I FARNESE da signorotti di provincia d'oscure origini al soglio pontificio
(1 parte)
Roberta Gallina
I Farnese furono una delle più celebri famiglie signorili
dItalia, assurta, intorno al XV sec., a sovranità e potenza politica. Le origini
sono oscure: chi la dice derivata dalla Francia, chi dalla Germania, chi da genti
longobarde rimaste in Italia; si presume che i Farnese abbiano tratto le origini ed il
nome da un feudo al confine tra il viterbese e la Toscana, chiamato prima Farneto (la
Farnia è una varietà della quercia locale) poi Farnese. E certo, comunque, che la
famiglia si presenta, alla sua prima comparsa nelle vicende pubbliche, godente dei diritti
signorili e che il possesso di Farneto le sia venuto sia per diritto allodiale che per
diritto feudale.
Il primo Farnese di cui abbiamo notizie storiche è tale Pietro,
console dOrvieto nel 984. Un suo omonimo, circa un secolo più tardi, capitano della
cavalleria della Chiesa nel 1096, riportò una vittoria contro i Ghibellini di Toscana
(1100) e allora, forse, avrebbe fondato Orbetello. Proprio questo Pietro potrebbe
identificarsi con il "Petrus de Farneto" che combatté in Puglia nel 1134 contro
i Normanni. Prudenzio, suo figlio, nel 1154 fu console di Orvieto, ove accolse il
pontefice Adriano IV (al secolo Nicola Breakspear, Abbots Langlei 1100 - Anagni
1159) in fuga da Roma a causa dei tumulti creati da Arnaldo da Brescia; quattro anni dopo
Prudenzio combatté contro i fuoriusciti orvietani sostenuti dai Ghibellini senesi.
Da allora parecchi Farnese furono consoli dOrvieto; uno di
essi, Niccolò, assoldato dal papa Urbano IV (al secolo Giacomo Pantaleòn, Tryes 1200
circa - Roma 1264) comandava la cavalleria orvietana con le truppe di Carlo dAngiò
nella battaglia di Benevento (26 febbraio 1266), in cui Manfredi trovò la morte, segnando
così il tramonto degli Svevi in Italia. Durante i secoli XIII e XIV abbiamo parecchi
Farnese eletti capitani a Viterbo, Siena, Perugia, Bologna; altri quali podestà di
Firenze, di cui guidarono gli eserciti contro Pisa, Arezzo e contro la famiglia Visconti.
Un
altro Pietro fu capitano generale dei fiorentini nella guerra contro Pisa (1362) per la
conquista di Volterra; riportata la vittoria, ebbe lonore di un monumento equestre
in S. Maria del Fiore e, essendo morto lanno seguente, quello di un sarcofago nella
stessa chiesa. Il nipote Ranuccio (1390-1450) scampò ad uninsurrezione contro la
sua casata, avvenuta ad Ischia, nel viterbese, nel 1395; da ora in poi iniziò, per questa
famiglia, il cosiddetto periodo romano. Fino ad allora i Farnese erano rimasti fedeli,
durante lo scisma, ai Pontefici legittimi ma, pur favoriti da essi, rimanevano sempre
nella condizione di nobiltà del contado. Ranuccio Farnese mirava a Roma. Già in possesso
dal 1408 del vicariato di Latera, nel 1416 Siena lo nominò capitano generale
dellesercito contro un membro della famiglia Orsini conte di Pitigliano; con la
vittoria del 1417 Ranuccio venne nominato Senatore di Roma. Alleato della famiglia
Colonna, fu favorito dal papa Martino V (al secolo Oddone Colonna, Genazzano 1368-Roma
1431) che gli concesse il castello di Piansano; poi dal papa Eugenio IV (al secolo
Gabriele Condulmer, Venezia 1383-Roma 1474) grazie al quale poté accumulare maggiori
ricchezze, inserire il casato Farnese tra le grandi famiglie romane, occupare le terre di
Valturano, Latera, il castello di Marta, di Montalto, parte di Tessenano, Canino e Gradoli
(tra il 1431 ed il 1436). Nel 1434 lo stesso Pontefice gli conferì le insegne della Rosa
dOro ed il Gonfalone della Chiesa. Ranuccio sposò Agnese Monaldeschi da cui ebbe
due figli: Pierluigi e Gabriele Francesco che in seguito sposò Isabella Orsini. Dal
matrimonio di Pierluigi (1420-1478) con Giovanna Caetani dei duchi di Sermoneta nacquero
quattro figli: Bartolomeo, duca di Latera, Alessandro, Girolama e Giulia.
Girolama sposò in seconde nozze il conte dAnguillara, ma
nel 1504 venne assassinata dal figliastro nel castello di Stabia. Giulia (1474-1524) detta
"la Bella", sposato Orsino Orsini nel 1489, rimase famosa per i suoi amori con
il papa Alessandro VI (al secolo Rodrigo de Borja, Borgia in italiano, Jativa 11 gennaio
1431-Roma 18 agosto 1503). Passò poi in seconde nozze, nel 1509, con un nobile napoletano
rimasto sconosciuto.
Alessandro nacque a Canino il 29 febbraio 1468. Completò gli studi a
Firenze, entrò nella diplomazia e tenne vari uffici. La sua gioventù fu simile a quella
dei grandi signori del suo tempo: da una gentildonna romana ebbe tre figli (Pierluigi,
Paolo e Ranuccio) ed una figlia (Costanza), due soli dei quali furono legittimati:
Pierluigi e Paolo. In seguito mutò vita e ricevette gli ordini sacri, fu tesoriere della
Chiesa romana (1492) e lanno seguente fu nominato cardinale diacono da Alessandro
VI; fu anche soprannominato "Cardinal-sottoveste" perché sua sorella Giulia era
nel frattempo divenuta lamante del Papa. Nel 1509 fu nominato vescovo di Roma da
Giulio II (al secolo Giulio della Rovere, Albissola 5 dicembre 1443-Roma 21 febbraio
1513), quasi subito tenne un sinodo diocesano mettendo in atto i decreti riformatori del V
Concilio Lateranense (1512-1517). Nel 1519 ricevette gli ordini sacri e divenne membro del
partito riformatore della Curia. Alla morte di Clemente VII (al secolo Giulio dé Medici,
Firenze 26 maggio 1479-Roma 25 settembre 1534) era il cardinale più anziano: fu eletto
Papa il 13 ottobre 1534, dopo un conclave di due giorni, con il nome di Paolo III.
Sensibilissimo alla cultura e allarte, raffinato per leducazione ricevuta, il
nuovo Pontefice protesse artisti e studiosi: commissionò personalmente a Michelangelo
Buonarroti il completamento del "Giudizio Universale" della Cappella Sistina e
la direzione dei lavori per la nuova basilica di S. Pietro. Affidò anche la realizzazione
e le decorazioni di alcuni palazzi a valenti architetti e pittori: A. da Sangallo il
Giovane, B. Peruzzi, G. Barozzi da Vignola, i fratelli Zuccari. Fu però malvisto per il
suo nepotismo assoluto: aveva concesso la porpora cardinalizia a due suoi giovanissimi
nipoti, rispettivamente di quattordici e sedici anni. Paolo III sostenne lo sviluppo di
nuove congregazioni religiose: i Teatini, i Barnabiti e le Orsoline, non solo, ma dette
anche la sua personale approvazione, mediante la bolla pontificia "Regimi militantis
ecclesiae" del 27 settembre 1540, sia alla
Compagnia di Gesù, sia alla congregazione
dellInquisizione romana, organismo centrale per la lotta contro leresia, con
pieni poteri censori ed esecutivi. Quando, con la pace di Crepy (18 settembre 1544)
terminò la guerra tra la Francia e limpero, riuscì ad aprire un nuovo Concilio a
Trento, città scelta dallimperatore (1545). Il Papa mandò tre legati, ma non si
trattò, come desideravano i Protestanti, di un concilio di tutti i cristiani. Paolo III
non cedette alle richieste di Carlo V e vennero emanati decreti sulle Sacre Scritture, sul
Peccato Originale e sui Sacramenti: Dogma e Riforma sarebbero stati discussi
simultaneamente. Lattrito tra Papa ed imperatore fu inevitabile: con il pretesto di
una epidemia il Concilio fu trasferito a Bologna, città posta direttamente sotto
linfluenza papale. Carlo V, come risposta, proibì ai suoi vescovi di partecipare e
lottava sessione del Concilio fu sospesa. Nel 1538, con una bolla, scomunicò Enrico
VIII e colpì lInghilterra con un interdetto. Cercò poi di mantenersi neutrale tra
le rivalità di Carlo V e Francesco I: appoggiò il primo contro lalleanza dei
protestanti tedeschi e incoraggiò il secondo a perseguitare gli ugonotti francesi. Il 10
dicembre del 1549 morì, tormentato da una violenta febbre, dopo aver ceduto al nipote
Ottavio il ducato di Parma.
(1 parte-continua)