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Anno
9
Numero
10

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

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TORO
GARY COOPER solido, sensibile e farfallone 

Antonia Bonomi 

Frank James Cooper, in arte Gary e Coop per gli amici, nasce nel Montana, tra mandrie e cowboy come recitava un pubblicità di qualche anno fa, vive per sette anni in Inghilterra, Gary Cooperpaese d'origine dei genitori, con la madre Alice e il fratello Arthur. Tornato in patria, esercita il mestiere del vaccaro nel ranch di famiglia poiché non vuole fare l'avvocato come, invece, vorrebbe il padre Charles Henry, giudice della Suprema Corte del Montana. Bello e intenso, bravo, con Marocco del 1930 accanto a Marlene Dietrich, diventa famoso in tutto il mondo. È la prima volta che l'attrice, pur recitando la solita parte della femme fatale, si sottomette ad un uomo e non poteva che essere Gary, colui che, locandina del film "Il sergente York"secondo Ingrid Bergman, ogni donna non poteva incontrare senza innamorarsene. L'elenco dei suoi film è lunghissimo, sono titoli e interpretazioni che restano nella memoria di tutti come il suo volto espressivo, tenerissimo e virile. Ha anche la fortuna di lavorare con registi che sapevano il fatto loro, sia ben chiaro, in produzioni che non lesinano mezzi, ma lui è bravo, un vero professionista, credibile come cowboy, sceriffo, lanciere inglese, legionario, architetto tutto d'un pezzo e stagionato innamorato di Audrey Hepburn in Arianna. La sua è una recitazione misurata, malinconica, intensa, in una parola: credibile. Nel 1942 ha il primo Oscar per Il sergente York, nel 1953 per l'indimenticabile Mezzogiorno di fuoco e nel 1961 un altro per il complesso della sua carriera. Fra le curiosità: nel 1939 era stato l'americano meglio stipendiato, nel 1952 fu definito "attore più amato".
Gary muore di cancro sei giorni dopo aver compiuto sessant'anni.Gary Cooper
Del suo privato si sa tutto: è sempre stato felicemente, si dice, sposato con la stessa donna, Sandra Shaw, una colta "ragazza bene" impalmata nel 1933 quando lei aveva diciotto anni (lui trentadue), e davanti una promettente carriera come attrice, nel 1936 è nata una figlia, Maria che era la luce dei suoi occhi, e una serie infinita di avventure sentimentali che, nella Hollywood bacchettona del tempo, gli hanno procurato qualche problema d'immagine. Inveterato seduttore lui ma, stando alle parole della Bergman riportate sopra, anche le donne cadevano ai suoi piedi. Oltre alle conquiste "volanti", che gli avevano procurato il soprannome, che non lascia spazio agli equivoci, di "mulo del Montana", personalmente s'innamorò perdutamente di Patricia Neal, sua partner nel film La fonte meravigliosa. Ma non lasciò la famiglia, si dice per non dare un dispiacere alla figlia Maria, e la Neal abortì. Era un appassionato della vita all'aria aperta, eccelleva nel nuoto e nell'equitazione, pescava e andava a caccia, impagliava  personalmente i suoi esemplari più belli. Tra i suoi amici aveva Ernest Hemingway, con il quale andava a caccia, e Pablo Picasso che gli fece dono di una lampada dedicata, John Kennedy, aveva ottimi rapporti con i colleghi, vedi Clarke Gable compagno di battute di caccia. È stato ricevuto dalla regina Elisabetta e in udienza dal papa.
Gary Cooper Com'era Gary Cooper Dietro lo Specchio dell'Astrologia? Un professionista senza dubbio, con tutti quei pianeti nel Toro e nel Capricorno, un fortunato, intelligente e pratico essere umano, borghese e formalista come s'intendeva un tempo: la famiglia è sacra, le donne… beh, mi piacciono, il sesso è una cosa, i sentimenti un'altra. Colpa di che aspetto? Della Luna nel Sagittario che lo rendeva "frivolo", un po' superficiale e infantile. Era sincero quando insegnava alla figlia  che l'onore viene avanti a tutto, era sincero quando razzolava a modo suo senza farsi venire sensi di colpa. Stando al suo quadro è praticamente impossibile che abbia fatto promesse d'eternità alle sue conquiste, era un uomo in regola con l'idea del matrimonio della maggior parte degli uomini del suo tempo (o forse ancora?). Sposatissimo, ma se ci stavano, perché non approfittare? Del resto, se stava bene alla moglie, perché dovrei lamentarmi io che, lo confesso, sono un po' delusa?
Era nato dotato di molta fortuna e questa si è manifestata anche nella scelta dell'attività artistica. Infatti, questo gli ha permesso di recitare tanti ruoli scaricando costruttivamente  la latente schizofrenia.