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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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GEMELLI
ALBERTO SORDI un inguaribile narcisista   

Antonia Bonomi 

Che il personaggio Alberto Sordi non godesse completamente della mia simpatia non è un mistero, a parole l’ho sempre affermato. Mi spiego meglio: lo ritenevo uno splendido caratterista, una maschera divertente e ho riso alle sue battute, alcuni film mi sono piaciuti moltissimo e, lo confesso, ho pianto alla fine de La grande guerra, Un borghese piccolo piccolo l’avevo sul cuore come un macigno e non lo rivedrò mai più, Il marchese del grillo lo rivedo sempre con piacere se ho tempo, anche quando non abitavo a Roma non Alberto Sordi sindaco di Roma il giorno dei suoi 80 anni m’infastidiva il suo essere romano e romanesco fino all’inverosimile. Quello che m’infastidiva, m’infastidisce e sempre m’infastidirà è il volerlo a tutti i costi come l’emblema “dell’italiano medio”. Non l’ho mai accettato, l’ho sempre considerato alla stregua del volere gli italiani tutti mafiosi, pizza e mandolino, e per non lasciarmi contagiare dall’antipatia che nutrivo verso queste etichette e che, involontariamente, avrei potuto trasferire sulla persona non ho mai scritto niente su Alberto Sordi Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia, limitandomi a dire a Maddalena Regno, quando scrisse il suo articolo, che era “un narcisista molto fortunato”.  Ed è la sintesi del suo quadro natale. Era dinamico di mente, dove non arrivava con il dono d’osservazione arrivava con l’intuito del suo Mercurio nel Cancro, per soddisfare l’ambizione, il narcisismo, era capace di scrollarsi di dosso la pigrizia. Gentile, riservato, sempre pronto alla battuta? Senza dubbio qualità, nel suo caso sublimazione di difetti che si chiamavano indifferenza per ciò che non lo toccava direttamente e abilità nel recitare sempre il personaggio che aveva costruito, il personaggio che in fondo era lui: cinico, arrivista, non amava le responsabilità, prendeva quello che poteva, che gli era offerto ma non si lasciava coinvolgere più di tanto, cioè poco. Sentimenti a livello polo Nord, attaccamento alla famiglia? Perché era comodo, così aveva la responsabilità solo di se stesso e per il pubblico c’era la maschera Alberto Sordi piacione, sorriso a tutti denti. Altri sarebbero stati presi a calci nel sedere, lui era nato fortunato e ha saputo sfruttare i suoi talenti, era un attore nato e su questo non ci piove, nel miglior modo possibile. Per questo lo apprezzo, ma pregherei di andarci piano nel definirlo il prototipo “dell’italiano medio”. Ce ne saranno molti, ma credo che il cinismo, l’arrivismo, la vigliaccheria non siano solo prerogative limitate all’Italia, perciò divertiamoci alle sue interpretazioni, alle sue macchiette, ma non buttiamoci più fango addosso di quanto ce ne sia già capitato e, penso ancora, ce ne capiterà. Non dimentichino quanti insistono su questo tono che lo stesso Alberto Sordi ebbe a dire che detestava i suoi personaggi, che li interpretava per far capire agli italiani che c'erano anche tipi così. Diciamo che è stato un grande attore per avere interpretato magnificamente una lunga galleria di guitti. È stato una persona che ha saputo fare bene i propri interessi, intelligente lo era. Ha fatto molta beneficenza? Come avrebbe potuto dire benissimo uno dei suoi personaggi: la bara è l’unico vestito che non ha tasche. Pochi o tanti che fossero non poteva portarli con sé, meglio lasciare un buon ricordo. Che altro avrebbe potuto fare, visto che non era immortale? Applauso all’attore, dunque, ma basta indicarlo come italiano medio.