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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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GEMELLI
GIOBBE COVATTA un dialogo aperto con Dio 

Paola Aspri 

Non ha mai smesso di parlare con Dio e tradendo lo spirito antireligioso degli uomini del nuovo secolo, Giobbe Covatta dà al Padreterno, in “Dio li fa …Terzo Millennio”, lo scettro del comando, deputandolo a giudice supremo dell’umana debolezza dell’homo sapiens che è condannato ad essere vittima dei sette vizi capitali. L’intrepido comico fa dello spirito su un’umanità in contrasto perenne e attraverso il personaggio di Rosario Sanza, da martedì fino al 7 gennaio sul palcoscenico del Teatro Parioli, cerca di portare a compimento anche le sue contraddizioni di cattolico dubbioso e curioso dell’esistenza, aspettando l’uscita del nuovo libro “Sono stato negro pure io”.
Come ricordi la tua infanzia?
Serena e felice, non affollata e per questo ancor più tranquilla.
Sei geloso dei tuoi successi?
Assolutamente sì, ma senza raggiungere livelli patologici.
L’ultimo ruolo è sempre migliore dei precedenti?
Non è un ruolo, ma sono momenti e non sono migliori, ma diversi. E poi io racconto me stesso ricreandomi ogni volta che appaio in scena.
Perché spesso Dio nei tuoi testi?
Perché io e lui ci assomigliano e frequentemente mi chiede dei consigli. Scherzo naturalmente! Nei miei assunti mi piace rapportare la normalità al potere che, in questo caso, è il Padreterno ed è superiore a Berlusconi che appare più invincibile di qualsiasi altro uomo!
Che rapporto hai con la religione?
Di curiosità e di grande interesse, mi piace molto dal punto di vista antropologico, sono uno studioso che cerca di approfondire.
Quanto ha contato la religione durante l’infanzia?
Ho fatto il chierichetto, ho suonato le campane, ho incendiato la tonaca del prete, ma involontariamente, insomma ho partecipato alla vita parrocchiale!
Quando hai fatto notizia?
Ci sono stati tanti momenti che hanno fatto cronaca, ma non notizia!
Quando trovi l’ispirazione?
Mentre viaggio in autostrada, infatti, spesso al casellante do uno scontrino scarabocchiato con i miei appunti creativi e perdo l’inizio di un mio monologo plateale!
A chi va la tua simpatia nel mondo del teatro?
A tutti quegli attori che non si prendono sul serio, come il grande “mattatore” che riconosceva e si divertiva della sua cialtronaggine! Tra i presenti sulla scena Gigi Proietti è il re dei “gigioni” pronto a fare dell'autoironia un’arte prelibata.
Qual è il difetto del Teatro Italiano?
Di aver dimenticato l’origine della rappresentazione stessa. Mi viene in mente Molière, Pirandello, Shakespeare che hanno scritto per divertire e che oggi sono traditi da operazioni teatrali manieriste.
Che cos’è il peccato?
E’ perdersi delle occasioni!
Come si raggiunge la felicità?
Non sono il redivivo Gandhi, ma da semplice uomo affermo che la felicità è raggiungere delle esigenze primarie e poi in un secondo tempo quelle dello spirito e dell’anima. Io ricerco i valori attraverso la libertà!
Se non avessi fatto l’attore cosa avresti fatto?
Il disoccupato organizzato, ma non ho mai messo limiti alla Provvidenza!
Le tue speranze si sono tutte realizzate?
No, ne devo ancora realizzare tante, ma penso sempre che tutto sia raggiungibile, sono nato ottimista e me ne vanto!
La tua miglior qualità?
Sono un entusiasta della vita e ad ogni esperienza lavorativa me ne vado e’ capa!