Giordano Bruno
GIORDANO BRUNO: IL QUARTO CENTENARIO
Arso vivo per la sua filosofia-religione
Almalinda Giacummo
Nato a Nola, in provincia di Napoli, da una famiglia nobile, frequentò gli ambienti culturalmente più elevati di Napoli, città nella quale compì anche gli studi. Entrato all’età di diciassette anni come novizio nel convento di S. Domenico, fu ordinato sacerdote nel 1572: studiando sia la teologia sia la filosofia antica, cercò di coniugare il cristianesimo ortodosso con la filosofia neoplatonica.

Accusato di eresia, nel 1576 fu costretto a lasciare la sua Napoli e il sacerdozio, riparando a Roma. Dopo un lungo peregrinare nell’Italia del nord, si rifugiò finalmente a Ginevra, dove poté frequentare l’università. Anche qui però ebbe modo di pestare i pedi a qualcuno, nel caso specifico i calvinisti, ai quali aderì per breve tempo, e si vide costretto a trasferirsi nuovamente, questa volta in Francia, a Tolosa e a Parigi. La sua fama crebbe notevolmente tanto che, all’indomani della pubblicazione del suo De Umbris Idearum, Enrico III gli diede una cattedra all’università della Sorbona. Ma anche la Francia dopo un po’ cominciò a stargli stretta e passò quindi la Manica, trasferendosi in Inghilterra, grazie alla protezione del Conte di Castelnau e come ambasciatore del re. Qui teneva lezioni pubbliche e scriveva altre opere tra le quali i Dialoghi, la Cena, Ceneri e Spaccio della bestia trionfante, attirandosi le ire dei teologi. Di nuovo a Parigi, si cimentò nel commento delle opere aristoteliche: ma gli studenti gli erano ostili e si dovette trasferire in Germania ed in Boemia. Insegnò quindi a Helmstadt, Wittemberg e a Praga, mente a Francoforte pubblicò opere scritte in latino. In seguito, nel 1591, Giovanni Mocenigo lo invitò nella sua Venezia per farsi insegnare la mnemotecnica e forse qualche pratica magica: l’esperienza si rivelò fruttuosa, tanto da portarlo a conoscere Galilei e Paolo Sarpi. Ma Mocenigo lo vedeva con sospetto e lo considerava un po’ eretico, tanto da denunciarlo al Sant’Uffizio: nel 1592 fu arrestato a Venezia ed in seguito trasferito a Roma su richiesta dell’Inquisizione della città eterna. A Roma rimase in carcere per sette anni, rifiutando durante tutto il processo di rivedere e ritrattare le sue teorie e dottrine filosofiche e religiose. La naturale conclusione fu la condanna a morte sulla pira: venne bruciato in Campo de’ Fiori tra il 16 ed il 17 febbraio del 1600.

La sua dottrina era ribelle ed insofferente, naturalistica, mossa dalla convinzione che ogni aspetto, ogni momento della realtà naturale è organizzato, ordinato e sorretto da una forza vivente che è “presidente alla materia e signoreggia nelli composti, effettua la composizione e consistenza de le parti… stende le cartilagini, incava le arterie… intesse le fibre, ramifica li nervi… “. Indirizzare ogni sforzo verso il mondo del naturale, l’unico nel quale si possa vedere la presenza del Divino, nella chiara dea dell’infinità della natura e dei mondi, in una sorta di visione panteistica: ma due infiniti, il Divino e la realtà universale, non possono esistere, allora sono una cosa sola, Dio e l’Universo sono una cosa sola. Ma il mondo fisico è il nostro cosmo, natura naturata, mentre l’universo è veramente Dio, la natura naturans. L’essenza è però identica: il mondo è manifestazione molteplice, nello spazio come nel tempo, di Dio eterno ed unico; ed è anche generatore e “contenitore” di molti esseri, conciliando e superando in sé tutte le differenze e le opposizioni, come causa immanente del Tutto. L’universo è eliocentrico, un unico sistema di innumerevoli sistemi solari. E l’essere? e’ una monade, o unità vivente ed attiva, che si moltiplica riproducendo in piccolo ed in forma speciale e contingente la realtà e la vita della Monade divina: ogni essere è anima e corpo insieme, dotato di forza espansiva nello spazio (la corporeità) e del potere di concentrarsi ritornando su se stesso (coscienza=realtà spirituale=anima). In tutto ciò la conoscenza è una funzione della realtà spirituale, che usa la manifestazione corporea, la vita e la conoscenza con il mondo sensibile per avere un concreto riferimento di esistenza e di pensiero: ma lo domina e lo supera intuendo la Realtà assoluta che contiene e trascende ogni limitazione. “E l’anima nostra si esalta in eroico furore”.Ma tutto questo causa una sorta di repulsione verso le religioni rivelate, comprese il cristianesimo, il luteranesimo, il calvinismo, considerate una specie di insieme di superstizioni inutili perché contrarie alla natura ed alla ragione.
Una specie di simbolo delle idee che si vogliono affermare al di là di tutto, di qualunque restrizione, sia essa religiosa sia politica: per Herder ed Hengel fu il creatore del pensiero critico moderno. In generale, può essere considerato uno dei più importanti scrittori del Rinascimento: ricco di fermenti di pensiero, tanto da sembrare quasi incoerente, attratto dalla forma del dialogo movimentato e vario regalato ai suoi personaggi, tanto da renderli vivissimi e quanto mai vicini alla realtà, efficace nella descrizione dei paesaggi, in una rappresentazione concreta della sua continua ricerca della verità. Con l’ausilio di forme scrittorie variegate, dall’alta eloquenza che passava dall’invettiva alla satira, in uno stile che è il risultato di un continuo domandarsi e rispondersi alla ricerca del Tutto.












