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Anno 9
Numero 10
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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della Lirica
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MARIA CALLAS - JOAN SUTHERLAND due tigri a confronto
Antonia Bonomi
"La storia dell'opera si divide in due ere: a.C. e d.C.,
cioè prima della Callas e dopo la Callas", " Non si possono paragonare la
Callas e la Tebaldi. Avete presente lo champagne e la gassosa?". Questi non sono i
commenti degli ammiratori, ma giudizi espressi dalla stessa Callas che a quanto
riferiscono coloro che l'hanno frequentata, aveva il vezzo di parlare di sé in terza
persona. Nelle sue biografie si legge che, ormai ritirata dalle scene, amasse ascoltare le
proprie registrazioni sospirando trasognata "Ah, come cantava bene la Callas". E
pochi personaggi hanno diviso come lei in due schiere nette gli ammiratori e i
denigratori. Gli stessi critici parlano di "una voce dal timbro discutibile, con zone
opache o gutturali o aspre, una vociaccia, ma singolarissima per la varietà dei colori,
la forza della penetrazione, l'estensione, dal la sotto il rigo al fa sopracuto, la
duttilità e l'agilità, il soprano specializzato sia nel canto di forza sia nel canto
acrobatico. Interprete e attrice tragica di grande talento". Ma, resta il fatto che
nelle registrazioni, quando non si "vede" il portamento, la drammaticità fisica
dell'interprete, delle espressioni, certe sue interpretazioni sono discutibili, certi
acuti decisamente brutti.
La sua vita si può riassumere così: nata in America, circolano
tre giorni di nascita poiché non venne mai registrata, a suo dire figlia non voluta in
quanto i genitori aspettavano un maschio per rimpiazzare un figliolo morto in tenerissima,
età, studia canto all'ombra della sorella, prediletta dai genitori, Jakinthy detta
Jackie, nomignolo che "porterà sempre male" alla Callas.
Quando la madre s'accorge delle sue doti, la sprona, la usa, la costringe a cantare in
tutti i concorsi, in tutti i concerti di beneficenza, in tutte le trasmissioni
radiofoniche dove le è possibile piazzarla. Debutta nel 1938 con "Cavalleria
rusticana" all'Opera d'Atene, dove si esibisce fino al 1945. In quell'anno rientra in
America, vince una borsa di studio e viene in Italia. Alta più o meno un metro e
settantacinque, peso attorno al quintale con due immense gambe, conosce e sposa un
impresario di provincia, Giambattista Meneghini che incomincia ad imporla. È il 1947, nel
1950 debutta alla Scala come seconda della Tebaldi nell'Aida. Con la fama iniziano le
critiche. A parte la rivalità fra lei e la Tebaldi, dette rispettivamente "la
tigre" e "voce d'angelo", sono il suo fisico e la sua provincialità a far
muovere le lingue e i pettegolezzi dei salotti. Per la stazza è chiamata la
"Menegona", la "prima primadonna con le gambe d'elefante". Ed eccola
dimagrire ventotto chili in un anno, tra il 1952 e il 1953. Il suo idolo era Audrey
Hepburn e fece il possibile e l'impossibile per rassomigliarle. C'è chi dice che dimagrì
ingerendo un verme solitario con una coppa di champagne, c'è chi dice che dimagrì
perché si liberò del verme solitario che la faceva mangiare in modo smodato. Attribuiva
la sua voluminosità precedente a una cura di uova sbattute che le avevano procurato una
disfunzione ormonale per la quale non era stata curata dai genitori sempre più detestati.
Quando debutta al Metropolitan, riceve il compenso più alto della storia del teatro: 1000
dollari. Nel 1957 conosce i miliardario Aristoteles Onassis e da quel momento incomincia
il declino come cantante. Già il dimagrimento ha inciso negativamente sulla voce,
l'intensa vita mondana alla quale prende parte entusiasticamente fa il resto. Nel 1959
pianta il vecchio marito e vive la sua storia d'amore con l'armatore. Nel 1965 si esibisce
a Parigi per la sua ultima volta in teatro ed è imbottita di tranquillanti. È la donna
di Onassis, ma lui non la sposa, lei tenta di trattenerlo con un figlio, lui non vuole e
lei interrompe una gravidanza dicono i ben informati. Nel 1968 Onassis sposa la vedova
Kennedy, Jackie, e la Callas si ritira in buon ordine non senza lanciare un'azzeccatissima
frecciata: " Jackie ha fatto bene a dare un nonno ai suoi figli!". Insegna canto
per due corsi a New York, tiene qualche concerto con Giuseppe di Stefano, ma nel 1973 si
ritira definitivamente. Il 16 settembre 1977 muore nella sua casa parigina, chi dirà per
attacco cardiaco e chi suicida. Le sue ceneri vengono disperse nel mare Egeo, come da sua
richiesta, ma recentemente sembra siano state ritrovate in uno scantinato. Il mistero
Callas continua.
Com'era Maria Callas dietro lo specchio?
All'insegna delle pie
intenzioni che tali restavano se non riguardavano la sua preziosissima persona. Il male
della Callas si chiamava narcisismo. Non era una sciocca, ma era inguaribilmente
superficiale e avida, ambiziosissima, egoista, egocentrica, perennemente scontenta. Per
sua stessa ammissione voleva dare il meglio, ma pretendeva di avere il meglio, anche i
suoi abiti dovevano essere il meglio. Non c'è frase che la rispecchi meglio. Era un donna
fredda, un'opportunista che strumentalizzava tutto e tutti, voleva emergere, primeggiare e
per farlo non aveva scrupoli, era convinta che gli altri non le dessero mai abbastanza.
Sessualmente era piuttosto contorta, attirata dagli uomini anziani, anche perché
rappresentavano il potere. Una povera donna sola, ma in fondo tanto felice di esserlo per
potersi lamentare. Una tigre? Sì, di carta.
JOAN SUTHERLAND
Se la Callas era la Divina, termine abusato visto che era già
di Greta Garbo, Joan Sutherland era la Stupenda. Finita attorno alla fine degli anni
cinquanta la rivalità tra Callas e Tebaldi, nasce quella con la Sutherland.
L'accostamento prende il via dal clamore suscitato dalle prime esibizioni londinesi di
quest'ultima come primadonna. Le due cantanti si erano esibite insieme, sempre a Londra,
nel 1953 ma la Sutherland, più giovane di tre anni, aveva ruoli di secondo piano.
Conquistato quello principale, se ne va per la sua strada e a distanza di quarant'anni il
suo mito non si è ancora spento. Sposata con il direttore
d'orchestra Richard Bonynge, che secondo alcuni la chiuse in casa per tre anni,
costringendola a studiare fino allo sfinimento per raggiungere la perfezione tecnica di
cui può menare giusto vanto, ha sempre condotto una vita privata tranquilla ed è forse
per questo che il suo nome non è "pubblico" come quello della Callas. Secondo
la Joan, la Callas con lei fu "gentilissima e incoraggiante". Sempre a suo dire,
la Callas è stata la più "seducente artista della voce", purtroppo aveva
cantato troppi ruoli agli inizi della carriera, aveva puntato troppo sulla
drammatizzazione della voce e con i chili persi, aveva perso anche il potere della voce.
La Sutherland è, secondo i critici, una "cantante di eccezionale statura, dalla voce
estesissima, penetrante e limpida, capace di eseguire il repertorio d'agilità con il
timbro e il volume di soprano lirico, sfoggiando un virtuosismo trascendentale e
probabilmente inedito per il nostro secolo. Sopraffina l'eleganza del canto e acutissimo
il senso dell'espressione sia elegiaca sia briosa. Con la Callas e la Horne può essere
considerata l'artefice principale della Belcanto-renaissance".
Alta, imponente ma non grassa, il volto spigoloso dal grande
mento, un critico maligno la paragonò a Totò, le sue interpretazioni hanno fatto storia
per la perfezione dell'emissione, la naturalezza con la quale le note le fluiscono dalla
bocca anche nei più spericolati vocalizzi. E, ancora, voce liquida, lucente, lunare,
strepitosa. Grandiosa come Norma, Lucia, Traviata, Adriana Lecouvreur, Lucrezia Borgia,
nelle arie di fine ottocento. La sua interpretazione de il Bacio dell'Arditi è
inarrivabile.
Com'è Joan Sutherland dietro lo specchio?
Una forza, una
potenza, una donna con gli attributi che ha messo tutta se stessa al servizio
dell'ambizione, senza trascurare la femminilità. Una persona normale, anche con un brutto
carattere, ma dotata di senso dell'opportunità, di quel tanto di diplomazia necessaria
per non crearsi inutili complicazioni. Certo, se contraddetta, contrastata è un'autentica
tigre ma
all'insegna del buon senso. La sua qualità maggiore, al di là delle doti
canore, è la possibilità di evolvere armoniosamente, di ammorbidire gli spigoli,
ritagliandosi spazi personali, familiari appaganti. L'ambizione l'ha portata a migliorare
lo strumento, la voce, avuto a disposizione, infischiandosene dell'apparenza.
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