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Direttore responsabile
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DON LURIO un omino piccino piccio’ col vezzo di
calarsi gli anni
Antonia Bonomi Il mio archivio non mente, è
in atto da tanti anni e dice che Donald Bemjamin Lurio, in arte Don Lurio, era
nato a metà novembre del 1929 e non nel 1933. Del resto, percorrendo la sua
carriera quei quattro anni fanno la differenza e me lo rimandano più
ventottenne che ventitreenne quando è apparso nel 1957 sui nostri schermi in
Crociera d’estate. Faceva simpatia quell’omino perfettamente proporzionato,
muscoloso e agile, con le sue coreografie perfette nel ritmo, quello scattare a
tempo che faceva armonia e non militare neppure nelle due stangone tedesche
Alice ed Ellen Kessler. Da un successo all’altro, cura Canzonissima nel ’59,
Giardino d’inverno nel ’61, Studio Uno che ci fa sentire tutti un po’
francesi con le Kessler impennacchiate e il Dadaumpa che si può ballare anche
ingessati. Oltre a far ballare gli altri, balla personalmente a Sabato sera, nel
’67, esibendosi con la star della serata e riesce a far muovere tutti, tranne
Mina che gli resisterà “a causa della sua indolenza”. dirà lui. Si dice
sia finita a schiaffoni, penso le abbia prese Don Lurio. Si allontana dalla
televisione per un certo periodo e prova con il cinema, torna in televisione con
Fabio Fazio e Quelli che il calcio…, anche se ironico e sempre divertente con
il suo italiano che lo fa sembrare una macchietta, è una presenza patetica.
Dopo la morte del compagno Livio e qualche strascico per il testamento
contestato dalla famiglia di lui, confessa di soffrire di depressione, dipinge
piatti di ceramica, la pittura era stata la sua passione iniziale, diventa
Cavaliere della Repubblica e critica la televisione dei nostri giorni, usando la
frase classica: “Tutta tette e culi, nessuno crea
più niente, altro che gente che balla”. È morto per problemi
respiratori lasciando istruzioni per istituire una borsa di studio a suo nome
destinata all’Accademia Nazionale di Danza. |