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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Storia
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GEMELLI
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ERNESTO
GUEVARA: un idealista, un medico, un sognatore, un uomo
Il rivoluzionario
Roberta Gallina
Antonia Bonomi
Per il mese di novembre del 1956 la spedizione organizzata da
Castro è ultimata: Castro, Guevara ed altri ottanta uomini salpano dalle coste messicane
a bordo di un panfilo malconcio, battezzato "Granma" (nonna), e dopo sette
giorni di viaggio con il mare in burrasca, approdano a Cuba, nel golfo di Guanacaybo.
"...Più che uno sbarco fu un naufragio.." commentò in seguito el Che, che, nei
tre anni passati tra le sierras cubane, insieme ai "barbudos" ed ai
"guajiri" (contadini) schieratisi con i ribelli, ricopriva il compito di
comandante della sua squadra affidatagli da Castro. Ebbe un'enorme mole di lavoro anche
come medico: le malattie, più o meno gravi, erano tutte causate dalla denutrizione e
dalla mancanza delle più elementari pratiche igieniche. Un altro grave problema accorava
Ernesto: l'analfabetismo. Cercò di organizzare scuole per adulti e bambini nei territori
fino ad allora liberati, spiegando ai cubani che "era inutile distribuire le armi,
sia pure per la causa comune, se prima non si rendevano conto del perché
combattevano!" Il suo motto era: educare per combattere in maniera migliore.
Nella primavera del 1959, dopo l'installazione del governo rivoluzionario, el Che
divorzia da Hilda, i rapporti coniugali erano già finiti da tempo, tanto che, negli anni
passati sulla Sierra Maestra, Ernesto ha conosciuto Aleida March, dirigente del M 26 - 7,
di cui si è invaghito; i due si sposeranno il 2 giugno 1959, da questa unione nascerà
una bambina, Aleidita e, più tardi, altri tre figli. Dopo circa un mese è nominato
ambasciatore e parte per una ben specifica missione: instaurare rapporti economici con
diversi Paesi. Il primo stato che visita è l'Egitto del presidente Nasser da cui riceve
un regalo personale: un mitra. Poi l'India che non mancherà di indignarlo per lo stato di
estrema povertà della maggioranza degli abitanti. Una mattinata intera andrà sprecata di
fronte ad una banca: uno degli accompagnatori era entrato, ma, purtroppo, una delle tante
mucche vagabonde aveva deciso di sdraiarsi a riposare davanti alla porta d'ingresso,
quindi nessuno poteva più né uscire né entrare, bisognò aspettare che se ne andasse di
sua volontà. La visita non fu un successo: quando si iniziava a parlare di armi il
presidente Nehru veniva colto da un improvviso attacco di sonno.
Il viaggio continua in Birmania, in Giappone, in Indonesia ed in Jugoslavia. Qui il
maresciallo Tito accoglie fraternamente il Che, ma di fronte alla richiesta di armi dice
di essere rimasto senza fondi e quindi di non poterli aiutare. Al suo ritorno a Cuba trova
che l'organizzazione del nuovo governo non aveva fatto molti progressi, secondo Guevara le
cose andavano troppo lentamente; alle sue rimostranze Fidel lo incarica di occuparsi delle
riforme della politica agraria e lo nomina presidente della banca nazionale, nel momento
in cui stava iniziando la guerra fredda con l'America. Il presidente Kennedy, infatti,
annuncia il divieto d'importazione di qualsiasi prodotto ed il blocco delle vendite di
prodotti agricoli provenienti da Cuba. Nelle nuove vesti di ministro e di presidente
Ernesto cerca di abolire la monocultra zuccheriera, retaggio del colonialismo, e di
nazionalizzare sia le banche, sia le varie piantagioni, sia gli impianti petroliferi; il
suo scopo è una rapida industrializzazione del paese, obbiettivo a cui dedicherà tutte
le sue forze, trascurando, in parte, la vita famigliare. Notevolissimo è l'apporto che
dà alla trasformazione, in senso socialista e marxista, al movimento di rivoluzione
cubano; negli anni seguenti intraprese altri viaggi cercando nuovi sbocchi, per la
produzione dello zucchero ed incrementi per la produzione industriale, nell'area russa e
cinese, stabilirà contatti con gli Stati africani simpatizzanti. Al suo ritorno a Cuba,
il 15 marzo 1965 trova ad aspettarlo all'aeroporto Fidel Castro ed il presidente Dorticos,
assai contrariati per il discorso da lui pronunciato ad Algeri in cui aveva proclamato
che: "L'Africa, l'America Latina e l'Asia dovranno unirsi ai Paesi socialisti per
combattere contro l'imperialismo!"
Rimanendo coerente con i
suoi princìpi rivoluzionari e con la priorità assoluto della lotta contro
l'imperialismo, Ernesto non poteva fermarsi ancora a Cuba: nonostante il dolore della
separazione dalla sua famiglia, lascia l'isola tanto amata "Per andare a lottare
contro il grande nemico ovunque si trovi...", sono parole dell'affettuosa lettera di
commiato scritta a Castro prima di partire, nell'aprile 1965. Per un certo periodo nessuno
ha più notizie del Che, chi sostiene che sia stato fatto imprigionare da Fidel, chi
sostiene che sia stato ricoverato in manicomio in Messico, chi è certo che sia morto a
Santo Domingo, altri giurano di averlo visto in Vietnam ed in Perù. Certo è che, dopo la
lettera - manifesto, diffusa il 16 aprile 1966 da una località sconosciuta, un cui
sosteneva "la necessità di creare uno, due, tre Vietnam", Ernesto torna
brevemente a Cuba, giusto il tempo di riabbracciare la famiglia, poi parte per la Bolivia.
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