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Anno
9
Numero
19

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Personaggi della Cultura
del segno dei 

GEMELLI
ANNA ACHMATOVA la geniale poetessa femminile delle piccole cose

Antonia Bonomi 

Anna Andreevna Gorenko, pseudonimo Achmatova dal nome di un’ava tartara, è considerata la più grande poetessa russa, era la “zarina” per i suoi ammiratori.
Nasce ad Odessa alla fine del 1800 da una famiglia della media nobiltà, la dicono bellissima malgrado il profilo che è eufemistico chiamare “irregolare”, gli uomini fanno follie per lei e molti arrivano a tentare il suicidio. Nicolaj Gumilëv, capo del movimento acmeista, Anna Achmatova - particolare da un dipinto di Nathan Altmanci prova tante volte che alla fine si decide a sposarlo. Nel 1912, insieme alla nascita dell’unico figlio Lev, esordisce con Sera cui fa seguito nel 1914 Rosario. Diventa la regina dei salotti, l'originalità delle sue opere si rivela nel taglio discorsivo e intimistico delle poesie, quasi sempre imperniate sugli aspetti dimessi e quotidiani della vita.
La sua è una vita strana, vive separata dal marito, il figlio è affidato alla nonna paterna, con l’inseparabile valigia piena dei suoi manoscritti, gioielli e vestiti di velluto e seta, lei soggiorna presso amici e amanti, tra i quali si dice anche Modigliani che frequenta durante i soggiorni parigini. Il ritratto che il pittore le regala entra nella famosa valigia e la seguirà tutta la vita. Scrittori, critici, musicisti, per tutti i suoi amori Anna scrive liriche piene di parole dolci. Il marito è fucilato, nel 1918 sposa un assirologo un po’ invidioso della sua fama, cosa che la diverte, dal canto suo considera questa unione “una sorta di purificazione, come quando si entra in un convento e si sa che si sta per offrire la propria libertà”. Dura poco, Anna si lega ad uno storico che ha moglie e figlia e… va a vivere con tutta la famiglia. Il giro di soggiorni presso amici e amanti continua senza tregua, qualcuno si uccide, qualcuno viene arrestato, sono iniziate le purghe staliniane, lei è risparmiata essendo famosa, però arrestano un paio di volte suo figlio e infine lo spediscono in Siberia. Nel 1946, accusata di estetismo e disimpegno politico, è espulsa dall’Unione degli scrittori sovietici, è riabilitata nel 1955. Alla morte di Stalin il figlio torna dalla Siberia e a lei sono concessi brevi viaggi, può ricevere visite, le sue poesie tornano nelle librerie. Muore di un attacco cardiaco nel 1996.
Com’era Anna Achmatova Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Il regime l’aveva messa al bando accusandola di “pessimismo nevrotico ed erotismo malato”, la critica parla delle sue liriche imperniate sugli aspetti quotidiani, scriveva tenere poesie d’amore, gli amici la ricordano come una “bevitrice terribile” di vodka… Anna era  uno spirito libero. Non era un’ottimista ma era pratica, era una Gemelli della più bell’acqua, spontanea e vera nel suo agire da scapolo, spontanea nel suo essere donna, osservare le piccole cose, descrivere l’amore con occhi femminili. Niente di nevrotico, macché erotismo malato, era solo avanti sui tempi, anche esagerando perché amava stupire, essere diversa. Qualcuno ebbe a dire che era “faticosa, che c’era troppa elettricità attorno a lei”, alcuni tiravano un sospiro di sollievo quando usciva dalla stanza, e questo è ascrivibile a Venere nel Toro, alla vanità che la stimolava ad essere in primo piano, alla consapevolezza del proprio valore che la spingeva all’affermazione, sempre volitiva e sempre insoddisfatta quando non era l’oggetto dell’attenzione. Non era folle, non c’era niente di patologico, ha colto quello che poteva cogliere per affermare se stessa ed era nata fortunata. Non sono un critico e non parlo del suo valore come poetessa, di certo è stata geniale nel vivere come voleva realizzando la parte maschile e la femminile, mantenendo l’aureola di zarina anche per i posteri.