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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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SCORPIONE
LALLA ROMANO il coraggio e il piacere di non dimenticarsi mai 

Antonia Bonomi 

La definivano severa, aspra, scontrosa, capace però d'improvvise tenerezze. Una delle sue migliori amiche la chiamava "selvaggia"; un insegnante ai tempi dell'Università, ammiratore che tentò di sedurla e respinto s'informò se per caso fosse lesbica,  l'aveva soprannominata "cardo selvatico". Lei sosteneva che l'artista deve essere intollerante con la stupidità, che non c'è pietà senza spietatezza. La definizione che dava di se stessa fin dalla giovinezza? Severa e spregiudicata, allegra e solitaria, razionale e fantastica. La sua vita è stata, si può dire, sempre alla ribalta. Favorita dall'essere nata in una famiglia che, consideriamo che si trattava dell'inizio del '900, le aveva permesso di studiare e laurearsi, frequentare ambienti intellettualmente validi, entrare in contatto con personaggi che facevano tendenza, viaggiare, inizia il cammino artistico come pittrice. Bella donna, paragonata e soprannominata Minerva o Pallade dal color dell'ulivo per la sua fisicità da dea, nel 1929 incontra Innocenzo Monti, impiegato di banca, che la conquista parlando di Modigliani. Si sposano tre anni dopo e cinque anni dopo nasce l'unico figlio, Pietro. Nel 1941 pubblica Fiore, primo libro di poesie. Qualche anno dopo lascia la pittura e l'insegnamento e si dedica interamente alla scrittura. Nel 1969 vince il premio Strega con Le parole tra noi leggere, un diario poco clemente del legame madre-figlio che procura la rottura tra lei e Pietro, il figlio. Nel 1984 rimane vedova e accusa pesantemente il colpo, dichiara la sua vita finita, ma ecco accanto a lei un amico, di quarant'anni più giovane, che la fa uscire dal vicolo della solitudine e diventa il suo compagno. Lei gli dedicherà le sue ultime opere. A chi le chiedeva se non avesse timore dei giudizi della gente, Lalla Romano rispondeva che se ne era sempre, letteralmente, con molta naturalezza, infischiata.
Com'era Lalla Romano Dietro lo Specchio dell'Astrologia?
Fortunata è l'unica  indicazione, senza il rovescio,  il resto è all'insegna degli opposti come, del resto, grazie alla sua critica e intuitiva Luna nella Vergine aveva ben capito da sola. Il lato femminile, sentimentale, affettuoso? Inesistente. Mentalmente era virile, e lo diceva lei stessa, se c'era qualcosa di sentimentale in lei era riservato a sé, al proprio ruolo di figlia, ai ricordi. Egoista in modo spontaneo, dunque, snob, intelligente, sanamente diffidente nei confronti degli altri, sceglieva per non essere scelta. Adorava il ruolo di bastian contrario, era critica ogni oltre dire con il prossimo, le piaceva per temperamento essere arrogante e lo era in modo intelligente, grazie anche all'educazione e alle frequentazioni. Il suo affermare di non essersi mai piaciuta, di avvertire l'ammirazione altrui, ma di non voler essere ammirata per la bellezza fisica bensì per l'intelligenza? Un vezzo e una naturale aspirazione, in realtà amava soprattutto se stessa, scavarsi dentro, ritrarsi sia visivamente nei numerosi autoritratti, sia psicologicamente nei libri. È stata felice Lalla Romano? Penso di sì, in fin dei conti ha fatto quello che ha voluto: essere ammirata come donna, apprezzata per l'intelligenza e aver vissuto da uomo. Anche se c'è un lato del suo carattere che indica che avrebbe voluto essere sempre dove non era, anche se c'era andata da sola.