Jack Lemmon
JACK LEMMON o l’infelicità creativa
Antonia Bonomi
I meno giovani lo ricordano per averlo visto al cinema, i più giovani o giovanissimi perché la televisione ripropone spesso i suoi film ed è sempre un piacere vederlo recitate, anche perché in genere si tratta di buoni film, anche quando non sono capolavori. John Uhler Lemmon III in arte Jack Lemmon, nasce da un’ottima e benestante famiglia di Boston.

Durante l’infanzia ha problemi alla spina dorsale e nei primi tredici anni di vita subisce una decina di operazioni. Per irrobustirsi passa ore in palestra ad allenarsi, diventa un discreto maratoneta, studia pianoforte, a diciotto anni si arruola in marina, si laurea ad Harvard in scienze militari per dovere verso le sue origini, ma dice chiaro e tondo al padre che intende recitare, entrare nel mondo dello spettacolo. Il padre non lo contrasta, gli dà dei quattrini e lo lascia partire. È alla fine degli anni Quaranta che Jack arriva a New York e subito prova con la radio. Quello era il periodo delle prime “soap opera”, la paga era di due dollari e mezzo a puntata, il che lo costringeva a suonare il pianoforte nei piano bar, perché non sempre supera i provini. Dalla radio alla televisione, tra il 1949 e il 1953 fa circa cinquecento show in diretta e per sette mesi e mezzo uno quotidiano, nel frattempo lavora anche a Broadway dove, nel ’53 appunto, lo nota Harry Cohn che lo fa debuttare al cinema. Nel 1955 vince il suo primo Oscar, come attore non protagonista con La nave matta di Mister Roberts, dove interpreta il ruolo di un marinaio portabandiera che fa da spalla a un tenente di marina, interpretato da Henry Fonda, ansioso di combattere. Iniziano i ruoli che lo renderanno famoso come interprete di sofisticate commedie per lo più brillanti e spesso dirette da Billy Wilder, come il giustamente celeberrimo A qualcuno piace caldo. Ma Lemmon non era solo il simpatico, un po’ goffo personaggio di tanti film, con la faccia e il sorriso “per bene”, solitamente il “perdente anche se non completamente sconfitto”, capace di strappare un sorriso. Una volta famoso, si è cimentato in altri ruoli, con personaggi non sempre simpatici, anche cinici e cattivi, e sempre con uguale misura e bravura, non era mai sopra le righe, la sua era un recitazione spontanea. E nel 1973 arriva il secondo Oscar, questa volta come miglior attore protagonista, con Salvate la tigre. La critica lo dichiara salvatore del film. Nel complesso della sua carriera ha avuto sette candidature all’Oscar su cento film circa, con Missing è Palma d’oro al Festival di Cannes e il soggetto di questo film costringe il governo americano a smentire di avere avuto qualcosa a che fare con la caduta di Allende in Cile. Tra i suoi film di denuncia, non va dimenticato I giorni del vino e delle rose, sul problema del disagio della classe media americana e dell’alcolismo. Per quanto la sua vita privata sia stata proprio molto privata, cioè senza troppe chiacchiere e nessuno scandalo, solo due matrimoni l’ultimo dei quali ancora in piedi al momento della morte, e due figli, si sa che quello dell’alcolismo è stato uno dei suoi grandi problemi, risolto una volta con ricaduta definitiva.
Negli ultimi anni della sua carriera, Jack Lemmon ha lavorato molto con Walter Matthau, morto il primo luglio del 2000, al quale lo legava anche una sincera amicizia personale. Del loro legame solevano dire: “Se fossimo omosessuali, saremmo il nostro tipo”.
Lemmon era noto anche per il suo impegno sociale: parte dei suoi guadagni li dava alla fondazione Luther King, era ecologista convinto e stava con il cosiddetto popolo di Seattle, ed era a favore di Fidel Castro, al punto di mostrarsi sul palco con lui al festival di Cuba del 1986.
Chi ha lavorato con Lemmon, dall’amico Wilder a Marcello Mastroianni, con il quale nel 1985 girò Maccheroni, il primo film italiano distribuito nelle sale americane, a Virna Lisi che debuttò con lui in America nel 1965, a Sofia Loren, ne ha parlato bene anche prima di fare il classico coccodrillo. Era una brava persona, è il coro comune, aveva umiltà, era un attore completo, aiutava gli altri, in particolare i giovani.
Com’era Jack Lemmon Dietro lo Specchio dell’Astrologia?
Una persona profondamente scontenta, infelice, frustrata perché il terreno era fertile e per questioni personali: ha sofferto, come indica il Sole opposto alla Luna (quest’ultima in Leone= spina dorsale), entrambi in quadratura con Saturno (ossa, scheletro), per i disturbi fisici dell’infanzia, e per una presenza scarsamente sensibile dei genitori, ai quali era comunque rimasto sempre legato. Ad aiutarlo, più che la fortuna spicciola, è stata la fortuna di avere un bel Giove nel tenace Capricorno. Se l’opposizione dello stesso con Plutone accentuava il senso di disagio, il sentirsi disadattato, infondeva però il buon senso sufficiente per trovare un aggancio: o marciare o crepare, ha scelto di marciare tirando a galla il talento naturale per la recita, come indicano la Luna e Nettuno congiunti nel Leone, congiunzione che parla anche di musicalità, inclinazioni artistiche in questo senso. E tutti coloro che hanno lavorato con lui, la stessa moglie Felicia, parlano delle lunghe ore che passava in completa solitudine, suonando il pianoforte. Si è aiutato a vivere perché temeva la morte, infatti ha cominciato a parlarne solo dopo che se n’è andato Matthau, perché tutto sommato il successo non gli dispiaceva, ma senza uscire mai completamente dalla sua infelicità, dalla sua introversione, attivo e contemporaneamente passivo.












