La tua passione per lOpera quando nasce?
E uneredità di famiglia, mia madre e mio padre entrambi melomani, mi
hanno trascinato in una passione operistica senza fine. Alletà di due anni già
cantavo "Madame Butterfly" , ero una bimba curiosa e grazie a mio padre sono
stata spronata ad interessarmi alle arti musicali. Il mio grande sogno era quello di
diventare una cantante lirica ed ero anche portata. Imitavo Maria Callas e la Tebaldi, di
cui sentivo spesso i dischi. Quando avevo quattordici anni, alcuni amici di famiglia
cercarono di convincere i miei genitori a farmi studiare canto, ma i tempi erano diversi e
i miei non se la sentirono di allontanarmi dalle normalità quotidiane che necessitano ad
una bambina, ma la attrazione fatale verso lopera è rimasta ed è sempre viva.
La tua prima emozione?
A sette anni, quando vidi per la prima volta "Madame Butterfly".
La tua famiglia ha avuto un passato operistico?
La mia è una famiglia di teatranti volontari: mio padre, uomo simpaticissimo,
aveva recitato nella Filodrammatica del Dopoguerra. Siamo dotati di vena artistica, di
umorismo spontaneo.
Anche tua sorella opera nel campo dello spettacolo?
Mia sorella ha aperto il Teatro Talia, uno spazio plateale per i bambini, dove si
rappresentano dalle fiabe del Fratelli Grimm alle pièce più impegnative di Shakespeare.
Quando è avvenuto lincontro con la settima arte?
Abitavamo a Monteverde Vecchio e la prima volta che andai al cinema,
nellallora Sala Il Vascello, vidi "Il ladro di Bagdad". Ero un
appassionata di film avventurosi, ma il lungometraggio più emozionante rimane
sempre "Per chi suona la campana".
Il tuo primo ciak?
Parlerei di un incontro mancato che ha segnato profondamente la mia carriera
dartista e che risale alletà di ventitrè anni, quando Marco Ferreri mi
chiamò per un film con Catherine Denueve, ma in quei giorni un grosso incidente mi
costrinse ad un rifiuto forzato dalle condizioni fisiche. Ma ancora prima, alletà
di sedici anni, persi loccasione di lavorare con Elio Petri in
"LAssassino". Ho sempre partecipato a film di registi esordienti ed ho
interpretato dei camei come in "Cresceranno i carciofi a Mimongo". Il cinema mi
ha sempre interessato, ma forse non interesso a li!
Ha mai pensato di esordire come regista cinematografica?
E una realtà troppo tecnica, mi piacciono le sfide, ma non sono mica
Pierpaolo Pasolini!
Ma se dovessi dirigere un film, quale storia ti piacerebbe
raccontare?
Vorrei narrare una storia al femminile, anche perché solo nel nostro Paese
cè una carenza in questo senso, dovuta anche ad una manchevolezza distributiva,
rispondendo così a delle leggi mercato inesorabili.
Come vedi la donna oggi?
Molto cinica, portata a ragionare virilmente e invece dovrebbe recuperare la sua
femminilità, non esteriormente, ma interiormente, riacquistando dei valori perduti. Anche
nel lavoro, dovrebbe affermarsi, attraverso potenzialità che esulino dalla fisicità. Le
donne nella storia dellumanità hanno formato gli uomini, devono riassumere il senso
della responsabilità familiare.
Sei mai entrata in conflitto con la tua vita artistica?
Poche volte, anche perché ho sempre affrontato il rischio dellinsuccesso,
cimentandomi in esperienze ardue. Ho un grande coraggio che mi porta a non entrare in
crisi con il mio io.
Qual è il tuo più grande rammarico?
Non aver ancora potuto fare una regia lirica con mezzi finanziari adeguati.
Programmi futuri?
Sono stata veicolo lo scorso anno di una rifioritura dellOpera a Teramo e
questanno, in questa città abruzzese, curerò la regia della "Traviata"
di Puccini, in cartellone il 25 Ottobre e poi in tournèe, affiancata da giovani e valenti
interpreti.
Ti ha dato grandi emozioni interpretare Eusebia in
"Rugantino", ruolo che fu della mitica Bice Valori?
Non ho ricalcato le sfumature attoriali di Bice Valori, ho cercato di scindere la
mia interpretazione da quella precedente. Garinei e Trovaioli hanno affermato che nel
carattere di Eusebia cè molto di Simona Marchini, soprattutto nellesternare
una profonda tenerezza che, in questo caso, ingentilisce la ruvidezza campagnola del ruolo
incarnato. Rispetto agli altri caratteri deve far ridere in maniera indiretta e la mimica
unita alla gestualità ha un importanza basilare.
Più regista o donna dello spettacolo tout court?
Mi definisco come unincarnazione patologica dello spettacolo. La mia
passionalità la metto al servizio di unespansione artistica, unamore per la
costruzione perfetta delle cose del mondo.
Che cosè il teatro?
E lespressione della vita.
Come va interessato il pubblico?
Con il talento, ma lattore deve essere specchio dellumanità, di una
verità di valori.
Che rapporto hai con la televisione?
Oggi è utilizzata malissimo, la gente ne fa un uso smodato e la qualità dei
programmi è inesistente. Sono preoccupata per gli adulti di domani che oggi sono bambini
plagiati dai mass-media, vivono una vita virtuale, incapaci di comunicare con la
quotidianità. Bisogna riaccedere al sentimento che costa fatica e responsabilità,
altrimenti si vivrà sempre in superficie, galleggiando su un mare di niente!
Se dovessi enunciare la tua morale, cosa diresti?
Di non fare agli altri quello che non vuoi che venga fatto a te!
Che posto hai dato allarte nella tua vita?
Mi è cresciuta dentro, anche perché mio padre ha dato molto spazio alle arti
visive aprendo una galleria che è rimasta in vita dal 1958 al 1974.
Quando è nata "La nuova Pesa"?
E nata nel 1985, come omaggio sentimentale a mio padre che se ne stava
andando, non solo quindi arti visive, ma anche centro culturale per giovani artisti in
cerca di un piccolo posto al sole!
Hai mai pensato di candidarti in politica?
Assolutamente no, anche perché i compromessi fatali della politica non mi
interessano, sono troppo onesta per potermi mischiare alle ambiguità istituzionali.
Simona Marchini oggi che stagione sta passando?
E una stagione più consapevole, ho lavorato bene su di me ed oggi sono
contenta.
La scomparsa di tuo padre quando ha influito sulla tua crescita
interiore?
Mi ha fatto crescere di molto, anche se ero già grande, è come se avessi raccolto
un testimone.
Che cosa hai ereditato da tuo padre?
Un amore infinito per la vita.
Che importanza hai dato allamore?
In passato ho dato unimportanza assoluta allamore: sono stata sposata
due volte, il mio primo marito è stato unamico dinfanzia, il padre di
Roberta, il secondo è stato Ciccio Cordova.
Oggi come vivi lamore?
Attualmente sono libera, ma non perché prediliga il lavoro, una porta del cuore è
sempre aperta, ma sono molto esigente e auspico una storia importante!