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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Personaggi di
Varia Umanità
del segno dei
GEMELLI
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GIORGIO MORO alias Manera il bandito, un uomo
coerente
Antonia Bonomi
Giorgio Moro è il nome
all’anagrafe, Manera, da ascia, il soprannome che gli hanno dato nel corso
della sua carriera di bandito. Furti e rapine a mano armata erano l’attività
primaria svolta da lunedì al venerdì, la fine di settimana riposo come tutti i
lavoratori che si rispettino, furti e rapine su ordinazione, ricettazione e
spaccio per lo più per pagarsi i vizi, tra i quali l’eroina della quale è
riuscito a non diventare schiavo perché “si faceva bucare dagli altri, se ti
buchi da solo ti fai ogni volta che ne hai voglia”. Per più di vent’anni di
attività malavitosa ha scontato diciannove anni di galera, dal 2000 è libero,
cosciente di ciò che ha fatto ma sicuro di avere pagato il debito e,
soprattutto, non pentito del suo passato. Tutta la sua vita è raccontata nel
libro Manera il bandito, scritto dal giornalista Piergiorgio Grizzo.
Giorgio si definisce un bandito per vocazione, per indole, uno che ha cominciato
a rubare quando la mamma gli dava i soldi e lo mandava a comperare il pane. Lui,
il pane lo rubava. Erano in sei figli in una casa senz’acqua, ma Giorgio non
cerca l’alibi della famiglia povera o dell’infanzia infelice: è lui che ha
scelto la sua strada anche se, dice, il destino non si cerca, è già marcato ed
è per questo che non ha mai avuto paura di niente. A otto anni è in collegio
ma scappa di continuo, a undici incomincia a rubare, acquistando prestigio tra
gli amici, a quattordici è nel carcere minorile di Venezia, il primo di una
serie di riformatori per arrivare alla galera vera e propria. Bandito sì, ma
con un codice ben preciso nel quale non erano contemplati gli omicidi. Il perché?
Perché se ci sono morti è l’ergastolo, se ci sono feriti sono vent’anni,
per questo lui ha sempre cercato di essere il più lucido possibile
nell’esercizio della sua attività. Seguiva rigorosamente un codice d’onore
Moro-Manera, e alla fin fine anche i poliziotti che gli davano la caccia gli
riconoscevano dignità, non ha mai ucciso perché non ama far soffrire nessuno,
per questo non si è mai sposato e non ha voluto figli. Le sue cavolate voleva
farle, senza che nessun altro pagasse.
Scontata la pena, Giorgio lavora come magazziniere e rifiuta l’idea di essere
“diventato buono”. Se tornasse indietro rifarebbe tutto quello che ha fatto,
ma dopo tanti anni di carcere ha capito che il gioco non vale la candela.
Inoltre, la malavita di ora non è quella dei suoi tempi, non c’è più
rispetto delle regole.
Com’è Giorgio Moro Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Il ladro nato no, questo non c’è. È Gemelli, è vero, il segno di Mercurio,
dio messaggero degli dei e protettore dei ladri, il suo Mercurio è nel segno ma
è un po’ poco per parlare d’inclinazione irrinunciabile. È più corretto
dire, come afferma lui stesso, che era destino, io aggiungo che non gli era
offerto niente di interessante. Ragazzino vivace, intelligente, pronto di
riflessi fisici e psichici, astuto e con una vena spregiudicata, tendente alla
solitudine, con un gran bisogno di tenerezza, da dare e avere, il desiderio di
emergere, di essere ammirato e una relativa fortuna, un carattere forte e
fatalista come indica quel Marte nel Capricorno, uno che non accetta
imposizioni, non sono stati certo i riformatori il luogo migliore per crescere e
ha seguito la via della strada, la più vicina e facilmente percorribile per
affrancarsi e imporsi. Ma Giorgio Moro è nato “persona per bene”, ha
un’indole buona, senso della giustizia e della dignità, è coerente, è un
perfezionista, quello che fa lo fa al meglio per mettere alla prova e dare
dimostrazioni a se stesso prima che per darne agli altri. È un duro, è vero,
ma un duro con un’anima, che nella sua sfortuna ha avuto la fortuna di un
carattere “per bene”, fondamentalmente onesto. Non rinnega il suo passato?
È una forma di coerenza, come l’assumersi tutte le responsabilità, senza
pietire. Continuerà sulla strada della virtù? Ripeto, se avesse avuto migliori
carte dall’inizio non l’avrebbe mai abbandonata e la sua intelligenza, anche
scaltrezza, le avrebbe messe al servizio di qualche altra
attività, magari come furbo commerciante.
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