prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopiOroscopi
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

...per parlare con 
Antonia Bonomi 
 899.060.888
clicca, leggi 
e poi... chiama
Personaggi di 
VARIA UMANITA'
del segno del 

CAPRICORNO
SIMON WIESENTHAL la forza del ricordo 

Antonia Bonomi 

Quello di Simon Wiesenthal è un nome che fa parte del bagaglio della mia memoria. Ne ho sentito parlare dalla fine degli anni cinquanta, per quanto fossi ragazzina non mi erano Simon Wiesenthalestranei gli orrori commessi durante l’ultimo conflitto mondiale, in casa mia si leggevano i giornali, si ascoltava la radio, ricordo le radiocronache del processo ad Adolf Eichmann e quella dell’esecuzione, forse i giornalisti di una volta erano più preparati, sapevano trasmettere il clima senza aggiunte enfatiche, l’angoscia prendeva lo stomaco e le lacrime non sapevo bene se fossero di pietà solo per le povere vittime o per l’umanità in generale, capace di generare mostri in grado di scendere a tali abissi di crudeltà e abiezione.
Simon Wiesenthal era nato a Buczacz, in quella che una volta era Austria-Ungheria e che oggi è Ucraina. Laureato in ingegneria al Politecnico di Praga, l’unico istituto che lo aveva accettato pur essendo ebreo, di professione architetto e sposato con Cyla, quando fu arrestato nel 1941 viveva a Lvov. La biondissima moglie fu scambiata per una ariana e scampò alla cattura, non così gli altri 89 parentiSimon e Cila Wiesenthal “passati per il camino”. Il suo calvario di prigioniero ebbe come tappe numerosi campi di concentramento nazisti, per tre volte scampò miracolosamente alla morte, il 5 maggio del 1945 era a Mauthausen quando il campo fu liberato dagli americani: aveva trentasei anni, era alto un metro e ottanta e pesava trentanove chilogrammi. Nel 1947, con 30 volontari fonda il centro di documentazione ebraica di Linz e comincia la ricerca ai criminali nazisti: ne consegnerà alla giustizia 1100, i più noti sono Adolf Eichmann e Karl Silberbauer il poliziotto che arrestò Anna Frank.  
Si è spento nel sonno il 20 settembre 2005, a quasi 97 anni, la moglie lo aveva preceduto di due anni. Di lui restano la memoria della sua caccia ai criminali che avevano collaborato allo sterminio degli ebrei, centinaia di migliaia di carte che raccolgono le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle l’orrore della persecuzione, il centro Simon Wiesenthal di Los Angeles con sedi in altre parti del mondo.
Com’era Simon Wiesenthal Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Il rabbino americano Kalman Pakouz ebbe a dire che in Simon Wiesenthal c’era l’urgenza di giustificare davanti a Dio e a se stesso la propria inspiegabile sopravvivenza, che avvertiva come un’ingiustizia l’essere vivo. Se questo era il cruccio di Simon Wiesenthal mi dispiace di non avergli potuto dire che se era sopravvissuto è perché era nato fortunato con quei suoi tre pianeti congiunti nel Capricorno (Sole, Mercurio ed Urano), in perfetto trigono a Giove nella Vergine. Tutte e tre le volte in cui è stato “miracolosamente” salvato dal plotone d’esecuzione “lavorava” Urano natale, il pianeta dell’imprevisto, in trigono a Giove perciò a favore. Simon Wiesenthal affermava di essersi assunto il compito di ritrovare iSimon Wiesenthal in preghiera al muro occidentale carnefici perché voleva giustizia non vendetta,  perché quanto era accaduto non cadesse nell’oblio figlio dell’ipocrisia umana e delle convenienze politiche, perché non potesse mai più ripetersi quanto era accaduto. E, guardando il suo quadro natale, posso affermare che era la persona adatta per portare avanti un compito così difficile, soprattutto cercando di mantenere le distanze tra i sentimenti personali di vendetta e il desiderio di giustizia. Simon Wiesenthal  era concreto, riflessivo, dotato di forza di volontà e tenacia, un insieme che lo rendeva invincibile. La sua era un’intelligenza metodica, era un organizzatore che aggiungeva un sasso all’altro e non buttava via niente, possedeva un colpo d’occhio formidabile, ma tutto doveva passare attraverso la ragione, anche le intuizioni che pur non mancavano. Era nato fortunato, se così si può dire considerando le esperienze che ha vissuto, ma la sua fortuna è stata anche nascere con il suo carattere: la tendenza alla malinconia, all’autodistruzione sono presenti nell’opposizione dei tre pianeti indicati con Nettuno natale, ma sono riscattati dal trigono di Marte nello Scorpione con lo stesso Nettuno, dal sestile di questo con Giove che, come abbiamo visto, è in trigono con i tre pianeti nel segno natale. L’azione aggressiva e disordinata, il lasciarsi andare alla rabbia sterile o passivamente al fatalismo non facevano per lui, può avere barcollato nei momenti peggiori ma non ha mollato, ha saputo individuare lo scopo per continuare a vivere come indica Saturno nell’Ariete in trigono a Venere. Si è tormentato una vita per non aver saputo perdonare la SS che in punto di morte chiedeva a lui l’assoluzione  per quello che aveva fatto ai prigionieri, perché non era un malvagio ma semplicemente una persona che non sopportava le ingiustizie. La prova provata è che alla fine della guerra andò a trovare la madre di quel soldato e non ebbe il coraggio di rivelarle cosa avesse fatto il figlio durante la guerra. Se mai gli ha sfiorato la mente il desiderio di vendetta, è stato il primo a contrastarlo con tutte le sue forze, una prova della sua umiltà è stato l’aver chiesto a tutte le menti più illuminate se fosse possibile perdonare. Non era un angelo vendicatore, era una persona che non dimenticava, sono sicura che in cuor suo avesse perdonato i propri aguzzini, ma non era tanto presuntuoso di farlo a nome di sei milioni di vittime che non potevano esprimere il loro parere, ho il forte dubbio che una volta assicurati alla giustizia umana i criminali li abbia raccomandati al loro dio.