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Anno 9
Numero 10
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Personaggi della Cultura
del segno dei
GEMELLI
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PAUL
GAUGUIN
l'artista che fuggiva la civile Europa per i tropici esotici e primitivi
Roberta
Gallina
Antonia Bonomi
Paul
Gauguin nacque a Parigi il 7 giugno 1848. Nel 1851 partì per il Perù con la
famiglia, composta dal padre Clovis giornalista, dalla madre Aline Chazal, di
nobile famiglia peruviana, e dal fratello, per recarsi a Lima, dove vivevano i
parenti materni. Purtroppo, durante il viaggio, il padre morì. La vedova si
fermò in Sudamerica per quattro anni, poi ritornò in Francia, ad Orléans,
dove Paul compì tutti gli studi regolari. Dopo aver trascorso un periodo in
seminario, a diciassette anni decise imbarcarsi come marinaio, viaggiando
soprattutto in Brasile. Nel 1871 ritornò in Francia e trovò impiego in una
banca, dimostrando di avere un grande talento per gli affari e di essere un
ottimo giocatore in Borsa. Al 1873 risale il matrimonio con una ragazza danese,
Mette Sophie Gad, da cui avrà figli. Sembrava essere destinato alla fortuna ed
alla tranquillità: ottimo lavoro che gli consentiva un'agiatezza invidiabile,
raccoglieva quadri moderni e si dedicava alla pittura nel momenti d'ozio. Negli
anni seguenti, tra il 1876 ed il 1880, espose i suoi dipinti ad alcune mostre
del gruppo impressionista, ottenendo un discreto successo. Scopre così,
improvvisamente, la sua vera vocazione: la pittura. Costretto a scegliere tra
una vita dedicata all'arte e quella, tranquilla ed economicamente sicura, che
aveva condotto fino ad allora, non esitò: senza nemmeno avvisare la moglie del
cambiamento, abbandonò l'impiego e, quasi con foga folle, si buttò nell'arte,
felice di poter dire: "Finalmente, ora posso dipingere tutti i
giorni…". Nel 1883, non tenendo minimamente conto della
famiglia, lasciò Copenhagen e si trasferì a Parigi. Nella capitale
degli artisti la quotidianità fu una delle più difficili: accettò lavori
molto umili per guadagnarsi da vivere, si ammalò mentre le sue opere non
avevano quel successo in cui sperava, anzi, spesso erano derise sia dal pubblico
sia dalla critica. Gli anni compresi tra il 1883 ed il 1885 furono quelli che
coincisero con la maturazione dell'artista, che si avvicina molto a Cézanne;
dopo aver girato per la Francia settentrionale si entusiasma per la Bretagna, di
cui lo attrae il paesaggio. Fa amicizia con un giovane pittore, Charles Laval,
con il quale, nell'aprile del 1887, "fugge dalla civiltà" per la
prima volta: insieme partono per Panama, poi per la Martinica, da cui, nel mese
di novembre, ripartono per Parigi, ammalati e senza più soldi.
I mesi" tropicali" rivelano nella pittura di Gauguin colori luminosi,
caldi, predominano il giallo, l'arancione, il violetto ed il verde, spesso usato
come fondale, con zonature molto più compatte, esuberanti come la natura dei
Tropici, i tratti tipici della sua pittura iniziano a delinearsi, le campiture
sono piatte e cerchiate di bordi scuri, come fossero incastonature, lui stesso
le definì "cloisonnisme". A Parigi, aiutato economicamente dall'amico
Schuffenecker, conosce altri artisti, quali Van Gogh e Théo che, entusiasti, lo
incoraggiano a proseguire i suoi lavori, ma le mostre allestite si rivelano
insuccessi. Conclusosi tragicamente il periodo ad Arles, in Provenza,con Van
Gogh, Gauguin ritorna in Bretagna, ma la mostra del 1889, organizzata al Café
Volpini, è l'ennesimo fiasco. L'anno dopo iniziò a frequentare il Café
Voltaire ove consce Mallarmé, Aurier, Nabis, Mirabeau, anzi fu lo stesso
Mallarmé a presenziare un banchetto in suo onore nel 1891, quando il pittore
aveva deciso di ritornare nei tropici: Tahiti fu la prima destinazione, ma la permanenza
fu breve e poco piacevole anche se, artisticamente, trovò la felicità della
scoperta di un ambiente ancora incorrotto. Le tele dipinte in questo momento
rappresentano luci abbaglianti in contrasto con le fresche ombre della
lussureggiante vegetazione esotica, come, ad esempio, la tela intitolata
"Siesta", ora a New York in una collezione privata, oppure
"Fanciulle tahitiane con fiori e mango e "L'esprit des morts qui
veilles". Di nuovo a Parigi nel 1893, subì ancora delusioni: nonostante
fosse molto apprezzato da un gruppo di giovani pittori, le sue opere
continuavano a non ottenevano né successi commerciali né approvazioni dei
critici d'arte. Come se non bastasse, durante una visita a Copenhagen, la moglie
lo caccia in malo modo e, a Parigi, la sua amante giavanese, Annah, lo abbandona
dopo avergli saccheggiato lo studio. A Gauguin non rimase altro che ritornare in
Polinesia, a Tahiti, nei primi mesi dell'anno 1895, e non tornò in Francia mai
più, l'unico contatto con la madrepatria fu la corrispondenza con il fedele
amico Daniel de Monfreid. Non fu una vita facile neanche laggiù: completamente
solo, ammalato, assillato da angosce esistenziali, tentò il suicidio nel 1898.
Salvatosi e ripresosi nel fisico, continuò a rimanere in stato di miseria,
malvisto dalla società bianca che non sopportava quello strano artista che
difendeva gli indigeni. Tale fu l'ostilità che lo circondava, che abbandonò la
Polinesia per l'isola della Dominique, nell'arcipelago delle Marchesi. Anche lì
riuscì a mettersi nei guai, tanto che le autorità lo condannarono a tre mesi
di carcere. L'angoscia che continuava a perseguitarlo si manifesta nella tela intitolata " D'où venons nous? Que
sommes nous? Ou
allons nous?", conservata a Boston, nel Museum of fine art, in cui il
pittore rappresenta, in maniera allegorica, i vari momenti della vita dell'uomo.
Nell'opera "Et l'or de leur corps" (1901) la semplice e casuale posa
delle due ragazze fa risaltare la bellezza naturale, rafforzata dal rosso dietro
le figure.
Ma la malattia fisica e le preoccupazioni morali ebbero il sopravvento: l'8
maggio 1903 Paul Gauguin moriva, con la sola compagnia del pastore protestante
Vernier.
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