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Anno 10
Numero 45
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi di
Varia Umanità
del segno del
LEONE
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ENZO BIAGI un mix perfetto tra intelligenza,
spirito pratico e fortuna
Antonia Bonomi
Il 6 novembre 2007 si è spento
Enzo Biagi, unanimemente considerato il più noto tra i giornalisti italiani,
quello che ha intervistato “veramente” i più grandi del mondo, non so
immaginare chi possa non averne mai sentito parlare non fosse che per i lunghi
anni della sua
attività, settanta se è vero che il primo articolo lo ha pubblicato a
diciassette anni.
Enzo Biagi nasce nella provincia bolognese, a Lizzano Belvedere, il padre è
magazziniere e la madre casalinga, lui sente subito la passione per lo scrivere:
a tredici anni, nel solito tema Cosa vuoi fare da grande?, la sua risposta è
“il giornalista”. A diciassette anni esce il suo primo articolo, a
vent’anni lavora al Resto del Carlino e nel 1951 scrive le cronache dal
Polesine alluvionato, poi firma quelle del Giro d’Italia, in un’intervista
afferma che a 22 anni è diventato ricco perché “prendeva mille e ottanta
lire al mese al giornale, mille e duecento con le collaborazioni, così poteva
mantenere la madre, il fratello e la moglie”. Durante la guerra entra nelle
brigate partigiane di Giustizia e Libertà, è sua la voce che dai microfoni
dell’allora Eiar annuncia la Liberazione, nel 1945 è direttore del
settimanale Cronache, nel 1953 di Epoca, nel 1961 del Telegiornale Rai, è
direttore editoriale della Rizzoli (la figlia Bice entra nella stessa azienda,
nepotismo?), nel 1970 torna al Resto del Carlino, e in contemporanea ha
collaborazioni con varie testate come il Corriere della sera e Panorama,
pubblica una cinquantina di libri tra saggistica e narrativa che vendono
centinaia di migliaia di copie, 1 milione e duecentomila una collana di storia a
fumetti, 3 commedie, una lunga serie di collaborazioni televisive alla Rai, una
puntatina a Mediaset e poi ritorno all’ovile Rai. Nel 1991 suscita scalpore il
contratto firmato con l’emittente pubblica: quattro miliardi e mezzo in cinque
anni, praticamente novecento milioni annui. Lavora, lavora e lavora, per sua
ammissione il lavoro è la ragione della sua vita.
Sposato e con tre figlie, nessuna chiacchiera attorno al suo privato, si sa solo
che soffre di disturbi di cuore e negli anni gli vengono applicati sei by pass.
Durante la sua lunga carriera, per la coerenza con le sue idee, dà le
dimissioni, o è dimissionato, dalla direzione di un paio di testate, il massimo
del “dimissionamento” è raggiunto il 18 aprile del 2002. Dopo il Tg1
conduceva “Il fatto”, rubrica di approfondimento seguitissima e mal
sostituita fino a scomparire, quella sera non ebbe parole di lode per l’allora
presidente del consiglio Silvio Berlusconi il quale, con quello che è stato
chiamato “editto bulgaro”, da Sofia cacciò Biagi, Santoro e Luttazzi dalla
Rai. Ricordo benissimo le parole di Berlusconi e il suo livore mentre urlava che
questi tre personaggi (che non lo applaudivano ndr) facevano un “uso
criminoso” del mezzo televisivo pagato con i soldi di tutti e che la nuova
dirigenza (la sua ndr), non doveva più permettere che questo avvenisse.
Infatti, per i cinque anni del regno berlusconiano i tre soggetti non sono più
apparsi sui teleschermi pubblici. Certo, nessuno li ha dimenticati perché a
disposizione hanno avuto il resto dei mezzi di comunicazione, fatto sta che solo
nella primavera del 2007, con Berlusconi neutralizzato, Biagi è rientrato in Rai, terza rete, con un programma che,
personalmente, ho seguito solo nella prima puntata e poi, per me, si è perso
nei palinsesti. Non era più Il fatto dopo il Tg1, collocazione splendida per
vedere e ascoltare il buon senso, la ragionevolezza magari puntuta e mai volgare
prima degli sghignazzi di Striscia la notizia.
A chi gli rimproverava di essere
non solo giornalista ma anche “una media azienda ben avviata”, rispondeva
che quel giudizio che poteva essere interpretato in senso offensivo per lui
significava semplicemente che aveva l’abilità di tradurre le parole in
denaro. Per sua ammissione ha sempre dato il giusto valore ai soldi, è vissuto
con il terrore di perdere il posto e i quattrini gli davano sicurezza.
Enzo Biagi è morto, viva Enzo Biagi!
Com’era Enzo Biagi Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Il suo quadro l’ho fatto e interpretato molti
anni fa e lo riporto senza nella togliere e nulla aggiungere: “Giornalista,
scrittore, comunicatore nato con quella Luna nei Gemelli, tiene bene la scena, e
gli piace, con tutti quei pianeti nel Leone che indicano carisma. è
un soggetto in gamba, ambizioso, ambiziosissimo, fortunato, fortunatissimo.
Intelligente e razionale, poco spontaneo, anzi è un’ottima costruzione
razionale dettata dalla diffidenza, dallo scetticismo che diventano fattori
costruttivi. Non è accomodante, anzi ha un fondo critico-astioso-prepotente-arrogante-dittatoriale,
ma è dotato di un fondamentale senso della giustizia, qualità che gli permette
di essere sempre nell’umanamente giusto. Inoltre, il terrore di essere colto
in fallo è uno stimolo a documentarsi, a non affidare niente al caso. È
lucido, la curiosità dei Gemelli viene sintetizzata da Saturno nella Vergine,
è più ironico che autoironico, è suscettibile e se la lega al dito, non
dimentica mai un torto. Ama gli onori, ma ha gli occhi ben aperti sulle esigenze
pratiche della vita e sa vendersi benissimo. Presenti disturbi cardiaci,
tendenza alla depressione”.
Con il senno di poi, penso che il suo gran lavorare sia stato un modo
eccezionale per esorcizzare il timore della morte. Personalmente cosa pensavo di
Enzo Biagi? Non l’ho mai ritenuto un “santino” ma un uomo che sapeva
superare le proprie debolezze, come idee eravamo sulla stessa lunghezza
d’onda, mi è mancato e mi mancherà, ho invidiato bonariamente la sua abilità
nel vendersi, leggendo alcuni suoi libri a volte ho pensato che del porco non si
butta via niente perché ritrovavo fatti già ascoltati o letti, ma lo scorso
natale, 2006, dalle figlie ci siamo fatti regalare l’ultimo suo libro.
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