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Anno 9
Numero 10
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Personaggi
dello Spettacolo
del segno del
LEONE
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GIORGIO
ALBERTAZZI l'eterno seduttore sedotto, indomito e indomabile
Paola
Aspri
La
sua casa a Monte Parioli è un omaggio alla donna, quella donna che Giorgio
Albertazzi continua ad adulare attraverso le parole del trascorso e di un
presente da Casanova attempato, sposando la sua verbosità all’arte figurativa
dei corpi nudi femminili che si ritrovano ovunque e dovunque in un ambiente,
dove anche una foto ingiallita della mamma è l’emblema della sua passione per
la bellezza insuperabile dell’altro sesso. Non si giudica un seduttore il
sempre affascinante Albertazzi, ha aspettato che la novità bussasse alla porta
e il suo istinto da avventuriero dei sentimenti lo ha portato a consumare i
rapporti con intensa curiosità, la sua massima, infatti, è non protrarre più
di tre anni un legame affettivo, la noia non è una buona consigliera
dell’amore, è la sfida ad accendere i sensi, anche se il suo più lungo
legame con Anna Proclemer era un eccezione alla regola e le continue fughe di
entrambi spingevano al desiderio di ritrovarsi. In Teatro ha più volte vestito
ruoli di insidiatore di animi femminili, come in “Don Giovanni”,
“Casanova” e per ultimo in “Falstaff”, improbabile seduttore pancione,
cialtronesco e buffone insuperabile per la noia borghese.
Sulla scena interpreta un Falstaff burlone, ma nella vita di tutti i giorni chi
è il suo cialtrone preferito?
A livello di “Falstaff” non ce ne sono tanti, ma nell’esistenza anche
Albertazzi è un po’ cialtrone. Nello spettacolo Adriano Celentano con la sua
personalità dirompente non si ferma davanti a niente e anche lui corrisponde un
po’ ai canoni della leggerezza e del candore.
In che cosa lei è cialtrone?
Mi dimentico delle cose che ho promesso di fare.
L’attore è
cialtrone?
E’ il contrario di un ossequiente alle regole, è uno sregolato ed
antiborghese.
Lei è un
antiborghese?
Si ed anche
anarchico, sono stato facilitato da miei natali poveri, mio padre era un
deviatore delle Ferrovie dello Stato.
Ha mai nascosto i suoi natali antiborghesi?
Da piccolo cercavo di mascherare le mie origini, di mio padre raccontavo che
era un aviatore e di mia madre che era nata a Londra, mentre in realtà era nata
a Lonta, una città del Casentino.
Il suo ricordo più vivo?
Le case senza bagno, mi rammento che mi lavavo con una tinozza e la riempivo di
acqua e turchinetto che rendeva azzurra l’acqua, poi invitavo tutti i ragazzi
e le ragazze del vicinato, per vedere di cosa ero capace e insieme al trucco
colorato abbinavo storie inventate, questa era un’azione cialtronesca, ma di
grande impatto sull’ingenuità dell’epoca.
Era malinconico?
Assolutamente no,
anche se in età matura mi sono accorto di attrarre i depressi dalla vita.
E’ un curioso?
Mi interessa tutto ciò che c’è dietro l’angolo.
La sua maggiore curiosità quale è stata?
Le donne che sono la bellezza e la crudeltà del mondo.
Perché le donne sono crudeli?
Non sono le donne ad essere crudeli ma è la bellezza che raffigurano a
portarle ad esserlo.
Hanno sempre deciso le donne per lei?
Dal dopoguerra in poi la decisione femminile diventa determinante, la donna ha
raggiunto in questi anni un'indipendenza economica da cui derivano delle capacità
di scelta e queste scelte sono di natura sessuale più che sociale. L’uomo è
ottenebrato eroticamente ed è di un’inferiorità catastrofica rispetto alla
sessualità femminile, oggi lo è ancora di più poiché le donne deluse si
rivolgono al loro stesso sesso, una morbosità intellettuale, colpa anche del
maschio che ha il mito del dongiovanni che fa il “numero”.
Come conquista le
donne?
Io non le
conquisto mai, sono stato sempre conquistato e mi lascio seviziare amabilmente.
Risponderò poi con una massima Junghiana: “La donna cerca la testa e l’uomo
il corpo”.
Le sue scoperte
professionali sono state anche storie passionali?
Se un’allieva
mi attrae in un certo modo ha talento, così è stato con Elisabetta Pozzi,
Laura Marinoni, Mariangela D’Abbraccio.
Cosa la attrae delle
sue allieve?
La forma, perché il corpo femminile è ondulato, è come un deserto pieno.
Cos’è un
seduttore?
Un seduttore vero
è Casanova perché è qualitativo e non quantitativo.
Lei è un seduttore?
Me lo dicono, ma non lo penso.
Che rapporti ha con
i suoi colleghi attori?
Non ho dei grandi
rapporti, di Gassman non condividevo la sua goliardia, lo preferivo nella
commedia all’italiana, lì era insuperabile.
Quali sono i suoi eccessi?
Non ho nessun eccesso se non quello erotico.
S’innamora di
sovente sul palcoscenico?
Si, per obbligo
di pièce.
La cosa che più le
piace?
Essere
abbandonato da una donna, perché non siamo mai tanto amati quanto quando siamo
lasciati. Chi ha capito questo vive meglio le proprie apparenti sconfitte.
Lei quando soffre
per amore?
Forse quando sono tradito e poi c’è la possibilità di riciclare l’amore,
senza far pesare all’altro la fuga momentanea.
La persona più
simpatica?
Anna Magnani che
aggrediva con il suo istinto gli uomini della sua vita. Rimase memorabile il suo
piatto di spaghetti in faccia a Roberto Rossellini.
Lei ha mai aggredito le sue donne con atti cialtroneschi?
No, è stata una ragazza milanese a scaraventarmi in faccia una coppa di
champagne perché non si sentiva amata.
Anna Proclemer è stato il suo grande amore?
Anna era di una bellezza travolgente, di un’avvenenza non maliarda, energica,
sottile, una donna così non poteva che farmi innamorare.
Che cosa le è
necessaria più di ogni altra cosa?
La solitudine dall’altro, perché a volte fuggire è indispensabile, infatti,
io ed Anna Proclemer possedevamo due macchine, perché di notte improvvisamente
uno di noi partiva senza dire all’altro dove andava e ci sfidavamo a cercarci.
Il mistero è il sale del rapporto, ma non dura oltre un certo periodo.
La sorpresa più
grande che Albertazzi ha fatto per una donna?
Il gioco con cui
vivo le cose dell’esistenza.
I soldi sono
importanti per lei?
Si, soprattutto
quando non li hai. Per quanto mi riguarda sono un dissipatore.
In cosa ha speso di più?
Per dare agli altri ed ogni anno spendo centinaia di milioni per offrire
pranzi.
Il regalo più bello che ha fatto?
Essendo architetto ho costruito case per quasi tutte le mie donne.
La casa più bella?
“La Grifa”,
la villa a Colle Romano che abitavo insieme ad Anna Proclemer, in questo luogo
paradisiaco dal venerdì alla domenica organizzavamo pranzi per ottanta persone,
tra gli invitati non solo artisti, ma anche un gruppo di ricerca esoterica.
E’ attratto
dall’esoterismo?
Si, per molto
tempo ne sono stato attratto ed ero considerato anche un grande medium, ma
l’essere un guru dello spettacolo non mi è mai piaciuto, anche perché il
fanatismo degli altri mi disturba, l’esempio di Mason la dice lunga.
Crede in Dio?
No, sono stato sempre un mangiapreti ed ero nemico del prete del mio Paese che
etichettavo come “frustapassere”. Non credo nell’aldilà e adorare Dio
penso che sia una dolce follia, ma rispetto chi si illude del contrario.
Cosa la fa soffrire?
La sofferenza dei
bambini per le guerre.
Qual è il suo lato infantile più spiccato?
Il gioco come simbolo del mondo, quello che non mi piace però è la truffa
ludica.
Il successo per lei che significato ha?
Rispondo con una celebre frase del “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” che ho
interpretato per la televisione e che affermava: “Il successo non conta
niente, non è neanche un fatto negativo”.
In questo momento
vive con una donna giovane?
Non vivo con
nessuno, ho continue effusioni con delle situazioni improvvise. Sono molti anni,
però che amo in maniera sublimata una giovane contessa, discendente di Pia De
Tolomei e di Dante Alighieri, vive in Maremma e si chiama Pia De Tolomei,
viaggiamo spesso e il senso della famiglia lo riverso in lei.
Cosa la attrae di
questa donna?
La bellezza e la grazia agreste, è dotata di una spiccata intelligenza di cui
non fa eccessivo sfoggio ed è piena di humour.
Chi è Giorgio Albertazzi?
Una persona incline alla delicatezza.
Le piace la gente comune?
No, non ho una grande simpatia per la massa, anche perché il popolo si
eleva sempre verso il basso.
Come vede gli uomini
politici?
Male.
Non c’è nessun genio in politica?
Un genio politico come Churchill non c’è mai stato in Italia, ma può
avvicinarsi Mussolini, perché è stato un socialista massimalista.
Lei è di destra?
No, io non parlo un linguaggio di destra, sono anticomunista, perché il
comunismo è la grande piaga del secolo, è un’utopia cieca.
Il suo ricordo a cosa va?
Alla Repubblica sociale ed era un’avventura straordinaria, perché era
anticlericale.
Ogni tanto Giorgio Albertazzi di cosa ha voglia?
Della Repubblica di Alcibiade o di Pericle, avrei voglia dello Stato
dell’imperatore Adriano e vorrei che Il Papa non fosse a Roma.
Chi stima di più?
Pietro Nenni che
ha ceduto la palma politica a Togliatti che era un uomo sovietico.
Un uomo di qualità
politiche notevoli?
Giorgio Almirante
e Silvio Berlusconi perché ha creato Forza Italia traghettando l’industria
nella politica, insomma una bella invenzione dell’ultimo scorcio di secolo.
Un atto di generosità
che la conquista?
Chi intuisce che
ho un bisogno e si rende disponibile.
E’ un idealista?
Non metto l’ideale al di sopra del vivere concreto, credo però negli eroi che
non ci sono più.
Che rapporto ha con la tecnologia?
Ho un buon rapporto con i mezzi tecnologici, ma li trovo ancora troppo
imperfetti e fallibili.
Cosa salverà il mondo?
La bellezza.
Questa guerra le fa paura?
Si, io spero che siano fatti dei bombardamenti mirati e poi il teatro è un
grande calmante per le ansie sociali, infatti, a Londra sotto le V2 tedesche e a
Berlino sotto i bombardamenti americani la gente andava a teatro. Tutto questo
è una compensazione dello spirito per ciò che si soffre nella materia. La mia
paura più grande è rivolta ai pacifisti di casa nostra, gli ostinati ad ogni
costo che si portano sulla piazza a manifestare su qualcosa che non conoscono.
Cosa pensa delle
istituzioni americane?
Hanno fatto in
questi trent’anni delle cose spaventose, hanno appoggiato diverse teorie
politiche e dopo la caduta del muro di Berlino sono diventati i gendarmi
dell’universo non sapendo come gestirlo.
Cosa pensa di Bin Laden?
Risponderò con una massima napoletana d’invenzione recente: “Ben Laden non
ti scordare la casa di Ferlaino”. La filosofia partenopea in questo caso si
serve del terrorista islamico per far scomparire l’odiato Presidente del
Napoli.
Che rapporto ha con
la Rai, in questo momento ne è corteggiato?
No, il mio ultimo
contatto è stato con Gianni Boncompagni per “Crociere”, ma il programma è
stato soppresso dopo la prima puntata. Mi hanno progressivamente allontanato,
dopo aver scritto cinquanta commedie televisive, aver ideato “appuntamento con
la novella” e fatto tante cose considerevoli.
Che cosa pensa di
Maurizio Costanzo?
Ha inventato un programma che dura troppo… E’ un uomo che sa destreggiarsi
con una grandissima abilità politica, sempre oscillante tra la destra e la
sinistra. E’ a suo agio dovunque purché gli facciano fare cose sue.
Paolo Bonolis?
E’ carino, grintoso e bravo.
Pippo Baudo?
Lo stimo moltissimo, ha sbagliato qualcosa come tutte le persone che hanno
responsabilità, ma è un grande professionista, è un modello di conduzione
televisiva.
Va a letto tardi?
Dormo poco e vado
a letto alle quattro di mattina.
Si sveglia in compagnia?
No, sempre solo, anche perché il letto non è il luogo dell’amore, quando
poi mi capita di avere qualche situazione lettiera mi affretto ad andarmene.
Il posto più strano dove ha
fatto l’amore?
A Place Vendome.
Fa una dieta
speciale?
Non è speciale, ma da quando sono andato al Centro Benessere di Stresa dal
Professore Sirtori mi sono attenuto ad un equilibrio alimentare.
L’ultimo avvenimento importante?
Il matrimonio delle mie scoperte, quello di Elisabetta Pozzi con Daniele
D’Angelo e quello di Mariangela D’Abbraccio con Francesco Tavassi.
La sua conquista più ardua?
Conquistare la leggerezza perché sarei un violento per natura.
Com’è Giorgio
Albertazzi nella vita di tutti i giorni?
Uno che dà ordini e vuole fare tutto rapidamente.
Il dissenso fa parte della sua natura indomita?
Si, se non è un preconcetto è un diritto dell’essere umano.
La sua ribellione più grande?
E’ stata quella di non fare l’architetto ed ho fatto l’attore per
gusto e non per vocazione.
Le sue donne cosa le rimproverano?
Di non averle amate abbastanza.
Non ama perché ha pudore dei sentimenti?
No, perché dopo qualche sprazzo la passione mi lascia.
Perché non si è mai sposato?
Perché ho paura dei contratti, ma non è detto che non lo faccia prossimamente.
Con chi sarebbe
convolato a giuste nozze?
Giovanissimo con Bianca Toccafondi.
L’attore cosa
chiede a se stesso?
Di essere leale,
perché con le simulazioni cui è abituato in palcoscenico può perdere
l’equilibrio e soffrire d'amnesie dell’essere.
Al suo pubblico cosa chiede?
Di non abbandonarmi.
Programmi futuri?
Vado a Buenos Aires e in Spagna con la ripresa di “Lezioni americane”,
poi la ripresa del “Falstaff” e a marzo sono sul set del film di Pasquale
Squittieri, prodotto dalla Rai, dove interpreto il ruolo di un vecchio avvocato
che diventa barbone.
E la sua Direzione
Artistica per Taormina?
E’ di difficile gestione, ci sono pochi soldi, ma è anche vero che sono un
tipo poco domabile e vorrei che le mie idee fossero rispettate, ma in questo
modo è difficile che le cose si attuino come uno vuole che siano.
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