare da situazioni
pericolose e poi lattore, libero da qualsiasi coercizione, può richiamare
lattenzione del pubblico, è quello che Petrolini chiamava slittamento recitativo.
Cosa ricorda degli anni della Compagnia dei Quattro, Enriquez,
la Moriconi e Glauco Mauri?
Furono delle stagioni esaltanti, soprattutto quando mettemmo in
scena "Il rinoceronte" di Ionesco. Attraversammo lItalia in lungo e in
largo riscuotendo gran successo. Poi ci fu una separazione dovuta a delle incomprensioni,
ma ritornai nel famoso gruppo dartisti nel 1968, sostituendo Glauco Mauri che era
andato in Cina a girare un film.
Come giudica il teatro contemporaneo lei che ha interpretato una
commedia come "Ubu re", dove era intrinseco lo sperimentalismo?
Oggi allattore non è data la possibilità di pensare,
decide il regista per lui. Nel 1949 fui chiamato da Macario a fare la rivista e Luciano
Ramo, famoso critico di "Film dOggi", scrisse che un interprete di prosa
aveva finalmente capito lhumus della rivista. Io avevo la facilità di entrare in
qualsiasi dimensione, oggi non hanno questo tipo di capacità.
Come si misura la vera regia?
Farei un parallelismo con Lord Brummel che affermava che la vera
eleganza è quella che passa inosservata. Una buona regia si avvale delle stesse
modalità, va in profondità e non si libra tra le cose senza lasciare traccia.
Linvocazione del Ministro Melandri per un Teatro Italiano
più ricco di nuovi autori, pensa che sia un giusto monito affinché il palcoscenico
ritorni in auge come ai bei tempi?
Sono per i nuovi autori e con i miei piccoli mezzi scopro
moderne realtà, attraverso la mia scuola di informazione teatrale nella Sala Molière (ex
Teatro San Genesio) che adesso consta di trenta allievi. Qualcuno potrà obiettare
assicurando che oggi la teatralità è molto diversa, ma io vado avanti con i miei
insegnamenti ed è per questo che ho scelto la libertà di un confortevole e autonomo
spazio, dove poter continuare a fare un repertorio che m'interessa. Di neofiti e validi
demiurghi ce ne sono tanti, ma sono tutti bistrattati dal Potere. Anchio ho portato
per 110 repliche una commedia dello sconosciuto Gianni Celati "Recita
dellattore vecchiato nel Teatro di Rio Saliceto" ed è stato un atto di
coraggio non riconosciuto. Noi siamo esterofili e tutto quello che è nostro è
sottovalutato. Goldoni, infatti, non è supportato dalla stessa passione che gli inglesi
hanno per Shakespeare.
La sua libertà in questo momento è quella di avere aperto un
suo spazio plateale?
Quando questestate ho annunciato di aver rilevato il San
Genesio, uscì una polemica, i giornalisti cercarono di mettermi contro Mario
Martone,
Giancarlo Nanni, Sequi. Io non voglio entrare in competizione con nessuno, voglio solo
servire le persone che credono ancora in quel Teatro.
Perché ha deciso di comprarlo?
Cercavo da diverso tempo questa dimensione, deluso dalla passata
tournée e dal poco interesse verso un autore come Gianni Celati e poi nel 1939 recitai in
questo teatrino romano, diretto da Diego Fabbri in una Compagnia di Filodrammatica con
soli attori uomini e questo ricordo di un momento felice mi ha spinto a rilevarlo. E
un luogo dove oltre alle rappresentazioni teatrali, saranno allestiti spettacoli
mattinées e incontri culturali, ogni lunedì.
Quale sarà la programmazione della Sala Moliere per
questanno?
Dal 23 ottobre andrà in scena "Il malato immaginario"
con la mia regia, poi un recital su poesie di Leopardi, verseggiate da Arnoldo
Foà, in
seguito "Il diavolo addosso" e "47 morto che parla" di cui farò solo
la regia.
Come immagina il pubblico della Sala Moliere?
Spero in un pubblico che mi segue da anni e che bada alla
qualità.
I suoi compagni di palcoscenico chi sono?
I miei allievi che non sono affiliati a cosche politiche e
sperimentano un teatro di parola senza eccessi scenografici.
Qual è stato il suo mentore?
Io stesso, anche perché a tre anni già calcavo il
palcoscenico, grazie a mia zia che era nella Filodrammatica. La vera palestra è stato il
boccascena insieme a compagni come Tofano, Memo Benassi, Luigi Cimara che mi hanno
insegnato larte recitativa.
Che consiglio si sentirebbe di dare a chi vorrebbe calcare le
scene?
Come diceva Giovanni Papini se si presenta un gran poeta di
cacciarlo, se ritorna di prenderlo a pugni e a calci, ma alla fine di starlo a sentire.
Metaforicamente è quello che ho fatto con Edoardo Sala che oggi lavora spesso con me,
dopo un lungo, ma importante tirocinio.
Le piace apparire in televisione?
Moltissimo perché sono un attore aperto a qualsiasi forma di
spettacolo.
Qual è il suo rammarico artistico?
Non aver frequentato di più il cinema e non aver risposto
perché ero in tournée alla chiamata di Luchino Visconti per "Morte a Venezia".
Il ruolo cui è più legato cinematograficamente?
Dellattore ladro né "La proprietà non è più un
furto" di Elio Petri.
Come si diventa Mario Scaccia?
Rinunciando a tutto il resto dellesistenza.
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