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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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...per parlare con
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Personaggi
dello Spettacolo
del segno del
CAPRICORNO
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MARLENE DIETRICH maliarda senz'anima per
vocazione e per piacere
Antonia Bonomi
Marie Magdalena Dietrich nasce
il 27 gennaio del 1901 a Schoneberg, paesetto vicino a Berlino, secondogenita di
Luois Erich Otto Dietrich ufficiale della polizia militare
prussiana e di Josephine Felsing figlia di un gioielliere berlinese. È una
bella bambina vanitosissima, che ama mettersi in mostra e primeggiare, farsi
fotografare. Allevata secondo una rigida disciplina, a quattro anni studia
francese, inglese, pianoforte e violino, nel quale si dice fosse discreta
esecutrice, a undici anni obbligo di tenere un diario, un quaderno con la
copertina rossa. Il padre muore e la madre si risposa subito, nel 1917, con il
migliore amico di lui, Edvard von Losch, di cui Marlene porterà il cognome
ritornando a quello del padre come pseudonimo professionale. Non si piace, si
trova troppo grossa in tutto, dal naso alle mani al seno abbondante. Di se
stessa diceva: "Sono una patata con i capelli". A 16 anni scrive
appassionate lettere d'amore alla contessa Gersdorf, a seguire: è violentata da Albert Lasky, direttore dell'Opera di Weimar, ha
vent'anni quando s'innamora del professore di violino e parlando della loro
prima volta, con lei con le gonne sopra la faccia e lui che non si era tolto
neppure i pantaloni, del divano che li accoglieva, concluderà con un
"molto scomodo". Per una
slogatura al legamento dell'anulare sinistro, che indebolisce la forza della
mano, lascia la musica suonata e si diploma come cantante all'Accademia di
Berlino, va a vivere presso una scrittrice e si presenta agli studi di una casa
di produzione berlinese che cercava una ragazza, frequenta l'accademia di
recitazione tenuta da Max Reinhardt.
Al primo provino è presente un aiuto regista, Rudolf Sieber, s'innamorano a
prima vista, lei dirà di aver capito di amarlo guardandogli il vestito di tweed
autentico, strano in un modesto aiuto regista. Nel maggio del 1923 si sposano e
nel dicembre dell'anno seguente nasce l'unica figlia che mai avrà, Maria. Marlene
è instancabile nel lavoro e, pur essendo moglie e madre, non rinuncia a nessuna
scrittura. Nel 1928 è scoperta dalla critica come cantante, ma ha alle spalle
una lunga serie di partecipazioni cinematografiche. Nel 1929, mentre sta
recitando nella rivista Due cravatte, la vede Joseph Sternerg, regista ebreo che
vive in America, la sceglie, preferendola ad attrici più quotate, per il film
che intende trarre da Professor Unrath, il romanzo di Heinrich Mann, fratello di
Thomas. È Sternberg, cui è stato
aggiunto un von al cognome per impressionare gli americani, a consigliarle di
accentuare il contrasto tra zigomi e bocca facendosi estrarre i molari. Il film
è un "lavoraccio massacrante", si recita alternativamente nella
versione tedesca e poi inglese, la lavorazione inizia il 4 novembre del 1929 e
termina il 22 gennaio del 1930 e dopo aver ricevuto il visto della censura, il
primo aprile è proiettato in anteprima al Gloria-Palast di Berlino. La
pellicola, naturalmente, è il famoso Angelo azzurro. Quella stessa sera Marlene
è in viaggio per gli Stati Uniti a bordo del Bremen, il più bel transatlantico
tedesco dell'epoca, con il regista Pigmalione diventato qualcosa di più. Sarà
ancora lui a suggerirle di accentuare la sua ambiguità con diete ferree e abiti
maschili, creati apposta per lei dal sarto Travis Barton. Ormai diventata diva
di Hollywood, con il "suo" regista entro il 1935 gira sette film, tra
cui Marocco con Gary Cooper, ricevendo compensi da capogiro per l'epoca. E
mentre lei sale, lui scende. Infatti, la moglie lo ha lasciato perché gelosa di
Marlene e Hollywood la bacchettona non lo perdona. Finisce dimenticato, anche
dalla sua stessa creatura, che di
lui non parlerà più fino al momento della morte. Nel frattempo, Marlene è
stata seguita da marito e figlia in America, la figlia è molto presente quando
in giro ci sono servizi fotografici, mentre quasi nessuno parla, per lo meno non
in modo chiaro, della scandalosa vita sentimentale di Marlene. È una girandola
di amanti di tutti i sessi, anche in contemporanea, facenti parte del mondo
dello spettacolo, dove è più breve fare l'elenco di chi non è passato tra le
sue lenzuola, ma anche della politica come Adlai Stevenson, della cultura come
Erick Maria Remarque, che racconterà il loro legame in Arco di trionfo, e poi
Hemingway, Clodette Colbert e Lili Damita con le quali fonda il "club del
cucito", una specie di circolo per sole donne.
Nel 1939 ottiene la cittadinanza americana, scoppia la guerra e nel 1942 è
testimonial per invogliare gli americani all'acquisto dei titoli di guerra,
intrattiene le truppe prima che partano per l'Europa, tra il 1944-45 chiede ed
ottiene di essere mandata al fronte in tournée. Ha i gradi di colonnello
assegnatigli in caso di cattura, indossa una divisa disegnata da lei, ha una
sola valigia come bagaglio e non si sottrae a nessuna fatica, compreso il
dormire nel fango o per terra. La inseguono le lettere quotidiane di Jean Gabin,
suo amore del momento. Va detto che Marlene, in odio al partito nazista, aveva
rifiutato i ponti d'oro che le aveva proposto Goebbels e il fatto che, a suo
dire, Hitler la volesse come amante. Rimpiangeva di non avere accettato questo
ruolo perché, sempre a suo dire, avrebbe potuto salvare la vita a sei milioni
di ebrei! Nel 1947, prima donna nella storia, riceve la Medal of Freedom, la
massima onorificenza concessa dagli americani ai civili e nel 1950 sarà
Cavaliere della Legion d'Onore francese. Intanto continua il valzer degli
amanti, sempre rigorosamente di entrambi i sessi, ha storie con due dei mariti
di Elizabeth Taylor, Michael Wilding e Mike Todd, ma è rifiutata da Richard
Burton. Perde la testa per Yul Brinner, con il quale avrà una lunga storia, ma
che non la sposerà una volta rimasto vedovo. È sempre legata al marito Rudolf
sposato nel lontano 1923, al quale scrive chiamandolo Papi e raccontandogli
tutte le sue avventure sentimentali, firmandosi Mutti, mamma. E il bello è che
lui è da sempre legato a Tami, una donna d'origine slava un tempo grande amica
di Marlene. Quanto a lei, Marlene, tratta Tami a modo suo: ora come una serva,
ora come una complice. La distaccata Marlene, colei che dimenticava gli amanti
quando non le servivano più, era una gran grafomane e un'autentica
rompiscatole: nel momento della "passione" scrive e telefona al suo
amore, dandogli il tormento.
Per il cinema incomincia ad essere stagionata ed eccola, incoraggiata da Nat
King Cole, iniziare la serie dei recital che la porteranno in giro per il mondo,
sempre con enorme successo e compensi altissimi, fino all'ultimo, nel 1975 a
Sidney. Vista sul palco, lo so perché nel 1971 erano tra coloro che la
applaudivano a Milano, manteneva sempre la linea snella, magra per l'esattezza,
e il fisico sembrava tonico, anche se Natalia Aspesi fece sapere il mondo che
per tenere "su"
l'interno delle cosce e della braccia ricorreva ad una tuta elastica di tulle
color carne. E, a detta della solita Aspesi, se durante il giorno vi fosse
capitato d'incontrare per le strade di Milano una vecchietta tremante, che aveva
difficoltà ad attraversare, avreste dovuto aiutarla perché
poteva essere la Divina di cui sopra. Alla televisione si è concessa una sola
volta, per la modica cifra di 200.000 dollari, nel 1972, quando ha registrato
uno speciale per Alexander Cohen al New London Theater.
Per mantenersi magra, lei che era una buona forchetta, faceva cucire un nastro
rigido all'interno della vita alle attillatissime giacche che portava: non
appena il nastro stringeva, eccola bere litri di acqua calda e sale inglese più
lassativi (perché, il sale inglese non è già un potente lassativo?), se il
peso da perdere era molto, altrimenti bicchieri di acqua calda e sale inglese,
caffè, sigarette (circa novanta al giorno perché… la mantenevano in salute),
qualche sottaceto sgranocchiato con crauti crudi, wurstel crudi o fettine di
salame. Era bulimica e tirchia, secondo la figlia, sempre a dieta per esigenze
professionali, ma diffidava degli uomini che non mangiavano (diceva che avevano
qualcosa che non andava, ma non nello stomaco!), e
adorava cucinare. Lo ricordava Visconti, che la descriveva sempre
in cucina a spignattare durante le sue visite a Roma, il capo avvolto in un
asciugamano bianco. Alla storia sono passati due suoi piatti che, a quel che si
dice, mandavano in visibilio i suoi amanti.
Le uova strapazzate alla Marlene si preparano così: ogni tre uova aggiungere un
tuorlo, aggiustare di sale e sbattere con la forchetta o con il frullatore.
Scaldare il burro fino a farlo diventare biondo, non scuro, versare le uova e
agitare lentamente con la forchetta. Spegnere e continuare ad agitare finché
non si è raggiunta la consistenza desiderata. Servire subito. E il suo
"brodo"? Prendere due chili di filetto tagliato a pezzi, metterlo in
un barattolo di vetro, chiuderlo bene e porlo in una pentola d'acqua. Portare a
bollore e bollire lentamente per quattro ore. Il brodo dov'è? Ma è il liquido
che si è formato nel barattolo, per bacco, giusto la dose giornaliera per un
uomo. Se il brodo doveva servire per gli ammalati, si potevano aggiungere sale e
pepe, mentre per i bambini poteva essere diluito. A detta di Jean Gabin, che fu uno dei suoi amanti, Marlene era
un buon amico, aveva sempre pronta un'aspirina e una tazza di brodo, del suo
brodo.
Marlene muore il 6 maggio del 1992, a Parigi, allora si disse di morte naturale
ora "suicida" perché non accettava più la propria situazione. Era
ormai paralizzata da dodici-tredici in seguito alla rottura di una gamba per
essere caduta dal palco, e ad alcuni ictus, rovinata dall'abuso di alcol e di
psicofarmaci. Durante questi anni, non volle più vedere nessuno, quando
qualcuno le telefonava dicendo che sarebbe andata a trovarla rispondeva che
stava partendo, ma in prima persona telefonava e scriveva a tutti. Lei che non
aveva mai vissuto in una casa ma sempre in albergo, abitava a Parigi in quello
che è definito dalla stampa un "sordido eremo", nel quale aveva
accumulato, tra lettere, diari, documenti e ricordi, 300.000 testimonianze della
sua vita. Il tutto è stato acquistato in blocco dalla municipalità di Berlino
per otto milioni di marchi. Ed a Berlino è stata sepolta e le è stata dedicata
una piazza. La canzone Forever young le è stata dedicata da Bob Dylan.
Marlene è stata celere anche per le sue battute sarcastiche. A proposito dei
self service ebbe a dire che, per lei, l'unico progresso che rappresentavano era
il fatto che il cliente faceva il lavoro del personale. A proposito del suo
lavoro di attrice, dichiarava che non aveva mai desiderato esserlo, che le
seccava fingere di essere qualcun altro, magari desiderabile mentre accanto c'è
sempre qualcuno che ti sistema il trucco. Lei, diceva, non era un mito e tutta
quella storia era stata solo una gran scocciatura.
Com'era Marlene Dietrich Dietro lo Specchio Dell'Astrologia?
Bel coraggio accostarsi ad un mito? Fino a qualche tempo fa circolava una data
di nascita che le toglieva un anno e, devo dire la verità, il risultato era da
brivido: una statua di sale… inglese, amaro ma non depurativo, una carogna
terribile. Ora, con la data spostata al 1901, non è che la situazione migliori.
Marlene era il prodotto della propria enorme forza di volontà, ai limiti del
disumano come la sua tenacia, la sua irriducibilità nel perseguire gli scopi.
Amava essere al centro dell'attenzione, come indica la Luna nel Leone, ricevere
i tributi del prossimo, se non era tenuta in quella che lei pensava essere la
giusta considerazione si sentiva offesa nell'amor proprio e si rifugiava nella
solitudine, nell'introversione, anche se le pesava, ed era vendicativa. Era
ambiziosa, diffidente a priori nei confronti del prossimo, pessimista, voleva
dominare situazioni e persone anche per istinto di difesa, per cautelarsi contro
il peggio, per arrivare al massimo della sicurezza. Era disincantata, calcolava
tutto, non teneva in nessuna considerazione il prossimo, intimo o meno, era
suscettibile non sensibile, al sentimento non concedeva niente, non possedeva
nessun tipo di umana comprensione, era nevrotica ed istrionica, aveva il culto
della propria persona e personalità, incrollabilmente convinta delle proprie
idee, dei propri giudizi, presuntuosa e prepotente, sleale, con una decisa
volontà di affermarsi al di fuori di ogni regola, anche morale, tendeva
all'avventura senza discriminazioni. Bisex? Marlene era "contro" per
principio e se qualcuno diceva bianco lei rispondeva nero, se la morale corrente
vietava certe manifestazioni, lei faceva il contrario. Inoltre, questo o
quell'atteggiamento le serviva per arrivare, per avere privilegi? E allora, chi
se ne frega! Era una "truffatrice" in tutti i sensi, anche nei
sentimenti, la sua sessualità era nevrotica, ma molto attiva, se riceveva,
dava.
Che dire? Il suo è il quadro di uno scapolo per vocazione, che ama fare sesso e
segnare tacche sul calcio del fucile, indifferente a tutto che non sia il
proprio piacere, la propria volontà. Non avrebbe mai barattato la propria
indipendenza per niente al mondo, non fosse altro che per distinguersi. Mi
dispiace per lei, certo non è stata felice, era troppo egoista, narcisista,
crudele per esserlo, però io resto un'ammiratrice della sua parte artistica,
dove l'istrionismo ci sta bene, e mi commuovo sempre quando la sento in Lili
Marlene o in Lola-Lola.
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