I Magi
I MAGI verità provata dall’astronomia
Antonia Bonomi
“Dopo che Gesù nacque in Betlemme di Giuda durante il regno di Erode, alcuni Magi arrivarono dall’Oriente (Anatolè è il termine usato), a Gerusalemme e chiesero :”Dov’è il neonato re dei Giudei? Noi abbiamo veduto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo…”, questo racconta Matteo nel suo Vangelo al cap. 2, non indicando il numero di questi sapienti e parlando vagamente di oriente. Matteo è il primo a scrivere tra il 40 e il 50 d. C. un resoconto, Vangelo, dei fatti che riguardano Gesù dopo la sua nascita, ed è un testimone diretto almeno degli anni della predicazione e della morte, essendo stato chiamato dallo stesso Salvatore al suo seguito. Prosegue Matteo: i sacerdoti consultati da Erode gli confermarono che una profezia della Bibbia, Michea V. 2.3, conteneva l’annuncio della nascita in Betlemme del re che avrebbe governato il suo popolo. Sempre secondo Matteo, i Magi trovarono Gesù in una casa, lo adorarono, gli offrirono oro, incenso e mirra. Avvertiti da un angelo che Erode li cercava per farsi dire chi fosse il bambino, tornarono alla loro terra seguendo un’altra via. Erode s’inviperì e fece uccidere tutti i bambini di Betlemme e dintorni “dai due anni in giù secondo il tempo che aveva investigato dai Magi”, scrive Matteo. Questa indicazione è da tenere ben presente, perché è molto importante come vedremo più avanti. Prosegue il primo evangelista raccontando che Giuseppe fu avvertito da un angelo dell’imminente strage e seguendo il suo consiglio si recò in Egitto, l’angelo gli riapparve alla morte di Erode per avvertirlo che poteva rientrare nella terra d’Israele.

Il secondo Vangelo, detto di Marco, è scritto a Roma, mentre questi era interprete e segretario di San Pietro prima della sua morte, avvenuta nel 67, e si dice fosse il ragazzo che seguì per un tratto Gesù quando fu catturato nell’orto dei Getsemani. Marco inizia il suo Vangelo con la predicazione di Giovanni Battista e il battesimo di Gesù ad opera dello stesso.
Nel Vangelo di Luca, che si dice abbia avuto le notizie di cui scrive dalla Madonna stessa, al cap. 2 troviamo che mentre Giuseppe e Maria stavano recandosi da Nazaret dove abitavano a Betlemme paese d’origine per registrarsi al censimento, poiché Maria aveva finito il suo tempo e non avevano trovato posto nel caravanserraglio, partorì il suo figlio primogenito, lo avvolse nelle fasce e lo adagiò in una mangiatoia. Prosegue raccontando di un angelo seguito da una moltitudine di spiriti celesti che danno l’annuncio della nascita ai pastori, della loro adorazione senza menzionare assolutamente i Magi, la fuga in Egitto e la strage degli innocenti.
Anche il Vangelo di Giovanni, scritto verso la fine del primo secolo dopo la nascita di Gesù, quando incominciarono a circolare le prime eresie, inizia con la predicazione di Giovanni Battista.
È solo nel Vangelo di Matteo, dunque, che troviamo notizie sulla visita dei Magi a Gesù neonato e la descrizione dei loro doni in oro, incenso e mirra.
È nei cosiddetti vangeli apocrifi che l’episodio dei Magi è indicato con particolari più circostanziati. Nel Vangelo arabo-siriaco dell’infanzia si racconta che “… vennero a Gerusalemme dei Magi, come aveva predetto Zaradusth, o Zoroastro”. Anche in questo vangelo, il numero dei Magi non è specificato. Solo nel Vangelo armeno, rifacimento del precedente notevolmente ampliato e abbellito, ecco che appare il numero dei tre personaggi con i nomi. Secondo questo scritto, i saggi “persiani” erano stati avvertiti di mettersi in cammino da un angelo e guidati per nove mesi da una stella finché giunsero a destinazione nel momento in cui “la vergine diventava madre”. I tre magi, prosegue, erano tre fratelli che dominavano: Melkon il primo sui persiani, il secondo Balthasar sugli indiani e il terzo Gaspar sugli arabi. Questo Vangelo prosegue raccontando che portarono in dono a Gesù anche un libro scritto dallo stesso Dio che prometteva di mandare nel mondo il suo unico figlio ecc., la pergamena sarebbe stata consegnata da Dio a Seth e da questi tramandata di generazione in generazione, con l’aggiunta di un suo scritto nel quale diceva che la nascita sarebbe stata annunciata da una stella. Ora, Seth, figlio di Adamo, presso i giudei era considerato l’iniziatore dell’Astrologia e nel vicino oriente era confuso con Zoroastro.

E i Magi, nome che deriva dalla radice mag che significa dono nel senso religioso, non erano re ma una casta sacerdotale di consiglieri particolari dei re, versata nelle dottrine astronomiche e astrologiche di Zoroastro, che conoscevano la profezia di un Salvatore, che del resto circolava da secoli tra Europa, Asia e il lontano Giappone, fatta da questi e tramandata per generazioni.
Prima considerazione: di Magi e stella parla Matteo, il primo evangelista e di sicuro, anche se di certo c’è poco e quel poco è molto confuso, accanto a Gesù durante la predicazione e la morte. Marco, Luca e Giovanni sono relatori tardivi e, attenzione, Paolo era già entrato nel gruppo e… aveva preso in mano le redini della predicazione cristiana. Non è neppure certo, storicamente provato intendo, che San Pietro sia mai stato a Roma e Marco suo segretario, anche perché Paolo scrivendo ai romani nel periodo in cui il primo apostolo avrebbe dovuto essere nella città eterna non gli manda neppure i saluti!, non è certa neppure la data della folgorazione sulla via di Damasco, si dice approssimativamente verso il 37, e i tre Vangeli attribuiti a Marco, Luca e Giovanni sembrano essere stati scritti verso la fine del primo secolo quando, cioè, tutti i contemporanei di Gesù dovevano essere morti. Perché insisto su questi punti? Perché Matteo, il primo nel riferire ciò che “sapeva o gli era stato raccontato”, presumibilmente aveva pensato solo alla dimostrazione della grandezza di Gesù se anche sacerdoti pagani orientali avevano avuto il segnale della sua nascita e si erano avventurati in un lungo viaggio per adorarlo. Gli altri tre Vangeli canonici, scritti in seguito, prendono le mosse da un Gesù già grande o, come in Luca, parlano solo dell’adorazione dei pastori presumibilmente per allontanare qualsiasi ombra di paganesimo dalla figura di Gesù.
Ma le indicazioni, per quanto scarne, di Matteo trovano conferma nell’astronomia.
Cosa ci racconta Matteo? Che i Magi, sacerdoti astronomi-astrologi, arrivano perché “hanno visto la sua stella”. Anche a masticare poco di astrologia, “vedere una stella” indica un avvenimento astronomico particolare, tradotto poi nel linguaggio astrologico del “così in cielo così in terra” in avvenimento terreno concreto. Qual era il massimo aspetto astronomico del tempo, considerati anche gli strumenti di cui disponevano? La congiunzione dei pianeti, ma non quelle che si ripetono troppo spesso, poiché dalle tavolette assiro-babilonesi decifrate sappiamo che avevano riferimento alla vita della nazione, del paese, influivano sul carattere delle persone ecc., bensì a congiunzioni rare e importanti come quelle di Giove e Saturno e, soprattutto, la massima realizzata da Giove, Saturno e Marte, gli ultimi tre dei sette allora conosciuti.
Il 17 dicembre del 1603, osservando Giove e Saturno in congiunzione, Keplero ebbe per primo l’idea che qualcosa del genere fosse accaduto alla nascita di Gesù. Non ho i testi di Keplero, stando a fonti giornalistiche la congiunzione si stava verificando in Pesci, effemeridi alla mano era invece nel Sagittario. Nel 1925 lo studioso tedesco Schnabel decifra una tavoletta cuneiforme, che ora si trova al Museo statale di Berlino, e trova il resoconto di Giove e Saturno congiunti per ben tre volte nel segno dei Pesci tra il 29 maggio e il 15 dicembre del 7 avanti Cristo. Schnabel si ricorda di Keplero, attraverso calcoli stabilisce che questa congiunzione doveva essere visibilissima nelle regioni del Mediterraneo, ecco trovata la data di nascita di Gesù! Con le effemeridi antiche realizzate ai nostri giorni con mezzi sofisticati, si evince che se alle date indicate nelle tavolette cuneiformi Saturno era nei Pesci, Giove era nell’Aquario e spesso distante anche 25°. Ma è pur sempre un avvenimento particolare, i Magi lo vedono ripetersi per ben tre volte (ricordate: siamo nel 7 avanti la nostra era!), capiscono che qualcosa di grosso è accaduto… o sta per accadere? Prendiamo dal mio articolo GESU’ l’astrologia può svelare il mistero del suo anno natale: “E arriviamo alla data fatidica: l’8 febbraio del 5 avanti la nostra era si è formata una congiunzione massima alla fine del segno dei Pesci tra Saturno, Giove e Marte, proseguita fino al 9 aprile con Saturno sempre alla fine dei Pesci e Giove e Marte all’inizio dell’Ariete, in due segni diversi, ma sempre nei gradi di tolleranza. È durata a lungo, quasi due mesi, e questo potrebbe collegarsi con i Magi che sappiamo essere astronomi-astrologi: l’hanno calcolata e poi vista in febbraio, si sono messi in viaggio e sono arrivati quando ancora era attiva. La Pasqua ebraica si festeggiava dopo il plenilunio di primavera? Quell’anno il Sole è entrato nell’Ariete il 22 marzo, il plenilunio c’è stato il 9 aprile, la nascita di Gesù si colloca a cavallo di questa data: fine marzo inizio aprile (poiché non ci è dato sapere se i pastori aspettassero o avessero già ricevuto la benedizione), del 5 avanti Cristo cui va aggiunto l’anno 0 e siamo a sei anni giusti avanti la nostra era”. Questo mio ragionamento ci permette di far percorrere ai Magi i circa mille chilometri di distanza tra la loro terra e Betlemme in più o meno due mesi, perciò comodamente. Ma c’è un altro particolare che prendiamo da Matteo: Erode fece uccidere tutti i bambini di Betlemme e dintorni “dai due anni in giù secondo il tempo che aveva investigato dai Magi”. Ricordate la tavoletta cuneiforme decifrata da Schnabel? Conteneva un avvenimento accaduto nel secondo semestre di due anni prima la data che indico io, 5 avanti la nostra era più lo 0, e i Magi cercavano un bambino che avesse dai due anni in giù, cioè che fosse nato nel periodo in cui i due pianeti erano stati più o meno congiunti. Perché io indico il 5 avanti la nostra era, più l’anno 0, e in primavera? Vi rimando al mio articolo GESU’ l’astrologia può svelare il mistero del suo anno natale.
Conclusione: se non si vuole credere per fede, bisognerebbe credere che qualcosa di grande è accaduto non fosse altro che per queste tracce astronomiche e astrologiche, con buona pace di San Paolo.
Questo articolo è stato pubblicato il 29 dicembre 2002












